Cervelli restituiti all’agricoltura

A metà tra complemento d’arredo e giardinaggio high-tech, le “nanoserre” Linfa progettate da Robonica propongono un rivoluzionario modello di orticoltura software defined

In un microclima governato da app e sensori, i semi germogliano in salotto, producendo ortaggi, erbe aromatiche e fiori. La rivoluzione copernicana agricola proposta da Harald Cosenza si nascondeva in un armadio Ikea ancora da montare. Linfa è la “nanoserra” idroponica attualmente in fase di pre-lancio commerciale. Per il giovane inventore, e anche co-fondatore della startup Robonica, tutto parte da un lavoretto commissionato dallo zio: sfidare la proverbiale laconicità dei manuali di istruzione del colosso svedese e assemblare il benedetto mobile. Come compenso, l’autorevole zio, Giacomo Cosenza, imprenditore del software e grande pioniere dell’open source in Itala, offre al nipote, studente di ingegneria fisica, una scheda Arduino. A mobile finito, Harald – che tra le altre cose è un grande appassionato di botanica e orticoltura – si mette a studiare la programmazione del microcontroller partendo dai tutorial. «Terminato tutto l’eserciziario – racconta Harald – ho pensato di mettere a frutto la mia passione usando Arduino per controllare i parametri di un nuovo tipo di serra».

Forse la cosa si sarebbe fermata allo stadio di una bella sperimentazione fai-da-te delle teorie della coltivazione “fuori suolo” se zio Mimmo (protagonista di una delle prime uscite di Vision) non fosse il geniaccio interdisciplinare e polivalente che è. Affascinato dagli aspetti antropologici dell’agricoltura e armato delle letture di Jared Diamond (“Armi, acciaio e malattie”), Cosenza senior reagisce agli stimoli lanciati dal nipote nel modo più naturale per lui: si mette a studiare in ogni minimo dettaglio le tecnologie di una agricoltura alternativa.

Leggi anche:  LinkedIn annuncia la lista delle Top Startups Italia 2020

A ciascuno il proprio orto

Quanto a vocazione alla interdisciplinarità, anche Harald non scherza e i due cominciano a meditare sull’agricoltura delle origini, quella pre-industriale, quella concepita a livello individuale o famigliare. A ciascuno il proprio orto, la propria produzione. Dal contatto con architetti interessati al fenomeno molto in voga negli Stati Uniti delle serre verticali, e con altri innovatori, nasce il concept di un orto per così dire software defined, una serra da interni senza terriccio che unisce design, domotica, sensoristica, botanica, alimentazione naturale. «Un progetto – racconta Harald – che nella sua prima generazione si basava ancora sulla scheda Arduino per controllare via software l’umidità, il pH della soluzione nutritiva, la temperatura, la salinità, lo spegnimento e l’accensione delle luci di una piccola serra indoor realizzata con due vaschette portaoggetti. Sempre dell’Ikea».

I risultati ottenuti con i primi prototipi del sistema Linfa, basati su una tecnica chiamata “nutrient film technique” sono molto promettenti e istruttivi in un settore in cui, osserva Harald, «tutti si illudono di possedere la ricetta giusta ma nessuno l’ha ancora trovata». Quel che più conta è che Linfa, nel suo piccolo, sembra convincere tutti. Il giovane inventore riesce a partecipare a una selezione di progetti foodtech bandita da Intesa San Paolo per la sua Startup Initiative, piazzandosi nella rosa degli otto finalisti. È un riconoscimento decisivo per la costituzione della startup Robonica e per l’assetto definitivo acquisito dal suo primo prodotto, la nanoserra oggi in preofferta in quantità limitata sul sito Linfa.io. La serra per l’orto da salotto è esagonale, modulare (a mosaico se ne possono installare più d’una, ciascuna con la propria coltivazione), occupa uno spazio quadrangolare di una sessantina di centimetri di lato, per una profondità di trentacinque. Una app permette di controllarne il funzionamento anche in remoto. Linfa è dotata di una videocamera che, spiegano i fondatori di Robonica, svolge la triplice funzione di riconoscimento delle “cartucce” di semi e delle sostanze nutritive, monitoraggio della crescita delle piante, e condivisione social dei risultati ottenuti dagli orticoltori senza terra. Nel microambiente perfettamente controllato dal software ortaggi, piante e fiori crescono più in fretta e rigogliosi. «I primi test fatti col basilico hanno portato a produrre 450 grammi di profumatissime foglie in un mese» – ride Harald.

Leggi anche:  Nestlé: premiati i progetti finalisti del Lean Startup Program

Per una nuova sostenibilità

Dall’incontro con i responsabili di un laboratorio R&D di una multinazionale degli elettrodomestici, scaturisce una collaborazione e un invito a partecipare a un altro contest, questa volta a Chicago, dove Linfa vince contro i campioni del foodtech del MIT e della NASA. Il sistema di coltivazione idroponica è molto più elegante di un soprammobile o di una lampada Ikea, e fa germogliare a colpo sicuro ogni sorta di semi, anche i più esotici e difficili. Nel frattempo, la scheda Arduino ha lasciato il posto a un controller ARM Cortex più evoluto, il software del sistema è degno della più mission critical delle applicazioni aziendali ed è sviluppato in Clojure, addirittura un derivato del venerabile linguaggio Lisp. Perché questo livello di sofisticazione? Perché Linfa non è solo una serra individuale, ma un modello di agricoltura social, di Internet of Food. Ogni modulo è interconnesso e immette i dati monitorati durante la coltivazione in un unico repository, da cui strumenti analitici Big Data possono trarre indicazioni per ottimizzare le coltivazioni future. «Al momento, l’idea è proporre Linfa per l’autoproduzione di piante che non si possono acquistare facilmente, dando priorità a quelle utilizzate dai grandi chef».

I modelli commerciali di Linfa sono tuttavia in costante divenire. Il modello di business di Linfa si ispira a quello di molte attrezzature office: l’acquirente acquista la serra a un prezzo ragionevole e la relazione prosegue con la vendita di semi selezionati, nutrienti e soprattutto algoritmi e parametri di coltivazione, il vero segreto del successo di questa agricoltura fatta in casa, con smartphone e sensori al posto dell’aratro. I fondatori di Robonica partecipano attivamente alle fiere e agli altri eventi dedicati al food e all’artigianato digitali, con l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza e finora ogni uscita è stata un successo. Se riuscirà a decollare, Linfa potrebbe trovare posto nei loft di New York e di Tokyo. «A tendere, conclude Harald Cosenza, Robonica potrebbe svilupparsi in futuro vendendo consumabili, ma anche in chiave B2B fornendo apparati e dati sulla coltivazione». Ancora non si può ovviamente parlare di produzioni per l’autosostentamento, ma in futuro un analogo concetto potrebbe essere applicato su scala più ampia, con notevole impatto sugli attuali canoni di una agricoltura alla ricerca di una nuova sostenibilità.

Leggi anche:  Covid-19 Challenge: i progetti che accedono al “Preliminary Acceleration Program”