Virtualizzazione Open Source? Ne vale la pena!

A cura di Gianni Anguilletti, Country Manager di Red Hat Italia

Nella corsa alla virtualizzazione in ambito enterprise, l’open source è probabilmente partito più tardi, ma lo sviluppo meticoloso e attento di questa tecnologia ha portato a strumenti di ottima qualità.

Non solo la virtualizzazione open source oggi è enterprise-ready, ma offre addirittura maggiore risparmio e flessibilità rispetto alle alternative proprietarie.

La virtualizzazione è uno dei temi più discussi nel panorama IT contemporaneo: è passata da essere uno dei maggiori trend tecnologici degli ultimi anni a una delle quattro tecnologie chiave che possono portare l’IT al servizio del business.

Riconoscendo i suoi benefici potenziali, oggi numerose imprese stanno implementando o pianificano progetti di virtualizzazione.

La virtualizzazione offre vantaggi significativi, fra i quali una significativa riduzione dei costi hardware ed energetici, un’infrastruttura più affidabile e attività IT più efficienti.

Se molte imprese stanno perseguendo la strada della virtualizzazione, altre ne hanno posticipato l’implementazione a causa di dubbi sulla tecnologia e i costi.

E se la virtualizzazione è stato un grande successo nelle sue versioni proprietarie, l’unione fra la virtualizzazione e l’open source promette vantaggi che vanno ben oltre i livelli raggiunti finora.

Che cos’è la virtualizzazione?

La virtualizzazione introduce una nuova relazione fra hardware e software. In passato esistevano limitazioni fra le risorse hardware e i programmi software in grado di accedere a tali risorse.

Per esempio, le risorse hardware di un server – processore, memoria, storage e connettività – erano tipicamente disponibili solo per il sistema operativo installato su quello specifico hardware.

E i sistemi operativi erano tradizionalmente scritti con il presupposto che solo un’istanza di sistema operativo avrebbe avuto accesso a quelle risorse.

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Oggi, la virtualizzazione ha spezzato questa relazione esclusiva fra hardware e software permettendo di eseguire più sistemi operativi all’interno di un’unica macchina fisica.

Tradizionalmente firewall e mail server richiedevano due macchine fisiche distinte. Ma oggi che la potenza di calcolo disponibile è sempre maggiore e più economica, alcune macchine si trovano a utilizzare non più del 10% del proprio potenziale, con un enorme spreco di capacità.

La virtualizzazione rende possibile l’accesso all’hardware da parte di più sistemi operativi, garantendo ad ognuno di essi di comportarsi come se fosse l’unico ad aver accesso alla risorsa. Come? Inserendo uno strato di software fra l’hardware host e i sistemi operativi guest.

La virtualizzazione permette così di passare dalla classica architettura di data center definibile “un’applicazione – un server” ad un ambiente più articolato, dove cinque o dieci server virtuali sono attivi su un unico server fisico.

Perché l’open source?

La tecnologia di virtualizzazione offre notevoli vantaggi in termini di flessibilità operativa, velocità di installazione, performance e disponibilità. Permette agli IT manager di offrire di più ai propri clienti controllando, al tempo stesso, i costi. E nuovi ed originali utilizzi degli ambienti virtuali vengono sviluppati ogni giorno.

Con la virtualizzazione di Red Hat, le risorse di calcolo e di dati – server e storage – vengono raggruppate logicamente in un unico pool. I server e lo storage virtuali possono così essere allocati dinamicamente, in pochi secondi, in funzione delle esigenze di business.

Con la virtualizzazione open source è possibile fare praticamente tutto ciò che offrono i prodotti commerciali, con alcuni vantaggi aggiuntivi. Le aziende odierne stanno cercando efficienza operativa senza compromessi sulla qualità delle soluzioni.

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Nelle discussioni con gli analisti del settore, abbiamo registrato una crescita nelle soluzioni di virtualizzazione open source presenti nei data center aziendali.

L’open source è quindi una strada assolutamente perseguibile, in particolare quando si tratta di un’offerta integrata, ottimizzata, certificata e supportata da un consolidato leader del settore come Red Hat.

Anche il fatto che i prodotti open source vengano costantemente migliorati, offrendo un’eccezionale qualità, può aiutare le aziende a fare la differenza.

Il gran numero di sviluppatori che lavora alla virtualizzazione open source non solo ha permesso a quest’ultima di raggiungere la virtualizzazione proprietaria, ma la sta superando in funzionalità e performance, e a costi inferiori. La virtualizzazione open source è senza dubbio una tecnologia che ha dato prova di sé.

Dato che diverse organizzazioni utilizzano da cinque a dieci macchine virtuali per server fisico, è chiaro che i risparmi in investimenti di capitali offerti da questa tecnologia possono essere davvero significativi.

Oltre ai risparmi legati alle risorse hardware, la virtualizzazione può aiutare ad evitare un altro problema: la saturazione dei data center.

Con il continuo spostamento verso processi di business digitalizzati, numerose aziende hanno raggiunto la capienza massima dei propri data center. Utilizzando la virtualizzazione per ridurre il numero totale di macchine, le aziende possono evitare l’espansione dei propri data center, che comporterebbe spese rilevanti.

Inoltre occorre ricordare che ogni macchina presente in un data center – utilizzata al 10% oppure al 70%, che è il tipico tasso post-virtualizzazione – assorbe energia e richiede un sistema di raffreddamento. Con i recenti aumenti del costo dell’elettricità e del numero di macchine in ogni data center, i costi energetici sono diventati un problema.

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Dato che la virtualizzazione offre la possibilità di ridurre il numero complessivo di macchine nei data center, risulta chiaro come sia la soluzione ideale per far fronte al problema dei costi energetici. Diverse organizzazioni hanno registrato un risparmio energetico, anche superiore al 20%, dopo essere passate alla virtualizzazione

Utilizzando alcune delle più avanzate funzionalità della virtualizzazione, quali il failover e il load balancing, le aziende possono ottenere un’infrastruttura IT più solida.

Invece di subire per alcune ore il blocco di applicazioni chiave, a causa del crash di un sistema, la virtualizzazione consente di avviare una seconda macchina virtuale in pochi secondi, riducendo significativamente il tempo di inattività.

Inoltre, la capacità di creare nuove istanze di macchine virtuali molto velocemente permette alle aziende di rispondere al meglio alle diverse esigenze di business.

La virtualizzazione offre ormai una serie di vantaggi troppo importanti per essere ignorati, in particolare in un periodo economicamente difficile in cui i costi operativi subiscono significativi tagli.

Se a questo aggiungiamo i benefici tipici dell’open source, la virtualizzazione diventa ancora più interessante ed assolutamente meritevole di essere considerata come una delle iniziative di innovazione tecnologica da implementare più urgentemente da parte delle aziende.