Gruppo E alla guida del cambiamento aziendale

Stefano Zingoni, co-founder e marketing manager di Gruppo E
Stefano Zingoni, co-founder e marketing manager di Gruppo E

In tempo di pandemia le imprese, grazie all’Information Technology, hanno potuto continuare a evolvere, ma, per essere vincenti, dovranno proseguire nella valorizzazione delle tecnologie. Questo è uno dei concetti emersi nell’evento “Make It Happen”

«Le nostre imprese non sono più quelle di prima: sono mutate per sempre. Da marzo 2020, improvvisamente, per continuare la propria attività hanno dovuto cambiare il loro modo di lavorare. Sono state messe alle strette, ma se oggi esistono ancora, significa che hanno reagito e si sono adattate alle nuove regole del gioco. Per fare tutto questo hanno dovuto rinnovarsi, ponendo le basi per il futuro e la sopravvivenza nel lungo periodo». Così Stefano Zingoni, co-founder e marketing manager di Gruppo E ha descritto la realtà che ha contraddistinto le aziende italiane quest’anno, nel corso dell’evento “Make It Happen”. Svoltosi nei giorni scorsi online, questo incontro è servito a presentare Gruppo E che, ufficialmente costituito dal 2018, è una realtà formata da un’alleanza di player (Ergon, Mediasecure, Estrobit, Neboola, Lunokod, MGAlabs ed Enext), ognuno specializzato in un ambito specifico dell’Information Technology for business.

Check Point, Cisco, NetApp, VMware, AWS e Veeam sono state le aziende partner che hanno partecipato all’evento in cui si è affrontato il tema del’evoluzione che l’Information Technology ha avuto negli anni e di come, di recente, abbia subito un’accelerazione.

La pandemia ha portato le aziende a valorizzare il remote working, favorendo l’uso di nuovi strumenti di lavoro e puntando su soluzioni di sicurezza, evolvendo digitalmente. Gli investimenti fatti dalle imprese durante il lockdown, tuttavia, non bastano a far sentire le aziende adeguatamente attrezzate per il futuro.

Secondo Zingoni, l’Information Technology rende disponibili molte possibilità che potranno essere ulteriormente valorizzate. In particolare sono multicloud, Internet of Things e intelligenza artificiale le aree tecnologiche che dominano l’attuale panorama IT, su cui Gruppo E sta lavorando. L’integrazione tra di esse consentirà alle aziende di evolvere ulteriormente.

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Oggi l’IT è sempre più coinvolto nei processi di business, che sono influenzati dalla salvaguardia della salute delle persone, dalla sostenibilità e dal consumo. «Anche quando il virus smetterà di farci paura, questi tre driver continueranno a guidare il business delle aziende ed è importante ricordarci che l’IT è l’infrastruttura che le sorregge e la linfa che le mette in moto» – ha commentato Zingoni. «Quella del 2008 è stata vista come una delle peggiori crisi economiche della storia, fino alla crisi di oggi. Ma tra le due c’è una profonda differenza e questa differenza è data dall’IT e dalla sua maturità».

Affiancare le aziende affinché siano parte attiva nella loro evoluzione IT è l’obiettivo di Gruppo E, un percorso in cui si parte dal dato e da dove esso è contenuto, ovvero i datacenter. L’obiettivo è estenderne il campo di utilizzo e applicazione fino ad abbracciare l’hybrid multicloud e consentire ad aziende di ogni dimensione di essere allo stesso livello.

IL CLOUD, ELEMENTO STRATEGICO

Il cloud ormai domina il mondo IT. Secondo dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, nel 2020 il mercato cloud italiano supererà i 3 miliardi di euro, in crescita del + 21% rispetto al 2019 ed è l’area di investimento principale per le aziende. In questo contesto l’hybrid cloud si conferma assoluto protagonista, valendo da solo 2 miliardi di euro.

In Italia le aziende possiedono in media quattro cloud provider attivi, in linea con la situazione nel resto del mondo. Quello che sembra mancare è però l’adozione di una vera strategia multi cloud, ovvero l’uso congiunto di più provider cloud senza l’uso di un server on-premise. Il freno principale al multi cloud è la sua complessità ed è necessario, pertanto, sviluppare competenze verticali su tecnologie diverse, soprattutto a livello di infrastruttura.

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Il filo conduttore che segue ogni tematica cloud, ogni innovazione in campo tecnologico è la sicurezza del dato e delle informazioni. La sicurezza informatica è sempre messa a dura prova e in questo periodo deve affrontare pericoli sempre crescenti. Ricerche recenti, infatti, mostrano che, all’aumentare del remote working, il volume degli attacchi informatici è incrementato.

L’IMPORTANZA DELLA SICUREZZA

La security è fondamentale e la trasformazione ed evoluzione digitale che il Gruppo E si prefigge di agevolare devono necessariamente avvenire in sicurezza. Sono troppi e troppo grandi i valori in gioco: il patrimonio immateriale delle aziende, la loro storia, i loro segreti, i dati confidenziali dei clienti, i dati sensibili delle persone e questi devono essere adeguatamente protetti. La sicurezza può essere anticipata e agire per tempo è l’arma vincente per sconfiggere le minacce e neutralizzarle ancora prima che si manifestino.

Gruppo E, utilizzando tecniche innovative di sicurezza, ha realizzato un SOC denominato Cyber Defence, che valorizza tecnologie evolute per affrontare la maggior parte degli attacchi informatici. Il SOC si adegua alla struttura del cliente perché l’obiettivo è valorizzare gli investimenti che il cliente ha fatto, non sostituendo quelli realizzati nel passato ma aiutando a migliorarli sempre di più.

Stefano Davitti, amministratore delegato di Gruppo E

«Il mondo IT è diventato complesso, sempre più integrato al resto dell’azienda, con un ruolo strategico, centrale, in molti casi apicale e sempre più connesso con il mondo industriale», ha detto Stefano Davitti, amministratore delegato di Gruppo E. «I dati sono sempre di più, sempre più importanti ed è fondamentale gestirli in maniera corretta e proteggerli». Qui entra in gioco la compliance che è l’adeguamento dell’azienda a norme di legge, come il GDPR, o standard internazionali per garantire, nel caso di aziende IT, la qualità della sicurezza dei dati e del processo che la gestisce. La finalità ultima è assicurare alle imprese resilienza e capacità di reazione agli shock. I dati possono essere di differenti tipologie (personali, bancari, medici) ed è il legislatore a definirli in base alla loro sensibilità. «Ogni progetto IT, infrastrutturale o applicativo, riguarda i dati e ha implicazioni a livello di compliance da gestire nel tempo. Anche la compliance va sempre tenuta sotto controllo» – ha aggiunto Davitti.

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COMPLIANCE COME STRUMENTO DI EVOLUZIONE

Un progetto GDPR o di compliance di successo possiede diversi ingredienti. Il primo è vedere la compliance come un modo di portare benefici in azienda, non solo come l’ennesimo adempimento. Un altro elemento fondamentale è il coinvolgimento dell’amministratore delegato, in quanto la compliance tocca tutte le aree dell’azienda. Un’ultima arma vincente è l’approccio multidisciplinare alla materia: è bene che i progetti di compliance non coinvolgano solo l’ufficio legale e il dipartimento IT ma anche risorse umane, comunicazione interna, marketing. Un approccio trasversale velocizza i progetti ed evita cambi di rotta costosi.

«Non avere un programma di conformità è costoso e si rischia di incorrere in sanzioni», ha constatato Davitti. «Inoltre, non essere compliant trasmette un messaggio negativo. Oggi più che mai i clienti sono al centro di una frenetica vita digitale, hanno bisogno di sapere che possono riporre la propria fiducia nelle aziende dalle quali acquistano e con le quali entrano in contatto».

Gruppo E non solo vuole innescare un cambiamento tecnologico, punta anche sulla sostenibilità e sull’inclusione sociale, selezionando solo i vendor che condividono questa filosofia. Con sedi a Firenze, Siena, Roma, Bologna e Milano, Gruppo E ha oggi 75 dipendenti e un fatturato di 30 milioni di euro.