Intelligente e iperconnessa, ma soprattutto sostenibile, sicura e “safe”. A2A, ATAC Roma, Axians Italia, Comune di Firenze, Denodo, Ferrovie dello Stato, SEA Aeroporti di Milano e Trend Micro Italia si confrontano su progetti, tecnologie e servizi per ridisegnare il futuro della città dopo la pandemia, ricominciando dal suo ruolo strategico come modello di governo, dove infrastrutture, ambiente, economia, cultura e comunità dialogano sullo stesso piano utilizzando i dati

La tecnologia e le informazioni digitali pervadono ormai molti aspetti della nostra vita nelle aree a forte urbanizzazione. Finora, il dibattito intorno a questa fondamentale tematica si è concentrato sulle questioni proprie alla distribuzione di energia, il teleriscaldamento/condizionamento, l’illuminazione, i trasporti, il traffico privato, la sicurezza e la prevenzione. E di come gestire la regia complessiva di questi servizi in una modalità sempre più centralizzata e automatizzata, puntando soprattutto su due fattori decisivi: il riuso di applicazioni e piattaforme e la condivisione delle informazioni digitali come presupposto di una gestione ancora più efficiente e razionale.

Lo scatenarsi repentino e imprevedibile dell’emergenza sanitaria ha fatto tuttavia emergere un aspetto nuovo, solo in parte affrontato in passato dalle tecnologie per la smart city (pensiamo alle soluzioni per la gestione dei flussi di visitatori di uno spazio pubblico, di una struttura commerciale o sportiva; il controllo dell’inquinamento dell’aria e delle acque). Di colpo, le città medio-grandi sono diventati luoghi meno sicuri dove il contagio da Covid correva più velocemente, dove il problema dell’affollamento delle persone nei luoghi delle loro attività e dello svago, nelle scuole, sui mezzi di trasporto, ha messo in evidenza vistose lacune dal punto di vista dei reali strumenti di controllo, lasciando spesso spazio a soluzioni palliative o all’iniziativa dei singoli. In un contesto di forte disorientamento, un obiettivo importante come il tracciamento dei contagiati non è stato raggiunto, certo per le carenze della strategia complessiva, ma in parte forse anche per la mancanza di strumenti “embedded” nella visione della città come insieme di servizi basati sull’intelligenza dei dati.

La discussione intorno alla tavola rotonda virtuale allestita da Data Manager sul tema dell’IoT applicato alla smart city verte sulla città intelligente osservata da questo inedito punto di vista, sollecitando i pareri e le esperienze dei partecipanti in relazione ai progetti, alle tecnologie e ai servizi che possono – anche in una prospettiva futura – andare in direzione di un ambiente urbano in grado di gestire le aree di criticità e i rischi di eccessivo affollamento, popolato di servizi che tengano conto dei vincoli e delle limitazioni imposte dalla lotta all’emergenza.

Il panel composto da un campione rappresentativo di vendor e operatori della smart city è stato chiamato a rispondere a una serie di spunti relativi alle iniziative e le tecnologie messe in campo per far fronte all’emergenza pandemica e sostituire o potenziare i servizi in seguito alle limitazioni poste ad attività lavorative, sistema scolastico, esercizi commerciali e servizi pubblici. Un secondo giro di interventi ha permesso di affrontare la questione della definizione e della governance di un ambiente urbano ancora più resiliente, in una prospettiva di continuità di determinati cambiamenti che si sono radicati negli ultimi dodici mesi, soprattutto in ambito professionale e lavorativo.

AEROPORTI TOUCHLESS

Obiettivo, fronteggiare un nemico invisibile. Come altri settori, quello rappresentato da Fabio Degli Esposti, direttore ICT di SEA Aeroporti di Milano vive in modo importante l’emergenza a livello europeo, con una riduzione dei voli dell’80%. «La risposta è scattata con l’arrivo dei primi passeggeri dalla Cina, con misure che avevamo adottato già ai tempi dell’epidemia di SARS» – racconta Degli Esposti, ricordando l’inizio dell’emergenza. «Dall’uso delle termocamere alla completa revisione dei processi e delle infrastrutture». Il sistema aeroportuale di Milano ha dovuto cambiare rapidamente pelle – spiega il direttore ICT – chiamato ad accelerare l’uso di soluzioni touchless già sperimentate, come l’identificazione biometrica. «Al lavoro fatto in passato per garantire un’esperienza sempre più “seamless”, abbiamo aggiunto temi come il distanziamento, la minimizzazione dei contatti e abbiamo messo a punto una app per la navigazione in aeroporto». Secondo Degli Esposti anche una tecnologia come la blockchain nell’epoca del tracciamento dei contatti, può assumere una possibile valenza nella certificazione dei percorsi sicuri. «L’attenzione che nel 2001 era volta a evitare i contatti con terroristi, oggi riguarda la possibilità di incrociare persone infette e su questo si discute anche a livello internazionale». Discussione e tecnologie sono importanti – rileva Degli Esposti – perché il traffico aereo ripartirà, anche se lentamente. La IATA prevede che il ritorno ai livelli pre-Covid avverrà solo nel 2024, ma per quell’epoca ogni aeroporto, in quanto hub intelligente, dovrà essere inserito con grande consapevolezza nell’ecosistema della smart city, con una particolare attenzione all’intero aspetto della cybersecurity.

Anche al Comune di Firenze, racconta Gianluca Vannuccini, dirigente della Direzione Sistemi Informativi, Servizio Sviluppo Infrastrutture Tecnologiche tutto il comparto IT è stato mobilitato fin dai primi momenti del lockdown, in parte in situazione di lavoro remoto e con picchi di richieste particolarmente elevati. Le attività comprendevano anche una serie di nuovi servizi destinati a supportare la consegna di presidi come le mascherine, l’erogazione di buoni spesa, la visibilità delle strutture commerciali che si organizzavano per esempio per portare cibo direttamente alle abitazioni dei fiorentini.

SERVIZI SOTTO PRESSIONE

Oggi, che i servizi IT comunali tornano a essere sotto pressione per le vaccinazioni, Vannuccini apprezza ancora di più i vantaggi di una infrastruttura facilmente scalabile in funzione dei picchi e delle necessità di servizio. «Abbiamo per esempio dovuto rileggere alcune infrastrutture in chiave di gestione remota delle aree di affollamento e in generale siamo riusciti a fornire ai decisori molti input determinanti» – afferma il manager dei servizi IT municipali. L’amministrazione fiorentina ha approfittato anche di qualche coincidenza fortunata. «La recente assunzione di alcuni giovani ingegneri ci ha permesso di sviluppare in pochissimo tempo nuove soluzioni analitiche sui dati acquisiti e a tenere in piedi servizi tradizionali ai quali avremmo dovuto rinunciare. Molti hanno capito l’importanza dell’ICT, delle infrastrutture, delle persone e degli strumenti di comunicazione, anche se – a questo livello – la mancanza di empatia si è fatta sentire».

Il riferimento diretto di Vannuccini a Big Data e agli analytics non sorprende troppo Gabriele Obino, regional VP Southern Europe & ME di Denodo. Ma anche l’empatia che viene meno è un problema condiviso. «Quando si parla di smart city, di sistemi aeroportuali, di infrastrutture OT, quello dei dati è un “big” sempre più a piacere». Per questo, anche se in condizioni difficili – perché tutte le relazioni commerciali si basano su un clima di fiducia che è difficile ricreare in videoconferenza – la proposta tecnologica di Denodo sta suscitando immediato interesse in molti interlocutori di questo variegato ambito. «Offriamo un modo nuovo di fare integrazione di dati, con più agilità e a costi contenuti – spiega Obino. «Spesso, per disporre di tutti i dati necessari si fanno investimenti sulla parte fisica, magari con risultati deludenti in presenza di volumi significativi. I clienti di Denodo possono concentrarsi sulla semantica e sulla logica dei loro dati e davanti a questa formula i mercati stanno reagendo molto bene». Come operatore assuefatto ai grandi numeri, Ferrovie dello Stato – osserva a questo punto Franco Stivali, chief innovation officer – la pandemia ha rappresentato un duplice problema. «Quando i peggiori nemici sono l’affollamento e lo spostamento delle persone, come azienda specializzata nel trasporto di massa che con le sue stazioni insiste direttamente nel sistema urbano, abbiamo dovuto agire riducendo il numero di treni e di passeggeri. Un regime che non rappresenta una soluzione e soprattutto non è sostenibile dal punto di vista economico» – avverte Stivali. Lo scenario che si delinea, afferma il responsabile dell’innovazione tecnologica dell’operatore ferroviario nazionale, è un netto cambio di passo dell’intero sistema della mobilità. Stivali legge con grande scetticismo le previsioni di drastico abbandono delle città. «La città è un sistema che ha visto di tutto senza perdere la sua centralità. Proprio perché è il sistema più resiliente». Ma è una resilienza basata sulle infrastrutture, sulle persone e le cose che riusciamo a far arrivare e far partire dalle città. Gli innovatori – sostiene Stivali chiudendo il suo primo intervento – sanno che la vera sfida oggi consiste nel far ripartire la mobilità con un passo diverso, con un dialogo costante tra le diverse alternative di trasporto e passeggeri dotati di un nuovo livello di coscienza e decisione su queste alternative.

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I CITY USER AL POSTO DEI TURISTI

Nel caso di una rete di trasporto che agisce a livello metropolitano, l’ambito geografico è forse più circoscritto, ma la funzione svolta riduce le possibilità di sopprimere le corse, che devono invece mantenere una certa capacità, specie nelle fasce orarie del lavoro pendolare. Francesco Amendola, responsabile Direzione ICT di ATAC Roma, siede intorno alla tavola virtuale di Data Manager a poche ore dalla presentazione di Roma Smart City, l’iniziativa che prevede la realizzazione di 81 progetti a forte contenuto digitale per un totale di 200 milioni di euro di investimento. «Durante il primo lockdown – ricorda Amendola – c’è stata una riscoperta della funzione ICT come fattore abilitante per gli sviluppi e le evoluzioni richieste dalla situazione. Con la drastica limitazione dell’accessibilità, la tecnologia è servita ad esempio per attuare misure di monitoraggio e contingentamento, oltre che per fornire funzionalità che in parte già erano disponibili ma non erano sufficientemente valorizzate». Sulle linee Metropolitane e Ferroviarie, per esempio, i dati provenienti dai varchi di accesso alle stazioni hanno consentito di prendere decisioni in materia di distanziamento in maniera strutturata e regolare, laddove in passato venivano utilizzati in maniera sporadica. Applicate ai flussi di passeggeri in attesa degli autobus, le stesse tecnologie dell’informazione hanno consentito ad ATAC di riorganizzare il sistema di trasporto che si era trasformato di colpo a causa dell’emergenza sanitaria, con un drastico crollo dei flussi turistici ed un aumento di cosiddetti “city user”. La risposta alla pandemia ha portato inoltre a una rifocalizzazione dei canali utilizzati nella comunicazione tra ATAC e i clienti, con un maggiore impiego dei canali digitali sia per l’acquisto dei titoli di viaggio sia per i servizi di infomobilità. «A Roma, siamo stati tra i primi in Europa ad aver integrato la comunicazione Whatsapp nella piattaforma di CRM, con una squadra di quattordici addetti che interagiscono attraverso questi canali social, fornendo ai cittadini una risposta immediata» – sottolinea Amendola. Un successo che non sta tanto nella tecnologia abilitante ma nel valore in cui questa tecnologia si traduce in termini di business e di esperienza del cliente.

Il ruolo determinante di quello che sta intorno a una iniezione di tecnologia viene esaltato nell’intervento di Michele Armenise, general manager Centro Sud di Axians Italia. L’esperienza vissuta è stata contrastante. I collaboratori avevano già smesso di indossare il badge diversi anni fa iniziando a lavorare senza più vincoli di spazio e tempo, affrontando oggi i temi della pandemia senza particolari stravolgimenti. Ma proprio qui è il punto – spiega Armenise. «Nel mercato, l’esigenza di digitalizzazione è stata prorompente rispetto al passato. Già tre anni fa avevamo cercato, attraverso l’introduzione di diverse presentazioni ai digital hub di Confindustria, di far passare il messaggio di uno smart working legato a processi di gestione del cambiamento, poiché era evidente la fatica di trasformare modalità di lavoro che poi sono cambiate così repentinamente».

IL LAVORO PER LA SMART CITY

C’è però ancora molta strada da compiere nella città digitale per mettere a frutto tecnologie collaborative che sono accompagnate da tanti problemi. «Per Axians, gestire il cambiamento significa intervenire sulle competenze delle persone e sull’approccio al lavoro. Si deve passare da una logica di quantità e controllo a un lavoro pensato per obiettivi, priorità e responsabilità ed è difficile farlo nel contesto delle pubbliche amministrazioni» – afferma Armenise. Fondamentale è anche un corretto abbinamento di tecnologie e sicurezza, perché chi deve intervenire sul piano organizzativo deve poter governare con tranquillità e tempestività, con una visione completa di tutti gli elementi.

Un insegnamento prezioso in questo senso viene da A2A, la grande utility milanese e bresciana che assicura servizi di distribuzione di energia e acqua, teleriscaldamento e gestione dei rifiuti in un vasto comprensorio metropolitano. Il CIO Marco Moretti esordisce ringraziando le 4.500 persone che hanno continuato a essere perfettamente operative, anche grazie alle soluzioni logistiche e organizzative che l’IT di A2A ha escogitato attraverso un programma che Moretti suddivide in tre fasi. «Nella prima gestione dell’emergenza il mondo dei servizi ICT ha reagito bene riuscendo a mettere 3.500 persone in smart working. Le infrastrutture hanno retto bene l’impatto e direi che anche sul piano psicologico abbiamo tutti imparato a capire perché i processi devono essere digitali e non cartacei». Nel corso dell’estate A2A si è impegnata a rimuovere “lacci ed elastici” temporanei, rimpiazzandoli con interventi ben strutturati. In particolare – ricorda Moretti – sono state portate a più di 4.000 le postazioni di telelavoro con un potenziamento dell’infrastruttura e delle connessioni VPN; ed è stato anticipato e accelerato il progetto di desktop virtualization che ha portato all’aggiunta di 1.500 postazioni virtualizzate. In parallelo, A2A ha sperimentato diverse tecnologie di tracciamento e verifica del distanziamento per il dopo lockdown. «In definitiva – spiega Moretti – siamo riusciti a erogare senza interruzioni tutti i servizi e oggi stiamo cercando di definire i passi di quello che abbiamo definito la “nuova normalità”, anche per trasformare questa generale sensazione di crisi in una opportunità concreta».

Con un occhio, come vedremo, al futuro contesto della città considerata come luogo di massima resilienza, intelligenza e automazione dei servizi. In particolare – continua Moretti – A2A ha agito rilanciando con obiettivi di innovazione ancora più “disruptive” un piano già ambizioso di trasformazione digitale. In piena concertazione con il management della società, il piano ICT di medio-lungo termine è oggetto di profonda revisione e A2A intende rivedere e rafforzare anche i suoi approcci alla business continuity, per acquisire maggiore capacità di gestire il maggior rischio oggi percepito e predisporre opzioni “ready to start” in previsione di prossime eventuali crisi. Obiettivi comuni, ma diversa situazione operativa per l’altra importante società di servizio presente al tavolo, la multiutility Gruppo Hera. «L’azienda – spiega Enrico Piraccini, responsabile sviluppo della Direzione Centrale Innovazione, è distribuita in tante città. Hera serve un insieme di centri distribuiti da Trieste a Rimini. Fino a poco fa, riunirci per coordinare il lavoro era un problema. Paradossalmente il Covid ha travolto i problemi ordinari, accelerando i processi già in atto verso un nuovo modo di lavorare, che resterà». La continuità dei servizi dipende – secondo Piraccini – da capacità più organizzative che tecnologiche e in questo senso Hera è riuscita a far fronte alla situazione.

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SMART AND SAFE

La continuità ha riguardato anche la funzione dell’unità di Piraccini che si occupa di ricerca e sviluppo. Alcuni progetti innovativi che Hera ha coordinato con aziende internazionali non hanno perso un colpo fino alla firma dei contratti, malgrado incontri e interviste con le persone si fossero svolti in spazi di lavoro virtuali. «Nei prossimi tempi, assisteremo a ulteriori innovazioni tecnologiche per lo smart working e il collegamento con i nostri clienti» – riconosce Piraccini. «Per certe tipologie di servizio abbiamo messo a punto nuove app che, come nel caso della raccolta di rifiuti, ci hanno sicuramente aiutato ad assolvere la nostra missione». Ciò che in seguito verrà fatto a livello di smart city – ribadisce Piraccini, concordando con il suo collega di A2A – coinvolgerà i sistemi urbani che non potranno limitarsi a essere “smart”. «Un aggettivo che deve essere abbinato a “safe” e “sustainable”, abbracciando un insieme di strumenti che aiutano lo sviluppo delle nostre città in tutte e tre queste direzioni».

In conclusione di questa prima serie di interventi, Alessandro Fontana, head of sales di Trend Micro Italia auspica che la situazione di emergenza in cui ci troviamo possa, da un lato, dare all’Italia una spinta verso la digitalizzazione, oggi collocata negli ultimi posti del DESI, il Digital Economy and Society Index. «In tutta la discussione, il dato è al centro di ogni sistema, di ogni azione intrapresa» – osserva Fontana. I dati sono il nuovo petrolio. Ma si è parlato molto anche di cybersecurity e Trend Micro ha lavorato in questi mesi, rafforzando quello che era già pianificato ed elaborando nuovi piani di azione, per supportare al meglio le esigenze delle aziende». Il problema – prosegue l’esperto di sicurezza – è che ciascuna situazione ha bisogno di un “proprio progetto” di sicurezza, che tenga conto di tutto, dal lavoratore che opera lontano dall’ufficio fino all’ultimo sensore della città “smart” e “safe”. È comunque un obiettivo che vale la pena perseguire, perché solo così riusciremo a sovvertire i risultati delle statistiche. Unitamente ad un enorme incremento del volume dei dati generati, ci dovrà essere una maggiore capacità di metterli a frutto, alimentando processi predittivi che possono impattare sensibilmente in termini di profittabilità ed efficienza, senza dimenticare che più il dato è importante e utilizzato, più bisogna salvaguardarlo. «Il concetto di fondo però è che dobbiamo entrare negli ecosistemi della smart city senza stravolgere i piani di trasformazione. Soprattutto nella fase dell’emergenza abbiamo riscontrato che se la cybersecurity viene aggiunta solo alla fine, in cima a tutte le cose già fatte, viene considerata come un ostacolo, non un facilitatore».

DATI PER ECOSISTEMI INTERCONNESSI

Nella seconda parte della discussione, il panel ha affrontato il tema delle possibili prospettive post-Covid per un concetto, quello della città intelligente, ancora alla ricerca di una definizione adeguata e soprattutto di modelli condivisi di governance. Quali devono essere in questo scenario le funzioni di un aeroporto come Malpensa, già oggi – come sottolinea il direttore ICT di SEA – considerato per dimensioni il più importante sistema industriale lombardo?

«Quando ero un giovane manager dell’informatica – racconta Fabio Degli Esposti – il concetto di accompagnamento del passeggero gate-to-gate pareva avveniristico. Adesso, è arrivato il momento dell’accompagnamento home-to-home». La prima parola chiave di un sistema aeroportuale così “avvolgente” deve essere “sostenibilità”. «In queste occasioni, mi piace citare l’esortazione di Carlo Ratti, secondo il quale la smart city ha soprattutto bisogno di smart citizen. Ci vuole un ripensamento complessivo dei servizi, perché essere all’interno di un ecosistema così vasto richiede dialogo e scambio di informazioni». Il racconto di una delle sperimentazioni condotte da Degli Esposti per la cosiddetta “smart city delle merci” suscita grande interesse. Le iniziative “smart track” e “smart move” sono rivolte ai piccoli spedizionieri che oggi possono accedere agli hub merci di Malpensa e Linate con molte informazioni in più. «Semplicemente, colmando gap informativi che in passato facevano da ostacolo, stiamo pensando a modelli come l’Uber delle spedizioni» – spiega Degli Esposti, riferendosi a sistemi di tracciamento che consentano ai vettori di ottimizzare la capacità di trasporto dei loro mezzi, con enormi ripercussioni sulle loro marginalità ma anche sul traffico cittadino e l’impatto ambientale.

Dal suo osservatorio del Comune di Firenze, Gianluca Vannuccini sembra concordare in pieno. «A differenza degli esempi visti a Milano e in Emilia Romagna, la nostra città è servita da una pluralità di aziende di servizi pubblici. Non ci può essere efficacia senza un valida orchestrazione. Per Firenze – prosegue Vannuccini – c’è il vantaggio di poter contare sugli accordi che dal 2014 legano Comune, Camera di Commercio e Regione e tutte le public utilities tramite Cispel Toscana, proprio per la definizione e il coordinamento dei servizi digitali, lavorando in collaborazione e promuovendo condivisione e apertura di dati». In questo modo, è stata avviata una sorta di “smart city school” che propone, valuta e condivide i vari progetti di smart city, dai pali di illuminazione intelligente ai cassonetti per la raccolta dei rifiuti, dalla condivisione dei canali di comunicazione come i video informativi dei fontanelli pubblici a bordo degli autobus, al digital signage cittadino per la comunicazione. In molti casi – avverte Vannuccini – l’approccio del mash-up permette di aggirare il problema dei costi e dei finanziamenti, a patto di superare gli ostacoli di controllo e ownership che impediscono lo sviluppo di nuove iniziative, a partire dalla semplice condivisione di dati provenienti da organizzazioni ed enti diversi.

Per Gabriele Obino di Denodo la sperimentazione condotta da Degli Esposti sui dati di tracciamento delle merci in transito per gli aeroporti milanesi è eclatante. «Il concetto della interconnessione è alla base della virtualizzazione dei dati concepita da Denodo, per la sua capacità di combinare silos diversi in modo dinamico». Questo stesso principio, applicato per esempio dall’insourcer informatico del Friuli Venezia Giulia, Insiel, permette di offrire una nuova gamma di servizi innovativi rivolti alle scuole della regione. La capacità di interconnessione conduce alla vera ricchezza del dato e alla possibilità di reagire in fretta, adeguandosi a qualsiasi cambiamento.

NUOVE MODALITÀ DI TRASPORTO

Quello che vale per il movimento dei dati – interviene Franco Stivali di Ferrovie dello Stato – si riflette nelle opportunità di movimento delle persone in una società che con la pandemia si è trovata di fronte a una nuova dicotomia tra obbligo e libertà. «Siamo liberi di scegliere le modalità del lavoro, ma abbiamo l’obbligo della mascherina e della distanza. Il tema della mobilità è sempre stato strettamente connesso a quello della libertà, ma abbiamo l’onere di andare oltre l’ideazione di un sistema di trasporto più sostenibile, spingendo un’intera società verso modalità nuove». Al di là dell’immaginario collettivo – precisa ancora Stivali – Ferrovie dello Stato come realtà industriale è impegnata su fronti molto diversi, tra ferro e gomma. La sfida futura consisterà nel riuscire a conciliare gli elementi “hardware”, infrastrutturali, con una propensione alla multimodalità che fa già parte del nostro modo “software defined” di inventare e organizzare il viaggio, cercando di superare le attuali rigidità (inclusa la fissità dell’orario dei treni). «Deve emergere un sistema molto complesso e flessibile, che sfrutterà la disponibilità dei dati per compensare certi compromessi». Un obiettivo – conclude Stivali – che non riguarda i treni delle FS o gli autobus dell’ATAC, ma che riguarda la mobilità nel suo complesso.

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Direttamente interpellato, Francesco Amendola di ATAC ricorda che, durante la fase di analisi delle iniziative ”emergenziali”, l’azienda per la mobilità del Comune di Roma ha dato la giusta priorità alle applicazioni che potessero avere una prospettiva futura. «Il problema è che i dati sul numero di passeggeri a bordo danno una visione molto parziale della mobilità, dei reali comportamenti delle persone» – spiega Amendola. «Una visione strutturata sulla multimodalità che consideri anche i flussi degli spostamenti, oltre che il grado di riempimento dei mezzi, è ancora in corso di implementazione: la soluzione delineata consiste nell’acquisire i dati sui luoghi di partenza e sulle destinazioni dei passeggeri (fermate, stazioni, ecc.), chiaramente nel rispetto della privacy dei viaggiatori. Quindi nel disporre poi di una piattaforma che li elabori e li rappresenti, in modo da risultare un efficace supporto alle decisioni». Stiamo assistendo – ribadisce il responsabile ICT di ATAC – a una vera rivoluzione nel paradigma del trasporto pubblico verso la Mobility-as-a-service, ovvero la mobilità intesa come servizio, in un’ottica di flessibilità e semplicità per gli utenti. Come riconosciuto da Stivali di Ferrovie delle Stato, la smart city in futuro dovrà supportare sempre di più i cittadini nella loro libertà di scelta sugli spostamenti punto-punto. «ATAC ha già avviato il servizio “tap & go®” per permettere a ciascun cliente di viaggiare da un punto all’altro della Capitale, utilizzando la propria carta di credito, senza dover acquistare preventivamente il biglietto e addirittura pagando, al termine del viaggio, la tariffa più conveniente». Questi servizi innovativi sono da estendere, con le tecnologie disponibili, agli spostamenti nell’intero ecosistema.

Operando all’interno di un’organizzazione come Axians, impegnata sui grandi temi della trasformazione digitale e della transizione energetica, Michele Armenise si dice convinto dei cambiamenti prospettici indotti dalla pandemia nel contesto metropolitano che – sull’onda della trasformazione che sta interessando l’industria – «punterà molto sulla capacità di portare dentro la rete IP infrastrutture, applicazioni e servizi che in passato vivevano di tecnologie proprie, lontani da logiche di sistema». Dal punto di vista della governance, Armenise rimanda a uno studio condotto nel 2019 dai ricercatori della Università della Pennsylvania che, analizzando una sessantina di casi di eccellenza, hanno definito quattro modelli ricorrenti per la smart city, tutti fortemente basati sulla collaborazione tra pubblico e privato. «Il Recovery Plan – conclude il responsabile di Axians Italia per il Centro-Sud – conterrà sicuramente elementi utili in questa direzione, ma tutto il tema del partenariato tra privati e organismi pubblici può essere affrontato con strumenti, come le convenzioni Consip, che se orientati più a una logica di progetto che di prezzo, potrebbero essere in grado di dare maggiore propositività a tutta la Pubblica Amministrazione».

RITORNO ALL’URBANITÀ SOSTENIBILE

Quale sarà il futuro dell’urbanizzazione dopo il Covid? È vero, come sembrano pronosticare gli osservatori più pessimisti della città, che si assisterà a un fenomeno contrario di progressivo abbandono delle aree a forte densità abitativa? Per Marco Moretti di A2A queste previsioni, inclusa la spinta alla ricerca di situazioni lavorative più rilassate (il cosiddetto “south working”), non hanno alcun fondamento. «Non penso che si vada in questa direzione. Lo smart working sarà la regola, ma con maggiore modularità. Fuggire significherebbe staccarsi da un senso di appartenenza alla propria azienda e alla città». Semmai, anche Moretti fa proprio il concetto di sostenibilità urbana rifacendosi ai diciassette obiettivi fissati dalle Nazioni Unite per il 2030 e in particolare agli otto obiettivi per i quali il mondo dell’ICT sarà chiamato a dare un contributo particolare attraverso la tecnologia. Moretti li riassume in una slide che punto per punto riporta gli interventi sull’acqua come risorsa preziosa, da gestire in modo molto più ottimizzato per azzerare le perdite e assicurare i più elevati livelli di riciclo. Sul green come ulteriore elemento da rafforzare, eliminando i rifiuti un tempo destinati alle discariche, imponendo criteri di economia circolare. «A Milano, i cestini sperimentali di AMSA, per leggere automaticamente il livello di riempimento. O i nostri pali di illuminazione che porteranno ovunque il Wi-Fi pubblico e garantiranno uno sviluppo sostenibile del 5G. Mobilità elettrica su strade e parcheggi intelligenti. Insomma, dobbiamo partire dai dati per costruire un modello digitale della città» – conclude Moretti invocando anche un concetto di resilienza e sicurezza, di controllo integrato del territorio.

Una descrizione che Enrico Piraccini di Gruppo Hera prova a completare con una ulteriore metafora. «Città non significa solo abitanti, abitazioni e infrastrutture. Oltre determinate soglie di scambio di informazione, la città diventa un organismo vivente, con un cuore, un sistema di arterie e vene, i reni per il filtraggio e la depurazione, i muscoli che distribuiscono energia. Sistemi e organi che nel nostro corpo si sviluppano in modo coordinato, ma che nelle città sono cresciuti singolarmente». Ora è il momento di dare un cervello alla smart city, sfruttando il 5G e la sensoristica per creare centri di comando simili al Centro di Controllo che Hera sta progettando per le pubbliche amministrazioni delle città in cui è presente. «L’obiettivo è un sistema di supporto decisionale per la smart city dotata dei dispositivi sperimentati in questi anni, dal cassonetto intelligente al totem IoT che distribuisce acqua purificata e gasata, monitorando al contempo i parametri ambientali. O le mappe satellitari per il controllo visuale del riscaldamento e della presenza di amianto».

SEMPLICITÀ E DIALOGO IN SICUREZZA

Decisamente, nessuno dei nostri esperti crede in un futuro di desertificazione per città che devono viceversa premere ancora più a fondo sul pedale di una progettualità integrata e finalizzata alla trasformazione digitale delle infrastrutture e dei servizi. Quanto mai opportuno risulta quindi l’intervento conclusivo sulla sicurezza da parte di Alessandro Fontana. «Fare sistema e semplificare sarà fondamentale» – ribadisce il responsabile commerciale di Trend Micro, accennando alle tante opportunità che la tecnologia ci offre per far convergere aspetti in apparenza diversi. Come le nuove forme di connettività Li-Fi dove la luce stessa può diventare canale di comunicazione tra dispositivi.

«Le nostre pubbliche amministrazioni dispongono di tanti strumenti digitali già attivi, che spesso non vengono consolidati e utilizzati perché non c’è sufficiente fiducia. La sicurezza è un fattore fondamentale per aumentarla». Il piano nazionale di resilienza esiste – aggiunge Fontana. Parla di circolarità, di efficienza, di infrastrutture ed edifici più green e tutto questo passa per una maggiore comunicazione tra PA e aziende. «Ma se è vero che la popolazione e la fruizione dei servizi aumenteranno, sarà così anche per la superficie di attacco». Per resistere e continuare a creare fiducia nei confronti della digitalizzazione, tanto più alla convergenza tra IT e OT, bisogna investire in una nuova cultura della sicurezza e dell’integrazione by design. L’unica “smart road” possibile verso una visione sostenibile delle città del futuro.


Point of view

Intervista a Michele Armenise general manager Centro Sud di Axians Italia: Tecnologie e governance per la smart city

Intervista a Gabriele Obino regional VP Southern Europe & ME di Denodo: Città smart e bene informate

Intervista ad Alessandro Fontana head of sales di Trend Micro Italia: Sicurezza embedded per la smart city