Fujitsu – Tecnologia Human Centric

Aria nuova in casa del colosso informatico giapponese, con Bruno Sirletti alla guida da un anno della filiale italiana. Nel frattempo, Fujitsu ha rivoluzionato le sue strategie di cloud computing, lanciando due offerte infrastrutturali e di integrazione che accelerano, in modo sostenibile, il passaggio al business digitale

 

Per circa un quarto di secolo il racconto dell’informatica ha avuto al centro il microcomputer nelle sue diverse accezioni. Nato per essere utilizzato alla scrivania, il pc “desktop” si è evoluto verso l’alto nei server e in direzione opposta nei portatili, preservando la sua intima natura architetturale, basata su uno specifico microprocessore e un sistema operativo. Poi Internet e la virtualizzazione lo hanno progressivamente nascosto e fatto praticamente scomparire. Non nel senso che i computer e i server non ci sono più, ovviamente: è l’informatica a essere profondamente cambiata, insieme al modo di raccontarla. La fisicità del computer, del “pezzo di ferro”, insieme alle sue peculiarità e prerogative, ha ceduto il posto agli aspetti funzionali, ai processi, alle applicazioni. Le idiosincrasie, le peculiarità tipiche di un rigido abbinamento tra processore e sistema operativo, si sono stemperate nell’universalità delle interfacce web. E un grande brand globale come Fujitsu – un tempo impegnato in una strenua lotta con i suoi concorrenti costruttori, non meno globali di pc e server – è diventato uno dei maggiori simboli della cosiddetta trasformazione digitale, di una modalità completamente nuova di fare, raccontare e vendere information technology. «Sì, è vero, come altri in questo settore, abbiamo cominciato vendendo prodotti tecnologici» – riconosce Bruno Sirletti, da dodici mesi presidente e amministratore delegato della country italiana del colosso high-tech giapponese che ha da poco celebrato il suo ottantesimo compleanno. Oggi, nessuno compra più prodotti, anche l’informatica ormai viene concepita fondamentalmente come servizio. Un cambiamento partito dagli Stati Uniti e arrivato anche in Italia. Recentemente ho avuto un incontro con i responsabili IT dei cinque Top Spender nazionali: tutti parlano solo di digital transformation. Anche noi dobbiamo cambiare con loro». Per una multinazionale dell’informatica con 156mila dipendenti – presente in oltre un centinaio di aree geografiche, con un volume d’affari in prodotti, software, servizi, consulenza che alla chiusura dell’ultimo esercizio (marzo 2016) valeva, al cambio, oltre 40 miliardi di dollari – il cambiamento non è un’impresa banale. Ma Fujitsu ha abituato il mercato alle sorprese positive, soprattutto in Europa, dove il gruppo ha dato prova di particolare flessibilità nell’adattarsi alle diverse situazioni e culture, restituendo forza e autonomia a un brand che per un decennio era stato connotato, nella percezione dei clienti, dall’alleanza con i tedeschi di Siemens.

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Fujitsu Italia gli uffici della sede di Milano. Ogni anno, nel capoluogo lombardo si organizza il Fujitsu World Tour, il roadshow mondiale, vetrina dei prodotti e delle soluzioni che si inseriscono nella visione tecnologica del colosso Giapponese

VOGLIA DI DIGITALIZZAZIONE

In Europa, Fujitsu ha mantenuto una base di 29mila collaboratori, continuando a dare un forte contributo di innovazione in comparti complessi come il finance, il retail, la sanità. Oggi, Fujitsu continua a essere conosciuta per la qualità dei suoi prodotti tecnologici server, desktop e notebook, ma nell’ottica di cui si è detto – quella della tecnologia as a service – il gruppo giapponese è forse uno dei primi grandi leader dell’hardware a muoversi con strategica determinazione nei mercati dei servizi di cloud computing “pubblici, privati e ibridi” e in quella del Platform as a Service e dell’integrazione, addirittura con due veri e propri, recentissimi brand: Fujitsu Cloud Service K5 per i servizi IaaS e PaaS, e MetaArc per la digital transformation, con un’offerta di tecnologie, strumenti, servizi e partnership finalizzata al deployment di soluzioni IT tipicamente ibride nelle aziende costrette a gestire le complessità di un’informatica sempre più a doppio binario: quello delle infrastrutture consolidate (Robust IT) su cui le imprese hanno già investito per assicurare una parte importante dell’operatività quotidiana e quello di nuova generazione (Fast IT), indispensabile per rispondere alla crescente richiesta di digitalizzazione del business.

Quasi a voler affermare l’importanza di un approccio sempre più globalizzato, aperto alla contaminazione di tecnologie, processi, stili di leadership, alla guida della propria filiale italiana Fujitsu ha scelto la figura di un manager italiano che al compimento di una carriera ultraventennale nel marketing dell’informatica mette piede in Italia – “lavorativamente parlando” – per la prima volta in vita sua, come conferma lo stesso Sirletti in un italiano impeccabile reso ancora più musicale da una formidabile cadenza francese. «Sono nato in Danimarca. Mio padre – racconta Sirletti – era un dirigente europeo della Necchi e devo dire che mi ha colpito molto visitare qui a Milano la villa che la famiglia di industriali ha donato al FAI, come quartier generale della fondazione. Un grande esempio di mecenatismo». Per gli studi superiori e la laurea in ingegneria, conseguita a Lovanio, Sirletti si sposta in Belgio e in seguito il suo lavoro nell’IT lo porterà in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Francia al seguito di multinazionali come HP e Dell. L’ingresso in Fujitsu risale all’inizio del 2012, prima di trasferirsi in Italia, ha diretto per un paio d’anni il marketing di tutta la regione WEMEIA. Ma che impressione gli hanno fatto i suoi connazionali come imprenditori? «Notevole. All’estero l’Italia si trascina una reputazione spesso negativa, ma immeritata. Ho trovato aziende private assolutamente sullo stesso livello delle loro omologhe europee, anche nella digital transformation. E alcune sono più avanti di una nazione mediamente ancora legata al “prodotto” informatico. Molti imprenditori qui preferiscono ancora investire in sistemi per il proprio data center, cosa che in UK per esempio, non fa praticamente più nessuno. La pubblica amministrazione – invece – è molto diversa. In questo comparto parliamo moltissimo e facciamo poco: ci sono persone che hanno ambizioni ma non si investe abbastanza. Un bel problema se vuoi modernizzare».

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TECNOLOGIA E CUORE

«Vincere la sfida del cambiamento – avverte Sirletti – non è solo una questione di investimenti e tecnologie». Il grande vantaggio delle varie Uber e Airbnb non sta nella loro capacità di abbracciare il futuro del business digitale, ma nel non dover fare i conti con l’informatica del passato. «Sviluppare una app è facilissimo» – osserva Sirletti. «In due mesi hai fatto tutto. Ma non parli con nessuno dei tuoi sistemi. Trasformare vuol dire anche persone, training, saper attrarre il talento dei giovani Millennials che vogliono lavorare sul tablet. La dimensione umana è fondamentale, come del resto la sicurezza, perché nella nuova economia devo esternalizzare le mie informazioni, mantenendo la loro integrità. Noi di Fujitsu amiamo dire che la ricetta della trasformazione usa quattro ingredienti: Information, Security, People e Adoption, perché è inutile investire in tante belle nuove tecnologie se poi in azienda nessuno le usa». Un punto, quello della concreta adozione degli strumenti alla base del cambiamento, che rende ancora più complessa la questione, perché –  aggiunge Sirletti – «il digitale è spesso disruptive, cambia il modo di vivere e lavorare: un approccio eccessivamente tecnologico non funziona». Questo non significa, evidentemente, che un gruppo globale che investe oltre il 4% in R&D (circa due miliardi di dollari la spesa annuale), impiega oltre 18mila persone nei suoi laboratori, non sia interessato all’innovazione. Solo che questa, come suggerisce il fortunato slogan adottato da qualche anno, deve essere “human centric”. Secondo il suo bilancio sociale, Fujitsu è proprietaria di oltre 100mila brevetti e promuove la ricerca attraverso i Fujitsu Lab in Giappone e i suoi satelliti nel mondo. Nella regione EMEIA, i Fujitsu Laboratories of Europe (FLE) sono impegnati a collaborare con i clienti, i partner e più in generale con tutte le componenti della società per contribuire alla costante evoluzione delle tecnologie ICT. I laboratori – per esempio – sono collegati con Horizon 2020, l’iniziativa high-tech dell’Unione Europea e con il 5G Innovation Centre dell’Università del Surrey, l’osservatorio più avanzato in Europa sul passaggio dalla quarta alla quinta generazione della telefonia mobile. I progetti in corso riguardano anche il trattamento dei Big Data e le questioni legate agli open data. Milano è anche una delle sedi del Fujitsu World Tour, il roadshow mondiale che ogni anno funge da vetrina dei prodotti e delle soluzioni che si inseriscono nella visione tecnologica “antropocentrica” del colosso giapponese. E ogni edizione è un clamoroso successo.

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INSIEME PER INNOVARE

«Crediamo molto nei concetti della co-innovation e della partecipazione ai grandi progetti open source» – conferma Sirletti. Basta pensare a K5, la piattaforma per i servizi cloud, che permette di accelerare la trasformazione digitale. La svolta dei servizi infrastrutturali erogati attraverso il network di data center che Fujitsu controlla in tutto il mondo non è certo una novità di quest’anno, ma K5 – spiega il responsabile della filiale italiana – è il frutto di una completa riscrittura dell’ambiente cloud. Ma non solo. «La tecnologia di virtualizzazione è molto maturata in questi ultimi due anni» – osserva Sirletti. «Anche i clienti oggi sanno che cosa vogliono: un cloud completamente aperto, che permetta loro di configurare soluzioni ibride senza necessariamente vincolarsi a un unico fornitore». Per questo K5 nasce in ottica “multicloud” e utilizza solamente tecnologia Open Stack, l’infrastruttura più estesa realizzata con questo motore open source di “cloudizzazione”. La migrazione verso il nuovo ambiente K5 è stata annunciata da pochi mesi ed è ancora una novità assoluta per i clienti italiani, che secondo Sirletti hanno manifestato un grande interesse. Le prime valutazioni dicono che il nuovo cloud Fujitsu può portare a un incremento dell’efficienza operativa e a un radicale miglioramento – intorno al 30% – dei tempi necessari per il deployment di nuove macchine virtuali e l’introduzione di nuove applicazioni. Elemento fondamentale di Fujitsu Digital Business Platform MetaArc, K5 offre un assortimento di tecnologie progettate per consentire alle organizzazioni di sviluppare e utilizzare nuove applicazioni cloud-native, la cosiddetta “Fast IT”. Allo stesso tempo, la piattaforma aiuta i clienti a ottimizzare il valore delle proprie installazioni tradizionali, quelle che costituiscono la “Robust IT”, grazie alla corretta integrazione con le nuove applicazioni cloud.

Parallelamente a K5, MetaArc rappresenta la vision di Fujitsu nell’offerta di soluzioni pratiche che permettono alle aziende di digitalizzare il proprio business sfruttando le tecnologie della cosiddetta Terza piattaforma: Big Data, mobilità, IoT. Un’offerta che prende atto dello scenario a due velocità che un business già consolidato deve essere in grado di affrontare per dare continuità a operazioni basate su infrastrutture di tipo ancora convenzionale senza tuttavia precludersi un percorso verso le architetture e i processi del futuro. «MetaArc è un framework che serve a fare da ponte tra le soluzioni che si possono implementare su K5, l’analytics, le app mobili, e le soluzioni più tradizionali» – spiega Sirletti. «Un tessuto connettivo che integra gli applicativi esistenti alle app “digital native”. In questo senso, l’offerta Fujitsu può essere un potente motore di modernizzazione delle infrastrutture e dei servizi IT, riducendo le difficoltà di integrazione e orchestrazione che aziende e pubbliche amministrazioni incontrano oggi quando devono innestare sui propri sistemi i servizi erogati in cloud, magari utilizzando fornitori diversi. Se Open Stack è l’ambiente di virtualizzazione di risorse e servizi scelta da Fujitsu per K5 e MetaArc, questa scelta non è condizionante: il cliente sa di poter contare su una piattaforma di integrazione in grado di dialogare con tutti i cloud pubblici, facilmente accessibile sia dai data center europei, che Fujitsu ha creato a Francoforte e Londra, sia attraverso gli hub locali già presenti in Italia.

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IL FUTURO DELLA BANCA E DEI NEGOZI

Le offerte di cloud computing orientate in modo specifico alla digitalizzazione del business si inseriscono in un catalogo già abbondantemente costellato di soluzioni innovative che Fujitsu ha sviluppato in questi ultimi anni, con uno specifico interesse nei confronti di alcuni settori di industria che sono diventati una naturale area di presidio del gruppo giapponese e della sua rete di partner nelle diverse nazioni. Sirletti si sofferma per esempio sul finance, dove il tema del confronto tra “nuova e vecchia” informatica è particolarmente sentito, non solo per la forte pressione esercitata – complice anche la deregulation – da startup e player non tradizionali della “armata Fintech”, ma anche per l’ingombrante ma vitale presenza di infrastrutture e servizi legacy. «Non è soltanto una questione relativa ai nuovi modelli della banca online» – dice Sirletti. «Le necessità di trasformazione delle banche riguardano anche il mondo fisico, il grado di automazione delle filiali. E anche qui l’innovazione nasce in realtà da un dialogo, tra chi conosce bene il mestiere della banca e chi come Fujitsu possiede le conoscenze tecnologiche giuste».

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Una delle azioni del gruppo giapponese in questo settore è proprio lo studio delle filiali bancarie del futuro. Molti dei servizi legati ai conti correnti si spostano verso gli sportelli online e verso la completa mobilità degli smartphone, ma la relazione tra banca e cliente continuerà a passare anche per i punti di presenza fisici, i cui costi e complessità gestionali dovranno tuttavia diminuire. Secondo Sirletti, sarà inevitabile introdurre opportune tecnologie per l’automazione, la remotizzazione, sostituendo per esempio la presenza di operatori con collegamenti video. In Europa, Fujitsu vanta una consolidata tradizione nel segmento degli ATM. Una tradizione, racconta Sirletti, che risale alla forte carica di innovazione che questa tecnologia ha vissuto in Spagna, dove gli sportelli automatici si sono progressivamente trasformati in piccole centrali di servizi, non esclusivamente bancari. «I bancomat delle banche spagnole permettono di stampare il biglietto del teatro, o di produrre una copia cartacea di un documento elettronico, in pratica sono diventati stazioni di stampa remota». Questi tipi di innovazione, aggiunge il nuovo responsabile di Fujitsu Italia, nascono dal grande lavoro di ricerca applicata che il gruppo porta avanti insieme ai clienti. Il tema del momento, a proposto di automazione, è sicuramente l’intelligenza artificiale e il cognitive computing, un filone che sta già producendo soluzioni in grado di affiancare o rimpiazzare gli operatori umani in attività come gli help desk e i call center.

Fujitsu, che ha una tradizione consolidata nel supercalcolo, ha costituito il progetto “Human Centric AI Zinrai”, tra le cui ambizioni, insieme allo sviluppo di nuove soluzioni destinate ai diversi verticals di riferimento, c’è anche la creazione di un robot cognitivo che ha già conseguito un punteggio che supera di dieci punti la media nazionale di ammissione ai test di ammissione universitaria per l’anno accademico 2015/2016 in Giappone: un traguardo che i ricercatori però contano di migliorare, puntando sull’ammissione all’Università di Tokyo entro il 2021.«In Francia per un altro settore, avevamo costituito un laboratorio co-finanziato dalle grandi aziende petrolifere, con l’obiettivo di studiare nuove opportunità non soltanto sul fronte dell’esplorazione e dell’estrazione, ma anche al lato opposto della catena, nel retail del carburante. Oggi, una stazione di servizio rende pochissimo, tra imposte e pressione competitiva una frazione di un centesimo di euro per ogni litro di carburante venduto. Ma la stazione di servizio è un touchpoint fondamentale e può diventare lo snodo per la vendita di tanti altri prodotti. Non dimentichiamo che in Italia c’è una delle reti di distribuzione più densa al mondo, più della Francia o del Messico». Non a caso, un altro tradizionale punto di forza di Fujitsu è proprio nelle soluzioni per il retail, la grande distribuzione organizzata. «In quest’ultimo comparto, l’automazione delle casse è uno degli argomenti più caldi» – spiega Sirletti. «Anche ai supermercati italiani ormai si vendono i cosiddetti sistemi di “self-checkout”. Poi c’è il grande tema della digitalizzazione dei negozi fisici e delle modalità di vendita più tradizionali». Proprio nell’ambito della filiale italiana di Fujitsu, sono state messe a punto soluzioni analitiche che mirano a incrementare le vendite studiando il comportamento degli acquirenti. Uno dei grandi potenziali dei canali online deriva dalla capacità analitica. Amazon, con i suoi sistemi di suggerimento basato sugli acquisti effettuati e sulle ricerche svolte lungo gli scaffali virtuali, è un esempio continuamente citato. «Oggi, i retailer convenzionali ci chiedono di aiutarli a fare le stesse cose, sugli scaffali veri. Il nostro mestiere di tecnologi è quello di elaborare soluzioni innovative, per esempio un sistema in grado di tracciare lo sguardo dei consumatori puntato verso la merce in negozio. Non c’è solo una domanda di trasformazione di questo tipo, ma anche la necessità di gestire, con l’informatica, la multicanalità, l’integrazione del mondo online e offline».

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UN CLOUD PER I PARTNER

Da tutto questo nascono soluzioni come Retail Engagement Analytics (REA), appena annunciato per alcuni selezionati mercati europei, tra cui l’Italia, per dare ai retailer ancora più capacità di attirare clienti, stimolare gli acquisti, ottimizzare e incrementare le vendite. Progettata per offrire ai negozi informazioni e dati analitici sulle abitudini d’acquisto dei clienti, simili a quelli che siamo abituati a vedere per i siti di e-commerce, REA rappresenta un modo sofisticato per tracciare, registrare e analizzare la customer experience, il comportamento e l’engagement dei singoli consumatori. Parte del concept “Fujitsu Connected Retail” la nuova soluzione raccoglie e analizza un’ampia varietà di informazioni rilevanti per i negozi, personalizzati in base al punto vendita, alla location, al giorno e all’orario, condensando le analitiche in un cruscotto decisionale. REA utilizza fonti di dati aggregati, che includono punti di accesso Wi-Fi nei negozi, dati aziendali, come le transazioni mediante terminale POS, ma anche informazioni esterne, per esempio le previsioni metereologiche e la demografia locale. I suggerimenti di REA si basano sull’analisi di questi dati, e aiutano i rivenditori a migliorare l’esperienza di shopping nei punti vendita, perfezionando elementi come il design dei negozi, la disposizione della merce e l’organizzazione dello staff in vista di picchi di affluenza. Per confezionare una esperienza sempre più personalizzata e coinvolgente nei punti vendita, Fujitsu REA offre ai negozi la possibilità di attingere all’ampio bacino di dati sul comportamento della clientela già a disposizione dei rivenditori online, registrando fattori come il numero delle visite in un determinato lasso di tempo, il volume dei visitatori per quella zona, il flusso del traffico e i clienti abituali. Possono essere rilevati, visualizzati e monitorati anche elementi più soft, come il tempo di permanenza e i contatti con gli addetti di reparto. Inoltre, Fujitsu REA permette ai negozi di raccogliere e integrare dati di geolocalizzazione nelle app dei dispositivi mobili per far recapitare direttamente al cliente promozioni anch’esse personalizzate.

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Veicolare un’offerta di trasformazione così ampia e diversificata non sarebbe possibile, conclude Sirletti, senza un ecosistema di partner agguerrito, preparato ed efficace. «Il canale Fujitsu abbraccia partner di tutti i tipi. Ci sono aziende che continuano a essere specializzate nella vendita di soluzioni e prodotti hardware, ma un mercato particolare come l’Italia, dominato da imprese di dimensioni medio-piccole è molto diverso da quello francese, dove tutti si rivolgono a pochi grandi integratori. In Italia, occorrono partner di prossimità, vicini ai clienti, capaci di affiancare Fujitsu nel portare loro trasformazione». La sede in Italia lavora molto nell’individuazione e nella formazione di questi partner, instaurando politiche che consentano, anche qui in forma collaborativa, di presidiare insieme le necessità del mercato locale. Le stesse strategie di cloud computing prevedono una nuova formula, Cloud For You, che offre ai partner Select Expert la possibilità di gestire in autonomia un “data center”, completamente integrato nella piattaforma Fujitsu, erogando servizi IaaS e BaaS (Back-end as a Service) pur rimanendo il principale consulente in ambito informativo per i propri clienti finali. Tutto, per favorire una trasformazione digitale che non perda mai di vista il fattore umano e la sostenibilità.

Foto di Gabriele Sandrini