E-Health, big data e cloud computing. Quali opportunità?

Nell’eterno sforzo volto a conciliare contenimento della spesa pubblica e innovazione, avendo in mente l’obiettivo di assicurare servizi più efficienti e moderni, i nuovi paradigmi informatici possono dare un valido contributo.

di Luca de Piano

 

E-Health,big data e cloud computing Quali opportunità?Notoriamente, quello della Sanità rimane uno dei settori più delicati e importanti a livello di intera pubblica amministrazione e rappresenta tuttora un ambito rilevante degli investimenti in ICT. A dispetto delle contrazioni degli ultimi anni, dovute al periodo di crisi e di conseguente riduzione della spesa pubblica, gli investimenti ICT dedicati alla Sanità hanno superato il miliardo di euro annuale, come riportato anche dall’Osservatorio ICT nella Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, che rilevava come nel 2012 il totale degli investimenti fosse pari a 1,23 miliardi di euro.

Dopotutto, le leve tecnologiche per migliorare sempre più la digitalizzazione della Sanità sono molteplici, e anche i nuovi paradigmi del cloud computing e dei big data, con il corollario degli Analytics, si stanno affacciando alla ribalta dell’e-Health. Per esempio, per quanto riguarda il cloud, l’Osservatorio del Politecnico faceva notare nel 2013 che nel corso dell’anno precedente il 28% delle strutture sanitarie aveva avviato progetti di cloud computing, con una spesa totale di 10 milioni di euro, e prevedeva per il 2013 incrementi di budget nell’ordine dell’8,9%, contro un 3,4% associato alle più mature tecnologie di virtualizzazione. A sentire le aziende interpellate da Data Manager, sembrerebbe proprio che la Sanità stia proseguendo il proprio cammino verso una maggiore efficienza generale, puntando anche sui nuovi paradigmi informatici delle architetture distribuite on cloud e delle soluzioni per i big data. Le nuove architetture permettono di comporre un menu di servizi di qualità nel quale si parla di cartella clinica elettronica, fascicolo sanitario unico, assistenza a distanza, dematerializzazione dei documenti, soluzioni per la gestione informatizzata dei farmaci, servizi digitali al cittadino, mobile health, banche dati sanitarie, e molto altro ancora.

 

Tra cloud e analytics

Senza anticipare troppo le opinioni dei top manager interpellati da Data Manager, va osservato che si nota una fiducia sul fatto che i nuovi paradigmi rendano possibile conciliare contenimento della spesa e innovazione, soprattutto per quanto riguarda il cloud computing. In particolare, si fa notare da più parti, le soluzioni IT tradizionali non garantiscono gli stessi livelli di scalabilità e flessibilità del cloud, grazie al quale la spesa per l’hardware e per lo storage può essere significativamente ridotta. E vi sono numerosi esempi in cui a costi minori si accompagnano servizi rapidi ed efficienti, cioè, in sostanza, un maggiore valore per i cittadini. Ma anche i big data e gli analytics non stanno a guardare: per esempio, raccogliendo i dati giusti e utilizzando i sistemi avanzati di analytics, il sistema sanitario potrebbe prevedere quando un paziente con patologie croniche rischia di ammalarsi e di essere ricoverato in ospedale, potendo così intervenire prima che questo accada.

 

Il computing cognitivo

Secondo Fabrizio Saltalippi, Regional Government, Healthcare & Public Italia di IBM Italia (www.ibm.it), «se guardiamo alla Sanità nel suo complesso, sicuramente la risorsa più importante è la grande mole di dati che vengono accumulati in forma digitale ogni anno dalle diverse strutture ed enti di ricerca presenti sul territorio. Si tratta di un patrimonio straordinario che deve essere valorizzato, mettendo a disposizione dei cittadini le best practice presenti nei diversi centri di eccellenza e consentendo cure più efficaci senza il disagio degli spostamenti e dei costi connessi. E in questa ottica, il cloud e le risorse ad assetto variabile giocano un ruolo determinante». Ma non solo: sempre secondo IBM, «l’uso sempre più diffuso delle tecnologie cloud può dare un impulso decisivo alla razionalizzazione della spesa, consentendo l’aggregazione dei data center e la creazione di servizi condivisi che possono essere utilizzati da più enti in modo da liberare risorse da investire nelle aree più strategiche e innovative». Si tratta di un processo di trasformazione che può essere vissuto come un momento di discontinuità ma anche come una grande opportunità. Per IBM, prosegue Saltalippi, «la sfida e l’opportunità si chiama Cognitive Computing, mentre l’emblema che lo rappresenta è il progetto Watson: dalla sfida vincente ai campioni di Jeopardy siamo passati a creare una divisione di duemila persone con più di un miliardo di dollari di investimento, con l’obiettivo dichiarato di fare la differenza in molte aree, in primis quella della Sanità». Nelle intenzioni di Big Blue, Watson sarà fruibile anche in cloud attraverso app che potranno aiutare il medico in una diagnosi clinica complessa, verso una medicina basata sulle evidenze e sull’appropriatezza delle cure, bilanciando efficacia e costi. «In Italia, siamo orgogliosi di avere anticipato i tempi grazie al progetto con l’Istituto Nazionale dei Tumori, progetto da cui è stata sviluppata una piattaforma tecnologica per l’analisi dei dati e il supporto alle decisioni dei medici, che consente un’analisi retrospettiva dei percorsi terapeutici già effettuati confrontandoli con le linee guida e le decisioni prese in casi simili. Quasi banale a dirsi che, per un progetto innovativo come questo, la piattaforma è utilizzata in modalità cloud presso il nostro centro di ricerca di Haifa in Israele» – conclude Saltalippi.

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L’accento sui Big data

L’approccio di Fujitsu (www.fujitsu.com/it) nello sviluppo delle proprie soluzioni e servizi è volto a favorire la realizzazione di una “human centric intelligent society” nella quale l’ICT sia sempre più integrata nella vita di tutti i giorni. «Nell’ambito dell’Healthcare, Fujitsu può contribuire sia con un approccio cloud oriented sia con le nuove frontiere dei big data» – spiega Federico Riboldi, business program manager marketing di Fujitsu Italia. Per quanto riguarda il cloud, pubblico, privato oppure ibrido grazie anche alla Fujitsu Cloud Integration Platform, Fujitsu permette di realizzare sistemi performanti abbattendo molte delle barriere economiche che finora costituivano un ostacolo. «Per esempio, si può pensare alla realizzazione di un data center creando un cloud tramite il quale affittare servizi alle diverse entità, come le Asl, con numerosi vantaggi in termini di costi e di efficienza generale del sistema» – prosegue Riboldi.

Nel caso dei big data, si può invece pensare allo sviluppo di tecnologie intelligenti che permettano di analizzare ed estrarre dati utili da un’ampia varietà di sorgenti, realizzando modelli di monitoraggio continuativo per la prevenzione e l’abbattimento dei costi delle cure. Un esempio di uso intelligente delle tecnologie di analisi dei big data è quello relativo alla realizzazione di un sistema di raccolta e analisi mediche per ottenere una procedura di previsione di rischio di diabete con alto grado di accuratezza: il programma prevede che un gruppo di volontari si sottoponga a un insieme di visite mediche per raccogliere dati che verranno integrati con quelli rilevati da altri dispositivi portatili, tra cui gli smartphone, per poter correlare parametri clinici rilevati in situazioni quotidiane (battito cardiaco, temperatura..) con parametri ambientali e i dati clinici rilevati durante le visite mediche di controllo.

 

L’importanza dei dati

Anche Lilia Bounab, Healthcare sales manager Europe di Datalogic ADC (www.datalogic.com), punta l’attenzione sui dati: «Con i nuovi paradigmi, il vantaggio principale sarà quello di avere un accesso immediato ai dati del paziente, che permetterà di avere subito a disposizione tutte le informazioni a lui correlate, ma anche di confrontarle con i dati di altre persone, per comprendere come si potrebbe – o dovrebbe – intervenire per migliorare la sua salute». Secondo Lilia Bounab, si tratta di una potenzialità quasi illimitata, in quanto «raccogliendo i dati giusti e utilizzando sofisticati sistemi di Analytics, il nostro sistema sanitario potrebbe essere in grado di prevedere quando un paziente con patologie croniche rischia di ammalarsi e di essere ricoverato in ospedale, potendo così intervenire prima ancora che questo accada. Il tutto farebbe risparmiare diversi milioni di euro e soprattutto permetterebbe di migliorare la cura del paziente: ci sono già diversi progetti pilota in Europa e negli Stati Uniti che stanno provando questo nuovo approccio. Sarà possibile gestire meglio un Pronto Soccorso sovraffollato e garantire un soggiorno più confortevole in ospedale al paziente, perché il tutto sarà ben pianificato».

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Guardando invece alla possibilità di conciliare contenimento della spesa e innovazione grazie all’utilizzo dei nuovi paradigmi, secondo Lilia Bounab bisogna procedere a importanti investimenti all’inizio. È necessario essere in grado di garantire la sicurezza e riservatezza dei dati del paziente, nonché implementare potenti sistemi di analisi. Questo porterà alla raccolta di una quantità enorme di dati, che però, ancora una volta, risulteranno inutili se non vengono gestiti come preziose informazioni da analizzare. Con i dispositivi Datalogic è possibile raccogliere in automatico i dati relativi alla permanenza di un paziente in ospedale, trasmetterli al sistema centrale e aggiornare in tempo reale la cartella clinica elettronica. La registrazione di ogni evento avvenuto durante il ricovero permette infatti di migliorare i dati relativi al paziente e alla sua sicurezza».

 

Condividere le informazioni

«La Commissione europea e il settore sanitario riconoscono l’importanza del ruolo della tecnologia per incrementare i livelli di servizio grazie a una migliore condivisione delle informazioni» – afferma Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia (www.ricoh.it). «Da una ricerca commissionata da Ricoh a Coleman Parkes Research emerge come l’81% delle aziende del settore sanitario sta investendo in nuove tecnologie, ma molte realtà (41%) non sono ancora riuscite a superare la sfida della condivisione dei crescenti volumi di dati da gestire, dati che provengono da un numero sempre maggiore di fonti». Però big data e cloud computing rappresentano due opportunità per migliorare questi aspetti, creando un ambiente integrato per la gestione delle informazioni mediche: «Le tecnologie per la gestione dei big data consentono di analizzare e incrociare enormi quantità di dati migliorando per esempio le attività di Ricerca e lo studio delle patologie. Anche l’introduzione del cloud computing comporta numerosi vantaggi in termini per esempio di riduzione dei costi per l’acquisto e la manutenzione delle tecnologie, maggiore agilità ed evoluzione verso la sanità digitale migliorando l’integrazione e la condivisione delle informazioni su tutto il territorio nazionale. Ci si aspetta che la Sanità utilizzi sempre più informazioni in formato elettronico e che il cloud svolga quindi un ruolo importante nella migrazione dal cartaceo al digitale. L’Istituto Italiano Privacy, in collaborazione con Federsanità ANCI, ha redatto il Manuale pratico su protezione dei dati e Cloud Computing nella Sanità che abbatte alcuni dei principali ostacoli, come per esempio la sicurezza dei dati, che ancora frenano il suo utilizzo. Questa iniziativa – conclude Oriani – favorirà la diffusione del cloud e la realizzazione della sanità digitale a cui tende la Comunità europea».

 

Anche il cuore è nel cloud

«Le tecnologie cloud possono senz’altro migliorare i servizi offerti dal settore sanitario: per esempio, le aziende sanitarie possono condividere informazioni, come risultati di analisi e cartelle cliniche, tra diverse sedi geografiche e ottimizzare quindi le spese. Inoltre, si possono ridurre gli spostamenti fisici del personale e aumentare notevolmente l’efficienza dei servizi offerti. Non dimentichiamo, infine, che un altro importante beneficio del cloud è la semplificazione» – spiega Michele Balbi, presidente di Teorema Group (www.teorema.net). Inoltre, contenere la spesa conciliando l’innovazione si può, in quanto l’adozione del cloud genera un buon ritorno di investimento e, in ogni caso, si tratta di una tecnologia decisamente meno onerosa rispetto al rinnovo totale dell’infrastruttura IT. «A questo proposito – racconta Balbi – un esempio di eccellenza può essere quello del reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Trieste, dove è stato avviato un progetto denominato TeleMedSystem, grazie al quale i pazienti cardiologici sono tenuti sotto controllo medico attraverso un servizio di telemedicina e teleassistenza. La soluzione, realizzata con tecnologia Microsoft e presentata nell’iniziativa CityNext, permette la comunicazione fra paziente e operatori sanitari, favorendo la continuità assistenziale, l’intensificazione del follow-up e il coinvolgimento attivo del paziente e dei suoi familiari. Le informazioni raccolte sono disponibili su cloud, in modo da poter essere utilizzate dal contact center e dal personale medico».

 

Uno sguardo Oltralpe

Andrea Corbani, chief strategic marketing director di NoemaLife (www.noemalife.com), società fondata a Bologna nel 1996, che opera nel mercato dell’informatica per la Sanità, fa sapere che da quando la società francese Medasys è entrata a far parte del Gruppo, la Francia è diventata per NoemaLife il secondo mercato di riferimento, dopo quello italiano. «Abbiamo così constatato che la maggior parte degli ospedali francesi utilizza l’IT per il governo del processo di cura» – dichiara Corbani. «In Italia invece il territorio è fortemente differenziato sia in termini di maturità dei sistemi regionali sia in riferimento alle soluzioni applicative adottate. Elemento interessante del modello francese, che va in direzione di un approccio cloud, è l’inclinazione a fornire soluzioni informatiche in modalità Software as a Service (SaaS), con contratti pluriennali, che consentono alle amministrazioni di investire in modo bilanciato, dilazionando i pagamenti in un arco di tempo dai cinque ai dieci anni». Secondo Corbani, nell’attuale contesto economico, questo orientamento al pay per use consentirebbe alle direzioni sanitarie di non effettuare investimenti impegnativi nei momenti di crisi, ma – al tempo stesso – di non rinunciare a qualità ed efficienza, distribuendo le spese lungo un arco di tempo ampio. «In Francia – spiega Corbani – sono operativi diversi progetti del Gruppo NoemaLife in modalità SaaS: ricordiamo il progetto Picarsis, (che sta per Picardie Système d’Information de santé), che gestisce in modo integrato una rete di 12 ospedali e quattromila posti letto, e il progetto Centre Hospitalier Regional Universitaire di Montpellier, che fornisce supporto a sette ospedali con tremila posti letto».

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La parola alla Regione Lombardia

«Oggi, la vera sfida per i sistemi sanitari è migliorare il servizio senza comprometterne la sostenibilità» –  dichiara Antonio Barone di Lombardia Informatica (www.lispa.it). Secondo il manager, la cui carica precisa viene recitata come “dirigente funzione di staff strategia e program management direzione SISS (Sistema Informativo Socio Sanità e Carta Regionale dei Servizi)”, la chiave del successo sta nel cambiamento di paradigma organizzativo che vede nella «territorializzazione dell’assistenza la strategia implementativa». Sempre secondo Barone, «spostare il baricentro sul territorio comporta la necessità di trasferire il mindset del sistema dalle singole prestazioni al continuum di tali prestazioni all’interno di un piano di assistenza individuale rispetto al quale un team di professionisti opera all’interno di una reale presa in carico della domanda di salute. In questo contesto, è evidente che la raccolta, l’integrazione e l’organizzazione di grandi moli di dati e il successivo utilizzo per le varie finalità all’interno del sistema è una delle precondizioni perché tali scenari organizzativi possano sussistere, e in tal senso le tecnologie in oggetto risultano realmente strategiche per l’e-Health».

Conciliare contenimento della spesa e innovazione grazie all’utilizzo dei nuovi paradigmi è possibile. Anche perché – avverte Barone – «se così non fosse, non sarebbe innovazione: il tema è innovare il funzionamento del sistema sanitario e in questa prospettiva è imprescindibile innovare armonicamente il suo sistema informativo». L’esempio del Siss lombardo è illuminate, in quanto realizza un unico sistema informativo federando i sistemi locali con quello regionale e interfacciando i sistemi esterni alla regione. «Il Siss è pensato per seguire il cittadino nei suoi contatti con la rete dell’offerta, raccogliere dati centralmente, organizzarli e renderli disponibili per le finalità di tutela della salute e governo del sistema sanitario. In tal senso, le principali basi dati sono il Fascicolo Sanitario Elettronico e il data warehouse Siss. Tali sistemi in questo momento supportano tutti gli operatori del territorio nel definire e seguire il percorso di salute dei singoli pazienti e la Regione nella definizione delle scelte di programmazione che già oggi sono fondate su informazioni raramente disponibili in altri contesti. In tal senso – conclude Barone – i lavori in corso sulle nuove modalità di gestione della cronicità e il progetto CReG in particolare costituiscono un esempio di innovazione straordinaria che non sarebbe altrimenti possibile senza un siffatto supporto informatico».