Tra networking e unicorni

Il make money non può essere più l’unica strategia dei VC. In un panorama di crescita e di rinnovamento, la nuova frontiera è la rete di relazioni

Chi dice che i venture capital (VC) siano solo orientati alla filosofia del “make money” dovrebbe ricredersi. Siamo sempre stati abituati a inquadrare i VC in un’ottica prettamente capitalistica, ma forse non è più sufficiente. Una strategia orientata al profitto va bene, ma se nel suo percorso non è guidata anche da un sapiente networking, non può pretendere di ambire a grandi risultati. Ma di cosa si tratta?

Le relazioni – ovvero – il cosiddetto networking sta guadagnando terreno anche nel mondo del capitale di rischio. Se ci fosse una lista dei “padrini” del social networking, il nome di Reid Hoffman sarebbe uno dei primi in elenco. Conoscete tutti LinkedIn, vero? Ecco, Hoffman è uno dei cofondatori del noto social network professionale, nonché uno dei primi investitori di Facebook quando questa valeva solo cinque milioni di dollari. Non è sorprendente pertanto il fatto che Hoffman stia cercando delle vie per realizzare una maggiore integrazione tra il mondo dei venture capital e quello dei social network. Greylock Partners, la società di cui Hoffman è un partner di investimento, ha recentemente lanciato una serie di eventi per promuovere il networking professionale nella Silicon Valley.

Rete di talenti

Si tratta di gruppi di persone in diversi settori tecnici come design, big data, ingegneria delle infrastrutture, crescita degli utenti, analisi dei dati e sicurezza della rete. Ogni Community dispone di una media di 40 persone, che si riuniscono a spese di Greylock.

La maggior parte dei membri delle comunità (accessibile solo su invito) è costituita da product manager, ingegneri ed esperti tecnologici di aziende in rapida crescita della Silicon Valley, tra cui Facebook, Google, Apple, Salesforce e Twitter. Solo il 30% di ogni gruppo dispone di un fondatore o dipendente di una società in cui Greylock ha investito. Ma perché iniziare proprio ora? Hoffman dice che la tempistica è stata influenzata dalla rapida crescita nell’ecosistema della Silicon Valley. «La Silicon Valley sta diventando una rete sempre più intensa» – ha dichiarato in un’intervista a Fortune. «Le community sono un modo per rendere più facile l’incontro tra i talenti e gli investitori».

Leggi anche:  CRIF investe in 5 start-up innovative nei settori Fintech, Insurtech e Agritech

Solo lo scorso anno, Greylock ha tenuto 26 eventi e quest’anno, l’azienda prevede di tenerne almeno 75. Gli eventi in questione hanno un tasso di risposta e di presenza più alto del 90% e contano di solito mille partecipanti attivi. Lia Napolitano, ex designer di Apple, che ha lavorato su Siri, è stata invitata come uno dei fondatori della comunità del design, mentre stava ancora lavorando alla Apple. è stato un modo per parlare di nuove sfide e nuovi progetti all’insegna della creatività e quando ha lasciato la compagnia, non ha avuto problemi a trovare nuovi contratti di lavoro.

Rete di relazioni

Per Greylock, la Community non è puramente un gioco di rete. L’azienda è anche il collegamento con i futuri imprenditori, che potrebbero creare la successiva impresa in cui investire.

«Io credo nelle reti, nelle relazioni» – ha detto Hoffman. «E penso che il prossimo passo nell’evoluzione del capitale di rischio sia creare networking all’interno dei VC». Hoffman è consapevole che la Silicon Valley stia attraversando un periodo di grande crescita. Il numero di aziende che si stanno creando e trasformando a livello globale non conosce precedenti nella storia. L’unico posto in cui si sta verificando una crescita simile è la Cina, dove – non c’è bisogno di dirlo – è stato fondato un VC dedicato esclusivamente a finanziare le startup unicorno. Si tratta dell’Unicorn Capital Partners che ha già raccolto 12 milioni di dollari per finanziare le aziende tecnologiche in Asia. Unicorn Capital Partners si concentra prevalentemente sugli investimenti e sulle partnership con i VC più consolidati e con quelli emergenti.

Leggi anche:  Libera impresa in libero Stato!

Anche nella Silicon Valley è stata registrata una crescita del numero di unicorni, soprattutto nel settore della tecnologia. L’incredibile aumento delle valutazioni delle startup potrebbe essere il segno di una bolla tecnologica incombente, forse speculare alla bolla delle Dot-com di fine degli anni 90.

Si potrebbe obiettare, ora, che la Silicon Valley potrebbe essere due o tre volte più grande di quanto non sia, ma a quale scopo? Forse le cose non cambierebbero molto. Secondo Hoffman gli unicorni possono fare la loro comparsa soltanto in un ambiente di scarsità e rarità. Un affollamento di unicorni renderebbe impossibile avvistarne uno. Hoffman è convinto che in questo momento siamo circondati da una generale euforia. Ovunque, si brinda a valutazioni di miliardi e miliardi di dollari, ma solo alcune di queste valutazioni corrispondono ad aziende effettivamente in grado di trasformarsi ed evolversi.

Capitali di rischio

Recentemente, diversi investitori – tra cui Bill Gurley di Benchmark e Sam Altman di Y Combinator – hanno espresso la loro preoccupazione per l’attuale stato di finanziamento del capitale di rischio. Gurley ha avvertito che «una completa assenza di paura» nella Silicon Valley ha già condotto le imprese di capitale di rischio ad assumere grossi rischi sul tech («Io credo che vedrete alcuni unicorni morti quest’anno»). Bisogna stare attenti a mantenere il giusto rigore nel processo di crescita delle startup selezionate. L’euforia iniziale non può tradursi in una generale incuranza riguardo l’investimento effettuato. Soltanto un’attività di monitoraggio costante può portare a ottenere exit di cospicua dimensione. Lo stesso processo selettivo deve adottare criteri più rigidi, in maniera tale da offrire opportunità di investimento soltanto a quelle aziende che abbiano il potenziale di cambiare il mondo.

Leggi anche:  Open innovation in Puglia: il Distretto Produttivo dell’Informatica a caccia di startup innovative

In tal senso, secondo Hoffman, un grande potenziale sarebbe da riconoscere ai bitcoin, in quanto tra una decina di anni ci potrebbero essere diverse criptomonete sulla cui struttura rimodellare anche il sistema economico. La grandezza dei bitcoin risiede nel loro software open-source, nella loro tecnologia che si può adattare a qualsivoglia servizio.

Scenario positivo

In ogni caso, nonostante le previsioni di potenziali bolle in avvicinamento, per ora si riscontrano nel settore del capitale di rischio ancora risultati positivi.

Secondo un’analisi di Fortune, i VC hanno investito più soldi nell’ultimo trimestre rispetto a qualsiasi altro periodo a partire dal 2007. I VC statunitensi hanno raccolto ben 10,3 miliardi di dollari per 74 fondi nel secondo trimestre del 2015, secondo i dati diffusi da Thomson Reuters e National Venture Capital Association. In pratica, si tratta del trimestre più forte per la raccolta di fondi da parte dei VC da prima della crisi finanziaria. Rispetto ai primi tre mesi del 2015, è stato registrato non solo un aumento del 39% del dollaro, ma anche un aumento del 10% del numero di fondi. Inoltre, è interessante notare che nel secondo trimestre del 2015 sono stati inclusi 31 fondi per la prima volta: il più alto numero registrato a partire dall’inizio del 2014.

Networking, relazioni, euforia e numeri elevati tracciano un panorama abbastanza positivo per i VC. Occorre – però – mantenersi vigili per non perdere l’occasione delle grandi exit. Gli unicorni non sono per tutti e solo i più attenti possono avvistarli.