Perché Elon Musk esce dal board di OpenAI

A soli due anni dalla fondazione, l’imprenditore deve abbandonare l’organizzazione no-profit per conflitto di interessi con Tesla

L’eclettico Elon Musk, la persona che ha portato un’automobile elettrica verso Marte, lascerà il board di OpenAI. Il gruppo, nato per volontà di alcuni tra i principali esperti scienza e informatica al mondo, è impegnato a sensibilizzare sui temi dell’intelligenza artificiale, soprattutto in merito all’applicazione, senza criterio, di tecnologie che potrebbero prendere il sopravvento sull’uomo, mettendolo in un angolo. I più coloriti pensano subito ai robot di Terminator, ma il senso di OpenAI non è solo questo.

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La fondazione è convita che la supremazia dell’uomo debba restare tale, anche quando la tecnica permetterà di semplificare molte attività lavorative, seguendo una linea che ha sempre fatto parte della storia dell’umanità: l’innovazione. Dotare macchine e automi di un pulsante di spegnimento è anche una metafora per consentire a chi li controlla di rimettere al centro della società la persona in carne e ossa, magari ripensando schermi e metodologie che sono andate troppo oltre.

Cosa succede

Il pensiero di Musk va sicuramente incontro a quello della OpenAI, che presto sarà costretto a lasciare. Il motivo non è un ripensamento in merito alle idee ma una necessità di business. L’operato del fondatore di Tesla va in conflitto con le attività del gruppo, nello specifico quelle che portano la compagnia di automotive a studiare l’integrazione del machine learning a bordo delle auto senzienti.

Musk non esce del tutto dalle iniziative dell’organizzazione, visto che continuerà a dare suggerimenti futuri e, sopratutto, a finanziare ulteriori progetti. Al momento il board di OpenAI è formato da Greg Brockman, ex CTO di Stripe, Ilya Sutskever, già ricercatore scientifico a Google, Holden Karnofsky, a capo dell’Open Philanthropy Project e Sam Altman, imprenditore e programmatore americano, presidente della Y Combinator.

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