Le sorti delle startup

Analisi dei processi decisionali e operativi dei venture capital nella selezione delle startup vincenti. L’analisi della personalità e del team contano più di qualsiasi cosa

Si sente parlare di venture capital solo e soltanto quando una startup da loro finanziata riesce a ottenere un’incredibile exit così da rimanere negli annali della storia dell’imprenditoria (anche se oggi sarebbe più appropriato dire nella top list delle app mobile o dei siti web con maggior numero di utenti e di accessi). In realtà, il momento in cui i venture capital assumono maggiore rilevanza non è alla fine del processo di investimento, bensì proprio all’inizio. E’ in questa fase che i venture capital non si limitano a essere un mero sfondo di background ma si comportano da protagonisti. Ed è altresì in quest’occasione che i VC si ritrovano a dover prendere le decisioni più importanti. Come fare per decidere quali startup siano in grado di offrire prodotti vincenti? Quando i venture capitalist valutano gli imprenditori in cerca di finanziamenti, cercano fondamentalmente due cose: un prodotto forte che ruoti intorno a una tecnologia dotata di grandi opportunità e un solido team di gestione. Quale dei due elementi sia più importante non è ancora stato chiarito.

La forza di gestione

All’inizio dei processi di finanziamento, almeno nella fase pre-seed ed early-stage, per molti venture capital, ciò che veramente conta è la presenza di un team solido ed efficiente. Perfino la migliore idea alla ricerca di mercati più redditizi non riuscirà da sola a superare le lacune di una leadership debole. D’altra parte, Arthur Rock, un leggendario investitore conosciuto per aver realizzato i primi round di investimento in Intel e Apple, ha sostenuto che «un grande team sarà sempre in grado di trovare una buona occasione, anche nel caso in cui debba fare un salto enorme dal mercato che attualmente occupa». Se la forza di gestione è il primo più importante fattore preso in considerazione nel processo di selezione di una startup, sarà necessario che i venture capital abbiano un quadro generale della personalità degli imprenditori.

Le regole del gioco

Ma cosa prendono veramente in considerazione i venture capital quando si ritrovano a dover decidere tra una quantità innumerevole di startup? La stragrande maggioranza del capitale di rischio va alle aziende fondate da uomini. E non si tratta di un’affermazione tipica da mero maschilista (quale non sono). Sono i dati a parlare. Secondo un’analisi di Bloomberg del 25 maggio 2016, solo il 7% dei 2.005 fondatori di startup presi in considerazione sono donne. Inoltre, tra le aziende prese in considerazione nel report è risultato che le aziende fondate da donne hanno ottenuto meno profitti con una media di 77 milioni di dollari rispetto ai 100 milioni delle startup guidate da uomini. Questo deficit equivale al divario di retribuzione complessiva Stati Uniti, dove le donne sono pagate con una media di 79 centesimi per ogni dollaro guadagnato da uomini. Oltre le differenze di genere, passando ad analizzare altri piani di differenziazione, si deve considerare come in psicologia generalmente valga il cosiddetto “principio di maturità” in virtù del quale all’aumentare dell’età sembra che corrisponda un aumento proporzionale di ragionevolezza, coscienziosità e stabilità emotiva. Sicuramente, si tratta di elementi positivi che possono contribuire a ridurre i fattori di rischio, ma sembra che per i venture capital non abbia rilevanza l’età, quanto l’imprenditore con l’idea giusta. «Un fondatore dovrebbe essere il tipo di persona al quale la squadra può guardare come modello e perché ciò accada spesso si richiede una grande esperienza» – ha dichiarato Bob Goodman, general partner di Bessemer Venture Partners. «Tuttavia, alcuni fondatori molto giovani sono diventati amministratori delegati di notevole livello grazie a un apprendimento veloce e al sostegno di validi gruppi di consulenti». Della stessa opinione, Gil Beyda, storico Venture Capitalist di Genacast Ventures. «L’età non è importante. Tuttavia, se si è in cerca di aziende con potenzialità dirompenti, allora sicuramente sarà meglio indirizzarsi su qualcuno di più giovane, maggiormente propenso al rischio».

Leggi anche:  Presente al TTG l’Associazione Startup Turismo con 30 startup

Come selezionare il team

Secondo Josh Wolfe, cofondatore di Lux Capital, le prime tre persone all’interno di un team di gestione sono i veri e propri genitori della startup, quelli che impostano il DNA, i valori, l’etica, la struttura. E ogni nuovo dipendente è come un bambino che deve guardare i genitori per capire come debba comportarsi. E Goodman ha aggiunto: «Se un dirigente non mostra comportamenti che si desidera siano emulati dal resto della squadra, potrebbe essere il momento di guardare altrove». Ma per Gil Beyda «se si ha un organico di 10-12 dipendenti, sicuramente l’80% sarà formato sulla cultura dell’azienda e probabilmente ci saranno altre assunzioni che potranno portare a un riequilibrio di tale percentuale, ma è necessario stabilire quale sia la cultura e quali i valori dell’azienda già con le prime assunzioni». Sembra quindi che i venture capital nel loro processo di selezione diano particolare rilevanza al team e alle sue capacità gestionali e manageriali.

Capacità di giudizio

Quanto conta invece la personalità dei singoli imprenditori? Forse, non quanto saremmo propensi a credere. Almeno, non nelle fasi iniziali. Secondo Wolfe, «quello che cerchiamo di capire è piuttosto che cosa stimoli una determinata persona, quali esperienze siano volte a influenzare il suo giudizio, quali saranno i possibili comportamenti futuri. Dal momento che tutte le grandi domande legate alla personalità sono destinate a rimanere nell’ignoto, l’unico modo per decidere di investire è basato sulla nostra migliore capacità di giudizio sulle persone». Molto semplicemente, «la storia personale di uno dei fondatori non è importante quanto piuttosto assume rilevanza dimostrare che sia riuscito ad assemblare una squadra idonea e giusta per affrontare un grande mercato competitivo». Infine, bisogna anche considerare che la scelta si divide spesso tra un imprenditore seriale o veterano in grado di offrire un “track record” da cui sarà possibile analizzare i suoi successi o fallimenti e un imprenditore all’esordio della propria carriera, completamente sconosciuto e non sperimentato.

Leggi anche:  Nasce InnovUp, la più grande associazione italiana dell’ecosistema Innovazione & Startup

Esordienti o seriali

Che cosa potrebbe indurre un VC a propendere per l’uno o per l’altro? Per Goodman, «ogni imprenditore di successo ha bisogno di profonda empatia con il suo cliente insieme a una notevole dose di grinta e determinazione per farlo anche in tempi difficili». In generale questa capacità si ravvisa nei fondatori che hanno vissuto i problemi che stanno risolvendo e hanno una storia di successo nonostante le grandi battute d’arresto. Pertanto, non si richiede che si tratti necessariamente di un imprenditore seriale. Secondo Beyda, l’imprenditore esordiente ha una particolare visione di uno spazio, di un problema, di una tecnologia e possiede altresì il potenziale di trasformare radicalmente quello stesso spazio in cui opera. E questo è il fattore veramente interessante». Donne, uomini, giovani, meno giovani, laureati e diplomati. Alla fine, quello che conta è soltanto la capacità di saper guardare oltre, perché abbiamo gli occhi, ma non tutti sono in grado di vedere veramente.