Lucia Annunziata e le scelte incomprese di Huffington Post

Lucia Annunziata e le scelte incomprese di Huffington Post

Illustri Manager Digitali, la scorsa settimana è imperversato in ogni declinazione possibile il tema di tendenza riguardante la nomina di Lucia Annunziata a direttore dell’Huffington Post a partire dal mese di settembre prossimo venturo.

Appena il Gruppo Editoriale L’Espresso, all’interno del quale si inserirà la versione italiana dell’Huffington Post, ne ha dato la notizia, sono esplosi su Twitter una quantità di commenti non proprio entusiasti sulla scelta.

D’altronde la Comunità Italiana di Twitter attendeva con ansia questa nomina, elaborando teorie degne di quelle dei vaticanologi quando si attende la fumata bianca.

Si erano avanzati nei mesi vari nomi, fondamentalmente tutti riassumibili con la seguente figura professionale: Top Blogger, col tesserino da giornalista, quaranta cinquantenne, esperto in tematiche geek.

Peraltro conoscendo bene la versione americana dell’Huffington Post di fronte alla rosa dei papabili non facevo che chiedermi: ma cosa accidenti c’entra sto tizio con la creatura di Arianna Huffington?

Dopo di ché qualche insider fa passare la notizia secondo cui il Direttorissimo dell’Huffington Post sarà donna… E allora non so perché di botto le quotazioni dei bookmaker digitali si concentrano tutte su Lilli Gruber e Concita De Gregorio.

Così nello stupore più generale il giorno 9 maggio La Repubblica annuncia “Lucia Annunziata direttore di Huffington Post Italia”, deliziandoci peraltro con una improbabile traduzione come “cura dei contenuti” dell’anglosassone “content curation”, che ha fatto sbellicare dalle risate gli addetti ai lavori.

Ovviamente si scatena la solita gara a postare ai propri followers i link riguardanti la notizia, che nel frattempo iniziano a moltiplicarsi in Rete.

Prendendo spunto dall’imitazione caustica che ne fa’ Sabina Guzzanti in “Un due tre Stella” di La 7, immediatamente si scatena un tormentone di sgrammaticate pseudo esternazioni di Lucia Annunziata, raccolte in questo articolo della Redazione di Liquida: “Lucia Annunziata alla guida dell’HuffPo, Twitter se la ride”.

Nella gara a chi elaborava la battuta più divertente ci si mettono anche due decani del giornalismo digitale italiano come Gianluca Neri e Luca Sofri… Il primo, postando una battutaccia sullo strabismo dell’Annunziata, il secondo retwittandola, ispirano un gustoso articolo di Guia Soncini dal titolo “Lucia Annunziata e il cabaret (quello delle barzellette, non quello delle paste) dei maschi di sinistra”. L’articolo smuove le coscienze dell’altra metà del cielo digitale, che prende a diffondere abbondantemente in Rete questa guerra dei sessi 2.0.

Finito il siparietto dei cabarettisti digitali i scatena quindi una tormenta di commenti negativi e seri sulla vicenda.

Le domande che ansiosamente ponevano più o meno esplicitamente i cybernauti sembravano senza risposta: Perché una giornalista alla guida del “blog più influente del mondo”? Perché una personalità famosa per la propria faziosità? Perché un giornalista che non si è mai occupato di digitale? Perché per forza una donna?

Mi sembra il caso di fornire in questa sede qualche umile spunto di riflessione…

L’HuffPo è un blog?

Innanzitutto chiariamoci: contrariamente a quanto erroneamente riportato dall’edizione italiana di Wikipedia, HuffPo non “è un blog statunitense fondato nel 2005 da Arianna Huffington” e come tipo di sito non è certamente ascrivibile a “blog”. Come capirebbe anche un bambino delle Elementari degnandosi di fare un giro sul sito (cosa che penso abbiano fatto ben pochi dei commentatori in questi giorni): The Huffington Post è un quotidiano online, privo di un omologo cartaceo che riporta notizie e (soprattutto) opinioni, ospitando (tra l’altro) anche numerosi blog.

Se The Huffington Post è un blog lo sarebbero anche il Post, Linkiesta, questo stesso sito e compagnia. Siamo seri.

Ergo questa specializzazione in materia di blog del futuro Direttore non la comprendo moltissimo.

Peraltro il comparto che ha dato in passato maggiori gatte da pelare a Arianna Huffington è stato proprio quello dei blog. Magari la cosa è poco nota qui da noi ma HuffPo è stato portato in tribunale da una class action (un’azione giudiziaria collettiva) da parte di circa 9.000 blogger volontari e non retribuiti che volevano oltre cento milioni di dollari di danni. Peraltro a causa dello scarso controllo che applicavano sui sopra citati migliaia di blogger le poche decine di impiegati dell’HuffPo, lo stesso è stato oggetto di una lunga campagna d’opinione riguardo il fatto che al suo interno venissero avallate in ambito medico teorie di pseudoscienza.

Insomma HuffPo ha costruito le sue fortune sulla comunità di blogger che si raduna attorno al sito, ma non si può certo qualificare come un blog collettivo. Dinamiche ed elementi dimensionali sono assolutamente differenti.

Perché una personalità “faziosa”?

Perché questa favola del giornalismo “obiettivo” vive solo in Italia. Volete notizie obiettive: leggete i lanci di agenzia. Un giornalista che nel dare una notizia non la interpreta, non la “informa”, non l’arricchisce con la propria visione del mondo, fa un lavoro davvero povero.

Tutti i giornali sono faziosi, specie quando si parla di politica.

L’HuffPo non fa eccezione, è un giornale di chiaro stampo liberal (di sinistra diremmo in Italia), che si vanta di ospitare articoli scritti di proprio pugno da Barack Obama, Hillary Clinton e Nancy Pelosi.

Gli esponenti del Partito Repubblicano, peraltro, hanno pesantemente attaccato negli anni passati HuffPo per le proprie posizioni esageratamente sbilanciate a favore della visione dei Democratici.

La scelta di una giornalista politicamente schierata e impegnata si limita a confermare una linea editoriale, tutto qui.

Perché non è un geek?

Il cordoglio di chi voleva Riccardo Luna et similia alla conduzione dell’HuffPo mi ha fatto seriamente interrogare sul fatto se le persone prima di mettersi davanti al monitor si informino realmente.

Basterebbe un’occhiata sulla homepage, non dico molto.

HuffPo è un giornale che da moltissimo risalto a notizie di politica e di economia. Se trovate un articolo che parla di digitale lo trovate condito di analisi sul titolo, valutazioni delle Offerte Pubbliche di Acquisto, considerazioni sul tableau de bord.

Francamente ai lettori dell’HuffPo non interessa molto sapere della felpa di Mark Zuckerberg, o se è più forte iOS o Android (versione moderna dell’amletico dubbio “è più forte Hulk o la Cosa?”)… Vogliono essere informati del digitale nella misura in cui questo è luogo di lotta politica ed economica.

Stupiti che la scelta sia ricaduta su un giornalista esperto di politica?

Mi sembra anche qui un’ulteriore espressione di coerenza editoriale. Anzi mi auguro che l’edizione italiana di HuffPo inizi a donare alla cultura digitale il giusto ruolo imprenditoriale che essa ricopre. Come detto in precedenza se leggo altra filosofia o metafisica sul digitale potrei morirne.

Perchè una giornalista donna?

Domanda banalissima, che merita una risposta altrettanto banale: perché Arianna Huffington è una giornalista donna.

In primis da sempre le redazioni dei giornali sono condotte da decani della professione. Non capisco perché mai una testata online dovrebbe fare eccezione. Peraltro la quasi totalità dei Top Blogger italiani possiedono tutti il tesserino da giornalista e “usano” la forma del blog come modalità espressiva.

Francamente gli unici due topblogger di successo che mi vengono in mente e che non sono iscritti all’Ordine dei Giornalisti, sono Beppe Grillo e Chiara Ferragni… ma credo abbiano altri impegni.

In secundis sulle scelte di genere sessuale, la risposta è semplicissima: Arianna Huffington sceglie quasi sempre Direttori donna. Come lucidamente indicato da Myself, Arianna Huffington ha scelto Direttori donna nelle proprie edizioni francesi, britanniche, canadesi e spagnole. Non penso che la cosa sia dovuta a una forma di sciovinismo, di femminismo o di imprinting. Immagino che molto semplicemente creda nella leadership femminile, che specie in ambiti creativi può dare buoni frutti.

Concludendo, illustri Manager Digitali, siamo di fronte all’ennesimo flame innescato dalla mancata conoscenza dell’argomento di cui si discetta. La nomina di Lucia Annunziata è sotto ogni punto di vista possibile e immaginabile in perfetta coerenza con la linea editoriale perseguita da Arianna Huffington. Come al solito quando parliamo di qualche testata online americana si prende a commentare come nella Caverna di Platone, osservando ombre di fenomeni.

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