Capgemini, innovazione e crescita

Capgemini, i tre pilastri della competitività

Una breve conversazione con il nuovo numero uno di Capgemini Italia, parte del gruppo attivo a livello mondiale nella consulenza aziendale, nell’IT e nell’outsourcing

Il 2016 è agli sgoccioli. E Andrea Falleni, dai primi di novembre alla guida di Capgemini Italia, ha più di un motivo per essere soddisfatto. Conversando con Data Manager a poche settimane dal suo insediamento nella posizione ricoperta per molti anni da Maurizio Mondani, oggi alla guida della filiale brasiliana, Falleni esordisce anticipando che «anche quest’anno realizzeremo gli obiettivi che ci siamo dati, con una previsione di incremento del fatturato intorno al sette per cento, e continueremo nel nostro trend di crescita organica che continua ormai da quattro anni consecutivi». Numeri che si riflettono anche sull’incremento delle risorse umane: nel solo 2016, vi sono stati circa 700 nuovi ingressi, tra professionisti e neolaureati. Sicuramente un’eccezione in un panorama italiano che da tempo non è molto generoso in termini di nuove assunzioni.

Proporre vera innovazione

Tra i motivi di questo continuo successo, Falleni cita l’esigenza delle aziende italiane di «poter contare su partner solidi in grado di portare innovazione, ma quella vera. Però è accaduto che molti player si siano rivolti verso attività meno innovative, mentre noi di Capgemini non abbiamo mai abbassato la guardia sull’innovazione, ed è per questo che il mercato ha cominciato a riconoscerci come una vera alternativa a quelli che sono gli operatori classici di questo settore». Anche perché la trasformazione in atto non fa sconti a nessuno: «Si tratta di un fenomeno veramente globale, e ci si confronta con aziende che operano in tutto il mondo, in uno scenario in cui cresce solo chi sa utilizzare al meglio la leva dell’innovazione, contrapposta alla classica spesa nell’IT legacy» – prosegue Falleni.

Evoluzione in atto

Nell’ambito dei temi in cui oggi si articola l’innovazione, spiccano in particolare il cloud, l’insight, cioè gli analytics dei big data, e la digital transformation, «che per noi rappresenta soprattutto l’evoluzione della customer experience» – fa notare Andrea Falleni, sottolineando anche che «Capgemini ha tutte le carte in regola per trasferire innovazione alle aziende, anche se non perdiamo certo di vista il tema dell’IT legacy. Ma se oggi il nostro business in Italia è dedicato al 60-65 per cento all’ambito IT legacy, e il 30-35 per cento è in innovazione, le percentuali di crescita sono tutte a favore di quest’ultima, e non potrebbe essere altrimenti».

Leggi anche:  Come guidare il cambiamento per non andare fuori strada

I focus del 2017

E sempre in tema di innovazione, nel 2017 che sta per cominciare, le idee di Andrea Falleni sono chiare: «Bisogna agire più concretamente su temi sui quali si sono spese molte parole ma si è fatto poco di strutturato e veramente utile per il business, come per esempio in ambito customer experience, che va intesa come automazione dei processi, o in ambito machine learning, inteso come evoluzione dell’analytics nel senso di predictive machine learning. Si tratta di campi nei quali vi sono stati alcuni progetti laterali, ma non ancora rilevanti, in grado di fare la differenza per il business». Ma non solo: cybersecurity, robotizzazione e blockchain sono gli altri argomenti sul tappeto per il 2017. «Sicuramente un oceano di opportunità che bisogna saper cogliere» – commenta Falleni. Che, tra i temi dominanti del prossimo anno, ribadisce ancora una volta l’importanza del cloud, inteso come «vera funzione abilitante della crescente ma necessaria apertura delle applicazioni verso la rete: non crediamo alla loro migrazione sul cloud, ma alla connessione delle applicazioni all’esterno dell’azienda, e in questo senso il cloud, tramite API e piattaforme di apertura, mette in grado di interagire con altri e di gestire la complessità, nel segno di una maggiore efficienza e collaborazione».