Exit di Seeweb dalla startup Docebo, il racconto del CEO Baldassarra

Stamattina il team di Docebo ha annunciato che il VC Klass Capital, a soli 4 mesi dal round di finanziamento da 3 milioni di Dollari con Docebo, ha deciso di rilevare le azioni Docebo detenute da Seeweb, stanziando ulteriore budget per operazioni di M&A.

Seeweb è stato il primo angel investor di Docebo, nonché la prima a credere nel suo progetto: infatti, Docebo si è appoggiata alla infrastruttura Seeweb Cloud per la transizione al nuovo modello di business basato su SaaS (Software as a Service).

Docebo conta oggi oltre 800 clienti B2B (fra cui Bloomberg Institute, Thomson Reuters, FreshBooks, Autodesk) distribuiti in 80 paesi del mondo. L’azienda, con sedi in Italia, Stati Uniti e Dubai, può vantare un prodotto localizzato in più di 30 lingue.

Abbiamo intervistato Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb.

Qual è la storia dell’investimento in Docebo?

E’ una storia nata per caso quando ancora esistevano i newsgroup (it.professioni.webmaster). Conobbi Claudio Erba che stava lavorando a un progetto che si chiamava “spaghettilearning”, era il 2006 se non ricordo male. Claudio aveva la stoffa, la testardaggine e quel minimo di presunzione che serve per fare l’imprenditore e su quel newsgroup nacque “l’idea”. Poco dopo eravamo dal notaio a sancire la nostra partecipazione e il nostro finanziamento che fu di 150K; il nostro obiettivo era farlo crescere e stabilire sinergie industriali. La cosa funzionò bene, in qualche anno (un paio) arrivammo a 1Ml di fatturato.

Perché hai deciso di uscire?

Docebo ha ormai un ottimo prodotto SaaS per l’e-learning, a mio giudizio il numero uno al mondo (e molti analisti l’hanno inserito nella top10 dell’e-learning). Tutto molto bello, ma il mercato interno è realmente “scadente”, piccolo, asfittico e anche poco “aperto” a soluzioni innovative provenienti da player innovativi, così l’anno scorso abbiamo aperto “Docebo Nord America”: risultati splendidi, gli americani e il Nord America non si è smentito, 800K$ in pochi mesi. A questo punto occorrevano nuovi capitali “indigeni” per un ulteriore “speed up”, li abbiamo trovati in Canada in Daniel Klass di Klass Capital. Persona efficace, concreta che ha investito in Docebo iniziando un processo di “americanizzazione” e di razionalizzazione dell’equity, qui è nata l’idea della exit. Il fine ci è piaciuto, la parte economica anche e abbiamo passato la mano.

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Investirai in altre startup?

Certo! Lo facciamo con continuità ormai almeno una volta l’anno. Il nostro obiettivo sono startup con le quali fare sinergia industriale sul fronte del cloud computing. Abbiamo Baasbox e Tophost a portafoglio e stiamo investendo in questi giorni su Majeeko e Voverc le ultime tre tutte accelerate da Luiss Enlabs e molto promettenti.

La vostra storia dimostra che non è solo fuffa il mondo delle startup, cosa ne pensi?

No, non è solo “fuffa”, come tutti i mondi occorre avere conoscenza del business e capacità di valutazione, ma questo avviene anche volendo scegliere un ristorante… Anzi sinceramente ci sono molte buone risorse che non dovremmo mandare perdute. I problemi attuali sono che il Paese non ha ancora capito che la startup richiede una “velocità” del tutto: dalla burocrazia, ai finanziatori alla domanda che  noi stentiamo a comprendere.