Strategia per il futuro Smart city e piano energetico nazionale

Chief inspiration officer
idee per un mondo complicato

Roberto Vacca - Chief inspiration OfficerLa storia dei piani energetici nazionali fa il paio con quella dei piani industriali per lo sviluppo del Paese? Continuità negli investimenti e una visione di sistema per il futuro delle imprese

 

Dopo mezzo secolo di vuoto, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) è stata approvata. Lasciando da parte il fatto che un governo dimissionario, e in carica solo per l’ordinaria amministrazione, si è arrogato il diritto di completare un atto strategico, travalicando le proprie competenze e senza coinvolgere il Parlamento (ormai sciolto) – va rilevato che rispetto al testo originario proposto a ottobre, non mancano, nella versione definitiva, modifiche che tengono conto delle richieste avanzate dagli operatori di settore nella fase di consultazione pubblica sulla SEN. A cominciare dalla maggiore enfasi sulle traiettorie di decarbonizzazione post 2020 e dall’introduzione dell’analisi costi-benefici per quantificare gli impatti della Strategia stessa sui settori elettrico e del gas. Si propone l’aumento dei rendimenti ottenuto aumentando l’uso di pompe di calore, cogenerazione, teleriscaldamento e tele raffreddamento, coibentazioni, modernizzando centrali e generatori, sfruttando l’energia dei rifiuti.

La strategia nazionale dovrebbe condurre entro il 2020 a fornire da risorse rinnovabili più del 20% dell’energia totale. È l’obiettivo fissato dall’Unione Europea e appare ambizioso. Sarebbe opportuno analizzare la possibilità di raggiungerlo ricorrendo su larga scala all’impiego di fotovoltaico ad alto rendimento. La strategia mira ragionevolmente ad annullare gli incentivi. Andrebbero stimolati gli investimenti in ricerca e sviluppo in questa direzione. Il documento menziona spesso la necessità di intensificare ricerca e sviluppo, ma li considera come fattori per ridurre i costi delle rinnovabili. Lo sviluppo dei biocarburanti è discutibile: molti dei processi finora proposti sembrano poco sostenibili. Il documento discute ampiamente le prospettive di sviluppo del biometano di produzione nazionale. Ritengo che sarebbe opportuno, invece, promuovere un ricorso massiccio a strutture di car sharing che evitino la congestione dovuta al fatto che la maggior parte delle auto urbane è in sosta e inducano a evitare spostamenti inessenziali. Viene considerata anche l’eventualità di una ripresa del nucleare, dopo aver conseguito notevoli progressi nella sicurezza e nella struttura di gestione e controllo. Queste considerazioni appaiono poco realistiche, almeno per quanto concerne i reattori di terza generazione EPR (European Pressurized Reactor). La Electricité de France, infatti, ha rivisto recentemente il costo del primo reattore di questo tipo in corso di costruzione a Flamanville e ha determinato che è di 8,5 miliardi di euro, cioè di 6.250 euro/KW: nettamente non competitivo sia rispetto al termoelettrico, sia a eolico e solare. La strategia nazionale prevede, inoltre, di raddoppiare la produzione annuale di gas naturale (3,4 MTEP) e quella di petrolio (8 MTEP). Sono misure ragionevoli, ma andrebbero anche eseguite prospezioni a notevole profondità per individuare nuovi, abbondanti giacimenti di origine abiotica, dati come altamente probabili in base a esperienza internazionale. Questi avrebbero un impatto positivo sulla situazione energetica del Paese. Il documento ministeriale propone numerosissimi interventi e misure per la “decarbonizzazione”, cioè per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Tale posizione è allineata con quella prevalente in Europa di attribuire il riscaldamento globale a cause antropiche (soprattutto all’impiego di combustibili fossili, oltre che alla deforestazione). Le politiche industriali dovrebbero, quindi, mirare a ridurre il riscaldamento dell’atmosfera anticipato da certi modelli matematici sull’arco del prossimo secolo. Gli esperti, però, sono in profondo disaccordo sulla rilevanza dell’impatto antropico sul clima. Appare, quindi, opportuno rivedere la posizione citata onde raggiungere conclusioni più attendibili.

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ROBERTO VACCA

Classe 1927, laureato in ingegneria. A 24 anni costruiva grandi linee elettriche. Lavorò al primo computer scientifico in Italia dal 1955. Ha insegnato Calcolatori Elettronici, Ingegneria dei Sistemi, Gestione Globale della Qualità. Life Member Institute of Electrical and Electronics Engineers. Membro del Club di Roma (dimissionario nel 1982). Direttore generale e tecnico di un’azienda che costruiva sistemi elettronici di controllo (1962-1975). Dal 1975, consulente in: previsione tecnologica e ingegneria dei sistemi (trasporti, comunicazioni, energia). Divulga scienza e tecnica in radio, tv, giornali e riviste. Fra i suoi libri: Consigli a un giovane manager – Einaudi 1999, Patatrac, Crisi perché? Fino a quando – Garzanti 2009, Salvare il prossimo decennio – Garzanti 2011, La pillola del giorno prima – Transeuropa 2012.