La nuova era del GIS

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Dall’agricoltura di precisione all’analisi dei cambiamenti territoriali e del flusso di trasporti e persone. Il GIS del nuovo millennio è cresciuto notevolmente rispetto al monitoraggio geospaziale di qualche anno fa, quando la tecnologia era meno avanzata e i costi di utilizzo di strutture e software ne precludevano l’accesso ai più

Oggi, grazie alla diffusione di una cartografia di base e all’integrazione di informazioni derivanti da fonti diverse, è molto più semplice produrre una mappa “intelligente”, che risponda a esigenze concrete e specifiche. Pensiamo all’analisi catastale, al monitoraggio delle colture ma anche allo studio degli interventi post-sismici e alla formazione didattica. Gli strumenti odierni permettono di utilizzare i dati territoriali come rivelatori di verità prima nascoste. Tale comprensione “aumentata” degli eventi, unita alle capacità everywhere and everytime di internet, consente di capire meglio come cambia il mondo in cui viviamo, conseguenza sia dell’intervento umano che della trasformazione naturale. In questo senso il GIS e le tecnologie derivate (come il Web GIS), donano a ricercatori, esperti e governi una visione più chiara su temi di vitale importanza tra cui l’inquinamento, la crescita demografica, l’urbanizzazione, l’immigrazione, l’erosione terrestre, lo sfruttamento energetico.

La geografia a servizio del pubblico

Non a caso, già diversi comuni italiani hanno imparato a sfruttare la geolocalizzazione per progetti specifici, volti a donare maggior valore ad alcuni dati sia a scopo pubblico sia privato. Tra questi, la Città di Cuneo, con l’iniziativa SIT/GIS, la cui raccolta di metadati si basa sullo standard europeo CEN/TC 287, adottato dalla Regione Piemonte qualche anno fa, e che prevede una serie di procedure per la compilazione e l’identificazione dei dataset recepiti, da far rientrare all’interno di processi amministrativi ben precisi. Già qui si nota, grazie al lavoro dell’UE, una maggiore contestualizzazione di ciò che vuol dire monitoraggio ambientale. Se in passato, vista la mancanza di norme ad hoc, il panorama che avevamo dinanzi era quello in cui ogni soggetto (singolo o di gruppo) svolgeva a proprio modo le attività di immagazzinamento, ora i decisori hanno avvertito l’esigenza di stabilire delle linee guida che non solo delimitino la collezione dei dati ma anche le modalità con cui renderli davvero utili per la collettività. Ma gli esempi sono tanti: dal Comune di Ravenna a Moncalieri, passando per il GeoPortale di Paternò e il WebGIS di Cagliari.

I GIS big data                                              

Tuttavia, i dati da soli non bastano a circoscrivere un avvenimento e a renderlo pienamente comprensibile. In tale ottica, il lavoro dei GIS acquista valore quando rientra in quell’insieme di elementi che, singolarmente recepiti, formano un sistema territoriale globale. Stiamo parlando dei big data dell’informazione geospaziale, un complesso insieme di informazioni capaci di restituire una visione a 360 gradi di un evento. Milioni di terabyte possono essere indicizzati e catalogati solo tramite strumenti creati apposta per veicolare ogni flusso nella giusta direzione. Si tratta di una catena hardware/software che può rispondere a determinati quesiti solo se presa nella sua totalità, con il rischio che una singola parte dia risposte ben diverse dall’ecosistema generale. Un esempio? Che significato può avere il resoconto di un sensore che ha verificato un eccessivo innalzamento dei livelli di piena di un fiume se non messo in relazione con il quantitativo di pioggia caduta nei giorni immediatamente precedenti o con il trend di misurazione degli ultimi anni? La necessità non è dunque solo quella di dotarsi di sistemi di rilevazione all’avanguardia atti a registrare gli eventi, ma di soluzioni integrate e coerenti, aperte e personalizzate. Integrazione e attivazione: in che modo i sistemi informativi territoriali possono convivere con i programmi già presenti presso l’ente o in azienda? «La chiave dello sviluppo futuro del mercato IT è proprio l’integrazione dei sistemi. E il GIS è uno degli attori principali di questo processo» – ci dice Michele Ieradi, direttore tecnico di Esri Italia. «Integrazione significa semplificare e ridurre i costi, obiettivo reso molto più semplice dalle piattaforme di Esri, che sono interoperabili e già integrate con quelle dei maggiori vendor di tecnologia. In tal senso, è molto interessante l’esperienza che abbiamo condotto con Acea, con cui è stato possibile implementare i sistemi informativi dell’azienda attraverso la realizzazione di un unico sistema integrato GIS-SAP, che ha generato un sostanziale valore per la compagnia».

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Internet come abilitatore

Ma prima di tutto ciò, il passaggio dalla vecchia alla nuova era del GIS è rappresentato dall’avvento su larga scala del web. Con oltre tre miliardi di persone che al mondo usano internet, è chiaro che il sistema di rilevazione territoriale abbia tratto gran parte delle sue innovazioni proprio dalla rete. «Con la progressiva diffusione del web, il GIS è diventato sempre più uno strumento per comunicare informazioni attraverso mappe e immagini» – spiega Ieradi. «Dopo il 2005, la diffusione di Google Maps e poi di ArcGIS Online, hanno fatto diventare il GIS di dominio pubblico. Esri ha seguito attentamente questa rivoluzione e ha investito molto per trasformare una tecnologia nata per professionisti in una piattaforma WebGIS accessibile a chiunque. Per questo, la nostra soluzione può essere applicata a tutti i settori di un’azienda, per renderne più efficiente la produttività».

Ed è proprio il WebGIS ad abilitare una nuova serie di applicazioni che oramai è possibile far entrare negli uffici e nel business di tanti operatori, provenienti da settori prima totalmente estranei alle logiche di analisi del territorio. Oltre ai contesti “consolidati” (catasto, emergenze naturali), quali sono i nuovi trend da tenere presente nella prossima era del GIS? È ancora Ieradi a risponderci: «Tutti i settori possono beneficiare delle tecnologie GIS, in grado di gestire una notevole mole di dati e dare valore alle informazioni geografiche di compagnie appartenenti a tanti mercati. Esri Italia sta prestando particolare attenzione agli ambiti Trasporti, Utility, Energia e Homeland Security, ai quali la piattaforma che proponiamo porta una notevole ottimizzazione nei processi».

La difesa del territorio          

Proprio in riferimento alla sicurezza nazionale, Esri ha previsto un quadro di riferimento fondamentale per alimentare, con il GIS, piani di salvaguardia di persone e strutture. Si tratta di una risposta concreta agli eventi terroristici che oramai interessano diverse zone del mondo ma anche a quella serie di calamità che un’intelligente mappatura territoriale può aiutare ad affrontare e superare. Per Esri, il software in grado di comunicare correttamente come e dove si sta spostando un fenomeno è ArcGIS, che può mettere assieme dati apparentemente separati, analizzare trend e comportamenti, fornendo linee guida attuative e funzionali. Se all’interno di un contesto del genere si intravedono sprazzi di futuro è perché gli sviluppi del GIS sono potenzialmente indecifrabili. Pensiamo alle smart city, ai droni, ai gadget IoT. Tutto è teoricamente un vettore di raccolta territoriale, capace di costruire mappe che sappiano cambiare sempre più velocemente, così da essere frammenti dinamici, dove i metadati sono parte integrante di un quadro complesso e ricco di spunti.

Il futuro del GIS                                   

Guardiamo allora a smartphone, tablet, wearable: in che modo l’estrema mobilità ha incentivato la propagazione di soluzioni GIS di uso professionale? «Con i device mobili è possibile produrre e inviare dati in tempo reale, da qualsiasi luogo in qualsiasi momento. Queste funzionalità hanno completamente rivoluzionato il lavoro sul campo, si pensi alle possibilità offerte in situazione di emergenza, come il terremoto in Centro Italia. Le forze impiegate per il soccorso hanno inserito sui propri device le informazioni, rese subito disponibili attraverso il WebGIS agli attori coinvolti» – afferma il direttore tecnico di Esri Italia.

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Alla fine di agosto, dopo la prima delle scosse che hanno segnato il Centro Italia, Esri Italia si è attivata per fornire informazioni, dati geografici e supporto alle organizzazioni impegnate nella gestione dell’emergenza, come la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e la Croce Rossa Italiana (CRI). In particolare CRI ed Esri Italia hanno realizzato una mappa contenente i dettagli delle zone colpite dal sisma, assieme alle prime cartografie sui danneggiamenti e l’impegno assunto dalla stessa Croce Rossa. Contestualmente, la Protezione Civile ha attivato il Disaster Response Program di Esri, che fornisce software e assistenza attraverso un monitoraggio 24/7 e un aggiornamento costante in digitale della situazione.

IoT, un matrimonio imminente

L’esperienza raccontata da Michele Ieradi lo dimostra: c’è un notevole incremento della domanda di applicazioni e soluzioni GIS e WebGIS sia da parte dei consumatori finali che di organizzazioni e soggetti pubblici. Si tratta della conseguenza di quanto l’innovazione sia riuscita a rendere l’informazione geografica maggiormente fruibile, più interessante e utile per un numero crescente di attori. Il passo successivo, già in atto, è proprio quello di portare tutto ciò al grande pubblico, quello che accede a internet in mobilità.

Ma c’è dell’altro: alcune previsioni affermano come nel giro di cinque, al massimo dieci anni, le piattaforme GIS saranno maggiormente integrate nella vita quotidiana delle persone, come parte dell’Internet delle Cose, pensiamo per esempio alle auto del futuro, con navigatori che scaricheranno dati sul traffico direttamente dal satellite e in tempo reale. Qual è la visione di Esri in merito? «Il GIS giocherà un ruolo molto importante sotto questo punto di vista. Noi immaginiamo un sistema sempre più personalizzato e ritagliato sulle specifiche esigenze di ognuno. I sistemi saranno in grado di raccogliere dati sugli utenti per proporre informazioni idonee ai diversi bisogni. La vera rivoluzione avverrà nel settore automobilistico con la guida autonoma, dove il GIS riveste un ruolo di primaria importanza».

L’aspetto social

Il successo del web 2.0 sembra aver influenzato anche l’approccio alla fruizione della cartografia online. Pensiamo alla creazione di community dedicate, al public engagement, all’editing in crowdsourcing. Non è un segreto che il “social GIS” possa aumentare l’engagement della tecnologia e lo sviluppo di ulteriori soluzioni che partono dal basso: «L’uso del GIS si sta sempre più diffondendo tra le organizzazioni no profit e tra i media che utilizzano questi software per raccogliere e organizzare i propri dati e comunicare con il pubblico attraverso lo “storytelling with maps”. Le potenzialità di questi strumenti sono enormi per la capacità di coinvolgere e sensibilizzare le masse su tematiche importanti» – conclude Ieradi. E in effetti, la presentazione di cartografie per raccontare una storia è ciò che ha guidato la creazione di Story Maps, un servizio di ArcGIS che tutti possono usare per scoprire il potere delle mappe, una sorta di diario personale dal grosso impatto visivo, sintesi perfetta di dove può arrivare il GIS odierno.

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