GCHQ: Facebook e Twitter canali per i terroristi

GCHQ: Facebook e Twitter canali per i terroristi

Il nuovo presidente dell’intelligence britannica (GCHQ) accusa i social network di favorire il reclutamento da parte dei terroristi dell’Isis

I social network sono diventati i “centri di comando e controllo” peri terroristi. E’ questa l’accusa rivolta a queste piattaforme dal nuovo presidente del GCHQ, l’intelligence britannica protagonista con la NSA dello scandalo Datagate, Robert Hannigan. Il numero uno dell’agenzia UK afferma che Twitter e Facebook sono utilizzati dagli jihadisti dell’Isis per le loro campagne di reclutamento e quindi ha chiesto una maggiore collaborazione nella lotta al terrorismo da parte dei big della Silicon Valley. Secondo Hannigan, le piattaforme social e i colossi del web sono troppo restii a fornire informazioni sugli utenti ai servizi segreti.

Il web si difende: “Dopo il Datagate sono aumentate le richieste dei governi”

In Gran Bretagna e Stati Uniti, dove Facebook è entrato nell’occhio del ciclone a causa delle condivisioni dei video delle decapitazioni dell’Isis, sono in molti ad accusare i social network di favorire, o comunque non combattere abbastanza, la diffusione dei messaggi da parte degli jihadisti. I giganti del web si difendono sostenendo che fin troppo spesso le richieste di informazioni sugli utenti da parte dell’intelligence esulano dalle indagini sul terrorismo. Nel suo Trasparency Report Google, che in Spagna dovrà fronteggiare una tassazione maggiorata, afferma che le richieste da parte delle autorità governative sono aumentate del 150%. Twitter ha addirittura denunciato in tribunale l’Fbi per aver richiesto dati personali dei suoi clienti senza che ci fossero evidenti motivi di sicurezza.

E’ innegabile che lo scandalo Datagate, che ha portato Google ed Apple a prendere contromisure per la protezione della privacy, ha favorito indirettamente i terroristi. I social network temono che i dati dei propri utenti vengano utilizzati in modo improprio da parte dei governi e il Califfato, che opera la sua propaganda del terrore anche tramite riviste autoprodotte, approfitta della situazione per continuare le operazioni di reclutamento via web.

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