HPE per il supercomputer Blue Brain 5

EPFL Blue Brain Project ha scelto Hewlett Packard Enterprise per la realizzazione della macchina che ricostruirà digitalmente il cervello dei mammiferi a scopo di ricerca

È Antonio Neri, CEO di HPE, ad annunciare un importante accordo che ha come protagonista la Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL). La Scuola politecnica federale di Losanna ha fondato il Blue Brain Project per studiare le patologie cerebrali, quelle malattie, non sempre riconosciute, che interessano il funzionamento dei circuiti del cervello, in cui spesso si manifestano disturbi o disordini difficili da collegare con la genesi di un individuo o con eventuali traumi subiti. La Scuola ha intenzione di analizzare il difficile campo sfruttando pienamente le innovazioni della tecnologia, come i modelli di ricostruzione 3D che già da tempo aiutano a svolgere operazioni peculiari in medicina. Tuttavia, per dar seguito a flussi digitali complessi che prendano concreto vantaggio da un computing di ultima generazione, c’è bisogno di una macchina in grado di effettuare calcoli e inferenze contestuali su un elevato numero di dati, così da fornire risposte nel breve periodo. Ed è qui che entra in gioco HPE.

A seguito della compilazione della roadmap scientifica del progetto, l’EPFL ha scelto Hewlett Packard Enterprise per la costruzione di Blue Brain 5, il supercomputer che da seguito all’iniziativa Blue Brain. Questo si basa sul sistema HPE SGI 8600, già all’opera presso varie aziende per abilitare un’interoperabilità massima sui nodi integrati, per portare a termine attività di analisi su una vasta mole di dati, con una scalabilità massima. La stessa flessibilità che permette a Blue Brain 5 di raggiungere gli obiettivi prefissati dall’istituto di Losanna e HPE, che puntano al 2020 come anno in cui dovrebbero essere mappate tutte le regioni del cervello del topo, in particolare il talamo e la neocorteccia, come primo passo (seppur non ufficializzato) verso una ricostruzione completa dell’organo umano.

“La nostra missione è creare tecnologie che migliorino la qualità della vita, incluse quelle finalizzate al campo della medicina, che salvino persone – sono le parole di Antonio Neri – attraverso la collaborazione con Blue Brain Project, HPE rende le  applicazioni avanzate di supercalcolo a misura della comunità neuroscientifica, che potrà beneficiare degli sviluppi della piattaforma HPE SGI 8600”.

Nello specifico, Blue Brain 5 è composto da 372 nodi di calcolo che forniscono 1.16 petaflop di prestazioni di picco. Il sistema è dotato di 94 terabyte di memoria, l’equivalente di potenza di 23 mila portatili, e utilizza processori Intel Xeon Gold 6140 e Intel Xeon Phi 7230 affiancati dalle Tesla V100 di Nvidia. Grazie a SGI 8600, progettato per risolvere i problemi più complessi e alimentare alcuni dei supercomputer più veloci al mondo, Blue Brain 5 vanta una scalabilità a migliaia di nodi in un’architettura facile da gestire. La macchina dispone di una soluzione di raffreddamento a liquido ad alta efficienza energetica ed è stata installata presso il Centro nazionale di supercalcolo svizzero (CSCS) di Lugano, in Svizzera.

Per Felix Schürmann, Co-Direttore del Blue Brain Project: “Il percorso scientifico del Blue Brain Project dipende essenzialmente dalle capacità di calcolo su cui può basarsi. Oggi, la modellizzazione di un singolo neurone comporta circa 20 mila equazioni differenziali ordinarie. Quando si vogliono modellare intere regioni cerebrali si entra nel merito di centinaia di miliardi di equazioni, che devono essere risolte contemporaneamente. HPE ci aiuta a navigare in questo complesso mare tecnologico, avvicinandoci sempre più al nostro sogno”.

Leggi anche:  Prysmian: progetto in cavo per un nuovo parco eolico offshore flottante in Francia