Mobile Payment: agli italiani piace

Il 90% degli smartphone user in Italia conosce il Mobile Payments e il 41% l’ha usato negli ultimi 6 mesi

TNS, istituto di ricerca leader nel mondo, ha presentato a Milano, presso il “Prepaid Summit: Europe 2011”, i risultati di un’indagine esclusiva effettuata in partnership con VRL, organizzatore dell’evento, sul Mobile Payment, per indagare il livello di conoscenza ed utilizzo attuale, la percezione e le attitudini dell’utente

Lo studio ha analizzato i comportamenti di 600 utilizzatori italiani di telefoni cellulari “smartphone” (telefono che, oltre a possedere funzioni avanzate, può anche navigare in internet, inviare/ricevere e-mail, gestire l’agenda, sincronizzarsi al computer, usare programmi del pacchetto MS Office). Il campione intervistato, utenti smartphone 18-65 anni, rappresentativo dell’universo italiano “smartphone users”, ha evidenziato un elevato livello di coinvolgimento e conoscenza delle nuove opportunità di pagamento anche se emergono ancora remore e barriere all’utilizzo.

Le diverse modalità attualmente disponibili sembrano essere conosciute (il 90% degli intervistati – conosce il Mobile Payment) ed utilizzate (41%) negli ultimi 6 mesi. In particolare, gli SMS (63% e 19% rispettivamente), la connessione internet (77% e 20%), la prossimità (20% – nessun utilizzo effettuato). La percezione per il consumatore è univoca, anche per tecnologie/modalità molto differenti fra loro. Per il cliente, si tratta sempre di mobile payment.

Qual è stato l’utilizzo? Gli intervistati dichiarano di aver acquistato mediamente più di 3 prodotti/servizi negli ultimi 6 mesi, pagandoli via mobile. Fra questi, le ricariche per cellulare (25%), biglietti per trasporti-treni/voli (15%) download di giochi (12%), suonerie, musica, video, parcheggi, bollette di utenze biglietti per eventi/concerti (10%), informazione (8%).

Tali transazioni sono state addebitate fondamentalmente su carta prepagata (38%), a conferma della presenza di remore per la sicurezza della transazione stessa, su conto corrente o carta di credito (31%), su credito del telco provider (25%). Per quanto riguarda le remore, i non utilizzatori hanno evidenziato una percezione ancora elevata di rischi legati alla sicurezza e al device stesso (50%), oltre alla necessità di maggior informazione e rassicurazione (35%).

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Per il futuro, gli intervistati prefigurano ottime opportunità: il 13% dichiara che lo utilizzerebbe per qualunque acquisto, il 71% per “qualcosa” (parcheggio, autostrada, benzina, biglietti vari, multe/bollette, negozi, taxi, hotel/ristoranti, perfino servizi). Solo un 16% sembra non essere interessato all’utilizzo.

Gli operatori che il consumatore si immagina di vedere coinvolti in quest’area sono fondamentalmente i cicuiti di carte (54%), le banche (44%), ma anche Poste Italiane (43%) ed i telco provider (38%).

E come viene percepito dal consumatore il mobile payment rispetto alle altre modalità di pagamento? Gli intervistati pensano che lo utilizzeranno insieme ad altre modalità, ma il 42% dichiara che se ne servirà al posto del contante.

Per quanto riguarda attitudini e comportamenti, l’analisi ha evidenziato tre grandi gruppi: early adopters (41%), followers (47%) e rejectors (12%). Conoscerli è importante per impostare il posizionamento e la strategia di comunicazione dei servizi da proporre loro.

Abbiamo visto infatti, che il ruolo della comunicazione sarà indispensabile per rimuovere dubbi e perplessità legati alla sicurezza, alle modalità di utilizzo, al controllo delle spese effettuate.

Ma chi saranno gli early adopters? “Un grosso gruppo, costituito da coloro che hanno già pagato via mobile. Si caratterizza in due cluster simili – ci ha spiegato Stefano Carlin, Direttore del Business, TNS Italia” : Entusiasti (20%) e Insicuri (21%). Soprattutto 35-44enni, i primi, hanno già fatto acquisti via mobile (70% di loro ha attivato 4-5 transazione negli ultimi 6 mesi). Always-on, sono i “future shapers”, fan del mobile banking in ogni sua forma, non possono vivere senza internet ed addebitano prevalentemente tali esborsi sulla loro carta di credito. I secondi, invece, sono caratterizzati da un senso di insicurezza che pervade comunque i loro comportanti, attuali e futuri. Hanno infatti già utilizzato il m-payment, fondamentalmente per micro-pagamenti (il 48% ha effettuato 4 transazioni negli ultimi 6 mesi). Hanno ancora dubbi sulla sicurezza, ma una volta rassicurati, potrebbero utilizzare ampiamente la nuova modalità. Utilizzano internet per la loro vita sociale, per restare connessi sempre e dovunque e le loro insicurezze sono confermate dall’addebito del pagamento su parte prepagate. Sono prevalentemente uomini e vivono al Sud”.

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Ha concluso Carlin: “Gli utenti di smartphone sono pronti, tecnologicamente e mentalmente. Hanno ancora bisogno di molta informazione, ma nella realtà siamo già tutti molto “attrezzati”. Il ruolo dei provider sarà quindi basato sulla predisposizione di standard di sicurezza elevati, ed in questo circuiti di carte e banche sono sicuramente categorie già oggi ben considerate, da parte del pubblico, e di piani di comunicazione molto precisi. Si dovrà dare priorità a comunicazioni informative, didattiche e rassicuranti, che permettano all’utente di razionalizzare un’idea mentale affidabile del servizio, in modo da poter liberare il potenziale di opportunità oggi già presente.”