La blockchain promette di essere una delle tecnologie a maggior impatto in molti settori industriali, trasformando radicalmente il modo in cui si fa business e rendendo le interazioni più sicure, trasparenti, efficienti dal punto di vista dei processi e dei costi

Quando la blockchain è apparsa per la prima volta nel 2008, in pochi potevano immaginare la rivoluzione alla quale – di lì a poco – avrebbe dato slancio. La sua capacità di decentralizzare e proteggere i dati in modo efficiente ha ispirato una nuova generazione di innovazioni su scala globale. In parallelo, abbiamo assistito all’alta volatilità dei prezzi della criptomoneta nel 2018, ma molte compagnie, piccole e medio-grandi hanno continuato a scommettere sulla catena di valore. Per esempio JP Morgan, che di recente ha annunciato l’avvio della sperimentazione di JPM Coin, come strumento B2B per i clienti aziendali. Il prodotto, sviluppato su blockchain, consentirà di regolare immediatamente le transazioni, rendendo il processo molto più efficiente sia per le organizzazioni che gli istituti bancari.

Il grado con cui gli innovatori adottano la chain come paradigma per creare soluzioni pertinenti determinerà quanto velocemente e lontano si sposterà la piattaforma nella nostra vita quotidiana. Al pari di qualsiasi altra tecnologia, la comprensione di ciò che può fare la blockchain è fondamentale. Ci sono opportunità davvero ampie per la crescita del panorama, che può definire e plasmare l’innovazione futura sia nel settore pubblico che in quello privato, anche se c’è ancora da capire con precisione con che natura e modalità. Di certo, quella che una volta era un progetto nato per l’anonimato ora ha un enorme potenziale: dal modo in cui lavoriamo, a quello in cui paghiamo, viaggiamo, comunichiamo, prendiamo decisioni. Sfruttando la sicurezza e l’efficienza della blockchain e chiarendo i flussi che su di essa poggiano, possiamo immaginare un domani applicativo più vicino e meno improbabile di quanto sembrasse ieri.

IMPATTO DIROMPENTE

«La diffusione della blockchain, per quanto ancora in una fase iniziale e spesso sperimentale, sta contribuendo a trasformare e a migliorare le modalità con cui le aziende e le organizzazioni in generale collaborano, grazie alla possibilità di istituire un nuovo livello di “fiducia” e di trasparenza» – ci spiega Diego Pandolfi, research & consulting manager di IDC Italia. «I progetti di digitalizzazione stanno spingendo le compagnie a ricercare migliori livelli di efficienza nei processi e la tecnologia blockchain avrà un impatto “disruptive” sugli ecosistemi e sull’operatività della produzione e della logistica. In base alle stime di IDC, gli investimenti in blockchain raggiungeranno i 2,9 miliardi di dollari nel 2019 a livello mondiale, registrando una crescita importantissima rispetto al 2018 (+89%), indice di un interesse molto forte sia da parte delle aziende private sia degli enti pubblici. Molte iniziative si trovano ancora in una fase pilota, anche se non mancano casi di messa in opera, soprattutto negli Stati Uniti».

Quello che ci chiediamo è se la blockchain può considerarsi un approccio finalmente sicuro e valido anche al di fuori delle criptovalute. Per Gianmario Mollea, marketing and sales manager, Linea DCO (Digital, Collaboration and Optimization) di TESISQUARE, la risposta è assolutamente sì. «Infatti, stiamo utilizzando la blockchain per la gestione del tracking delle transazioni in ambito logistico, per il monitoraggio e la tracciatura dei trasporti e con sperimentazioni che vanno al documentale, al fine di verificare se una gestione basata sulla blockchain può essere considerata compliant alla conservazione sostitutiva». Del resto, la caratteristica principale della blockchain – a differenza di altri sistemi che conservano in maniera centralizzata dati e informazioni – è quella di essere una rete incorruttibile e distribuita, nella quale attraverso proprietà avanzate, le transazioni e i dati sono accessibili in modo trasparente, e certificata da tutti i partecipanti. Questa caratteristica contribuisce a renderla una tecnologia in grado di garantire sicurezza e validità per quei processi di approvazione, tracciabilità e pagamento anche al di fuori della sua applicazione più conosciuta, in forma di criptovaluta. «Proprio le declinazioni concrete in ambiti quali il trasporto e lo scambio di merci e valori sono un esempio perfetto del consolidamento odierno» – afferma Filippo Cutillo, Oracle Blockchain Cloud Service specialist di Oracle Italia. «La replica sicura e immutabile del dato tra entità differenti senza confini potenziali è ciò che rende la blockchain diversa dai database tradizionali RDBMS a cui si è fatto riferimento in passato, quale approccio peculiare del mondo informatico che fu».

Come conferma Massimo Gentilini, IT Solutions Area director di CRIF – «il fatto che il database sia intrinsecamente distribuito e disponibile in modalità sicura su nodi diversi, oltre al paradigma di “append-only/no-update”, lo rende particolarmente appetibile in alcuni contesti, come la notarizzazione». In generale, domandarsi “ma la stessa cosa non la posso fare con un database?” non è corretto per la tecnologia blockchain. «La domanda giusta – continua Gentilini – è “mi serve un database distribuito in cui mi posso fidare in maniera certa del contenuto” ? Se la risposta è affermativa allora la catena di valore è sufficientemente diversa da un database per risultare effettivamente utile». IDC definisce la blockchain come – «un registro distribuito e digitale di record e transazioni, condiviso da una rete di partecipanti in modalità peer-to-peer e in grado di tracciare in maniera sicura le transazioni attraverso un sistema di firma digitale o crittografata». La blockchain, quindi, pur essendo un database, ha la caratteristica di essere distribuita e inalterabile. I nodi all’interno della rete contengono una copia dell’intero registro, rendendolo disponibile a coloro che possono accedere alla rete. A differenza dei RDBMS, non esiste un repository unico, anzi ogni nodo che compone il registro distribuito può essere aggiunto, esclusivamente con l’approvazione dei partecipanti.

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I VANTAGGI ATTUALI

Ed è proprio questo il vantaggio nell’utilizzo della blockchain come nuovo modo di offrire soluzioni forse non rivoluzionarie ma determinanti quando si tratta di seguire le innovazioni, proteggendo meglio i flussi operativi. Lo sottolinea con forza Lorenzo Piatti, digital analyst di InfoCert Tinexta Group, secondo il quale la corretta comprensione dei benefici è il punto da cui bisogna partire. «L’approccio di InfoCert alla blockchain/DLT è stato quello di capire quali benefici possono portare i servizi trust a tali nuove piattaforme e non viceversa. In un contesto che si professa privo spesso di validazione, trovare una risposta a tale quesito è stato particolarmente sfidante. Tuttavia, siamo arrivati alla conclusione che, per permettere l’uso di questa tecnologia nei mercati regolamentati, come quello bancario, è necessario garantire l’identità dei partecipanti alla rete e dei titolari dei wallet. Per questo InfoCert è funding steward della Sovrin Foundation – sottolinea  Piatti – per partecipare a un progetto basato su blockintentchain pubblica e permissioned, che gestisce identità digitali nel rispetto del paradigma della self-sovereign identity».

Da parte sua, CRIF è attiva in ambito blockchain con una divisione di ricerca e sviluppo e una partecipazione ai principali tavoli di lavoro. «Come azienda con la cultura di information management nel proprio codice genetico – afferma Gentilini – troviamo di particolare valore la funzione di notarizzazione della blockchain, che garantisce la certezza delle informazioni fornite in un determinato momento, in maniera scalabile e con la possibilità di affidarsi alle funzioni native di questa tecnologia per determinare la coerenza di quanto fornito, avendo un audit certificato (in maniera matematica) delle operazioni che hanno portato a un determinato risultato. Riteniamo invece che non possa essere una soluzione per la memorizzazione dei dati, per gli aspetti di privacy connessi alla GDPR, in particolare per il right to be forgotten».

I guadagni dell’utilizzo di tecnologie blockchain per le aziende e PA sono numerosi. Tra questi spiccano sicuramente  – come evidenzia IDC – «la possibilità di una ottimizzazione generale delle operations e il miglioramento dei processi di business legati alla comunicazione e alla logistica. Inoltre, la blockchain può contribuire a una maggiore trasparenza e responsabilizzazione tra società (o la rete di partecipanti) e alla disintermediazione di alcuni attori, e quindi a ridurre i costi legati ai processi di “trust”. Infine, garantisce una più elevata collaborazione tra le organizzazioni per una relazione digitale affidabile tra settori e clienti». Essendo dinanzi a uno standard solo di fatto, che però consente un’amplia personalizzazione delle soluzioni, la blockchain diviene una sorta di abilitatore di tecnologia, per strumenti specifici. Lo sa bene Francesco Maria Primerano, CEO di Gruppo Intent: «Quale azienda rivolta all’innovazione tecnologica e tra i leader SAP HR, Intent si affaccia con entusiasmo all’utilizzo della blockchain e intende realizzare una nostra catena a supporto di tutti i prodotti e servizi nel mondo ICT».

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IL SETTORE PUBBLICO

Finora abbiamo solo in parte accennato allo sbarco di iniziative dirompenti nel settore pubblico. Eppure, la blockchain può rappresentare una forma di rinnovamento possibile per la pubblica amministrazione. Per Pandolfi di IDC, la blockchain è un’opportunità per la PA e anche in Italia abbiamo alcuni esempi di amministrazioni pubbliche che stanno studiando questa tecnologia per un’eventuale applicazione nella verifica, nel controllo e nell’approvazione di atti e di transazioni. «Le sperimentazioni – spiega Pandolfi – sono volte a comprendere come la blockchain possa contribuire a innovare processi e servizi, per le attività interne ma soprattutto per la gestione di procedure che interessano terze parti (certificazioni e verifica di identità, gare di appalto, approvvigionamento, smart contract). Gli ambiti di maggiore innovazione saranno proprio quelli in cui è richiesto un livello di trust pubblico-privato, per accedere e coordinare informazioni e transazioni certificate». In uno scenario di relazioni paritetiche tra amministratori e cittadini, la PA potrà rafforzare il suo ruolo di garante, quello di conservatoria e registro di proprietà o addirittura delegare con sicurezza attiva alcune funzioni a privati. L’Italia non può sottrarsi dal progresso tecnologico, per accoglierlo è necessaria però una regolamentazione efficace che concepisca rischi e vantaggi della disintermediazione, a sostegno dei suoi fruitori e a garanzia dell’ordinamento giuridico. Di certo, il panorama nazionale è in via di trasformazione. Gianmario Mollea di TESISQUARE ci ricorda come le richieste dei clienti vadano oramai oltre l’accoppiata blockchain e bitcoin. «Abbiamo avviato dei progetti con aziende che vogliono usare la blockchain al di là di quello che si è sempre sentito: non per scambiare criptovalute o gestire uno smart contract, ma per il tracking delle consegne a livello dei trasporti». Il mercato si sta orientando all’utilizzo della catena in tutte le sue forme.

«È il riflesso di un’economia in continua evoluzione e del fiorire di nuovi business» – dice Primerano di Intent. «La nostra forza sta nel voler accogliere questi cambiamenti con uno sguardo lungimirante al futuro, senza dimenticare il fattore umano: tutti i nostri progetti integrano le più recenti tecnologie, ma nascono dal rapporto diretto col cliente, a cui garantiamo qualità e convenienza». Il contesto italiano, caratterizzato strutturalmente in maniera preponderante da micro e piccole imprese, si trova ancora in una fase di studio e di sperimentazione. «Solo poche grandi aziende del settore bancario o manifatturiero stanno iniziando ad applicare questa tecnologia ad alcuni processi. Sarà necessario per le PMI – spiega Diego Pandolfi di IDC Italia – familiarizzare con le applicazioni e comprenderne i reali casi d’utilizzo, nonché i risultati conseguibili. Il fattore culturale è fondamentale affinché la blockchain possa effettivamente influenzare i flussi delle imprese più piccole. Per agevolare questo passaggio culturale, sicuramente il governo gioca un ruolo cardine, anche se dovrà studiare delle strategie di indirizzo e di incentivo in grado di facilitare lo sviluppo presso le aziende italiane».

FRAMEWORK NORMATIVO

Nello specifico dell’Italia, c’è Oracle che è impegnata in diversi settori per cercare di rendere la blockchain una possibilità vantaggiosa per più canali, dal finance, all’agroalimentare, passando per l’industria per incoraggiare e incrementare l’uso della chain. «Più che un prodotto – mette in evidenza Filippo Cutillo di  Oracle – sarà la propensione di aziende e cittadini alla piena digitalizzazione a essere motore di maggiore adesione e, sotto questo punto di vista, grandi speranze vengono nutrite dal 5G, quale vettore di adozione di forme sempre più dirompenti di applicativi basati su blockchain, permettendo di attingere a informazioni analogiche (o nativamente digitali) per alimentare i sistemi digitalizzati distribuiti e interconnessi». Per Intent, di estrema importanza è il mercato virtuale, che si sta orientando all’utilizzo della blockchain in molte delle sue applicazioni, come riflesso di un’economia in continua trasformazione e del fiorire di nuovi business, come la smart health. «La forza di Intent sta nel voler accogliere questi cambiamenti con uno sguardo lungimirante al futuro, senza dimenticare il fattore umano: tutti i nostri progetti integrano le più recenti tecnologie, ma nascono dal rapporto diretto col cliente, a cui garantiamo qualità e convenienza».

Lo scorso 13 marzo, il ministero dello Sviluppo Economico ha organizzato il workshop di presentazione del primo progetto pilota che promuove l’applicazione della tecnologia blockchain per le PMI. Cosa può rappresentare questo per lo sviluppo della tecnologia verso le piccole e medie imprese italiane? Per Gianmario Mollea di TESISQUARE – come è avvenuto per la fatturazione elettronica – «il grande potenziale risiede nell’uso diffuso e comune, anche se richiederà ovviamente un certo impegno e una certa “fatica” da parte di tutti i soggetti coinvolti. Se il governo metterà la blockchain alla base dei processi della PA, renderà questi ultimi più sicuri e contribuirà a far evolvere il livello di digitalizzazione». Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Cutillo di Oracle che spiega come – «il parlamento, più che il governo, può avere un ruolo determinante nella costruzione e definizione del quadro normativo necessario per la maggior diffusione delle blockchain e per la trasformazione dei contratti in smart contracts».

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Ma è chiaro che, come ogni nuova tecnologia, anche le soluzioni basate su registri distribuiti necessitano di una chiara cornice che permetta lo sviluppo di business concreti. «Per questo l’intervento del legislatore è essenziale per evitare che queste piattaforme disruptive siano veicolo di frodi e quindi creino diffidenza da parte del consumatore» – afferma Piatti di InfoCert. «Il MISE, con le competenze dei propri componenti e gruppi di lavoro, può essere un valido supporto nella focalizzazione dell’intervento normativo, che dovrebbe allinearsi a quanto già approvato a livello italiano ed europeo in materia di documenti, firme e identità digitali».

APPLICAZIONI BLOCKCHAIN-POWERED

Tornando ai settori maggiormente interessati alle applicazioni blockchain-powered, gli analisti di IDC ne rilevano a livello globale almeno tre: banking, manifatturiero, retail. Per Diego Pandolfi di IDC Italia – «il bancario si manterrà il principale per investimenti in progetti blockchain, con utilizzi negli ambiti dei pagamenti transfrontalieri e del trade finance. I vantaggi conseguibili permettono una maggiore efficienza e un risparmio in termini di costi: nei pagamenti transfrontalieri – per esempio – tradizionalmente sono necessari diversi giorni prima che le transazioni siano approvate, richiedendo inoltre il coinvolgimento di differenti intermediari. Attraverso la blockchain – invece – i processi di approvazione possono essere immediati e sicuri allo stesso tempo, visto che tengono traccia di tutti i livelli di approvazione». Il settore manifatturiero sta sperimentando, allo stesso modo delle banche, miglioramenti in termini di efficienza e di produttività. «I principali ambiti di sperimentazione e di applicazione della blockchain – continua Pandolfi – sono quelli dell’asset management, per il monitoraggio di beni e prodotti, per la creazione di un sistema efficiente e sicuro di track & trace, e per efficientare le attività in ambito regulatory e compliance. I vantaggi conseguibili per le aziende del settore sono diversi, come la verifica dell’autenticità relativa alla provenienza delle merci lungo la supply chain». Pensando all’industria del food o del tessile – «è possibile certificare in maniera sicura la qualità e la provenienza dei prodotti e delle materie prime, abilitando l’accesso alle informazioni anche da parte dei consumatori, e incoraggiando azioni responsabili e standard condivisi da tutti i partecipanti alla catena del valore».

Anche il retail è interessato a implementare la blockchain – «per le attività di certificazione della provenienza delle materie prime e in generale per attività di tracking dei prodotti lungo la supply chain, offrendo ai consumatori la possibilità di accedere a informazioni validate sui prodotti che stanno acquistando direttamente nei punti vendita». Di certo, il futuro appare ricco di opportunità, soprattutto quando lo si interseca con i nuovi paradigmi dell’intelligenza artificiale e il machine learning, capaci di finalizzare ancor meglio le applicazioni, in quanto a sicurezza e predittività. L’integrazione di tecnologie innovative, come l’IoT e l’IA, può contribuire alla creazione di sistemi evoluti e automatizzati. Queste evoluzioni contribuiranno a rendere la blockchain sempre più sofisticata, in risposta a un mercato in crescita e in continua espansione. E non possiamo che appoggiare la conclusione di TESISQUARE, quando chiosa: «Blockchain, AI e machine learning sono tutti trend collegati. L’utilizzo sui processi di business di ognuno permette di far evolvere la gestione di quelle operazioni che creano grandi volumi di dati e scaturiti da fonti diverse. Inglobati nel contenitore chiamato Big Data rappresentano il fulcro principale con cui ricavare valore dalle informazioni che, analizzate e gestite nel modo giusto, consentono di ottimizzare l’intero anello della catena e far progredire l’impresa».