L’IT abilita una comunità sempre più ampia di “nomadi digitali”

L'IT abilita una comunità sempre più ampia di “nomadi digitali”

A cura di Crystal Miceli, Vice President Product Marketing di Ivanti  

Il fenomeno dei “nomadi digitali” sta guadagnando slancio. L’anno scorso, al posto di ritrovarsi a gestire diversi aspetti della quotidianità dietro a uno schermo, i cosiddetti “nomadi digitali” hanno svolto il proprio lavoro spostandosi continuamente, senza mai legarsi definitivamente a un determinato luogo. Queste persone ricercano contesti caratterizzati da connessioni Internet affidabili e permessi di lavoro flessibili per conoscere nuovi paesi e culture, ricevendo lo stesso stipendio per un lavoro tradizionale. La tecnologia odierna ha abilitato questo approccio, permettendo di poter lavorare da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.

Non sorprende, infatti, che un gran numero di nomadi digitali lavori nel settore IT. La combinazione di autosufficienza e indipendenza è accattivante, e per alcuni è addirittura una necessità. Per tutti questi motivi, attualmente il numero di dipendenti interessato ad adottare questa modalità di lavoro sta crescendo notevolmente.

Il “nomade digitale”

Apparentemente i nomadi digitali potrebbero assomigliare a un lavoratore da remoto. In realtà ciò che li contraddistingue sono i numerosi viaggi attraverso i continenti, mantenendo il consueto orario di lavoro. Questo è uno stile di vita attraente per molti lavoratori tecnologicamente esperti. Molti di essi operano in settori che devono rispondere a un’elevata domanda, nonostante la carenza di talenti e competenze. Per questo motivo, consentire ai lavoratori di svolgere le proprie attività, indipendentemente dal luogo in cui si trovano, sta diventando un requisito di business fondamentale per le aziende che cercano di attrarre personale IT qualificato.

Una recente ricerca condotta da Ivanti, ha evidenziato che solo il 12% degli intervistati vuole tornare a lavorare in ufficio, e ciò fa indubbiamente riflettere. In tal senso, non sorprende che Apple abbia riscontrato un certo malcontento da parte dei suoi dipendenti in seguito all’annuncio del ritorno in azienda.

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La diffusione della pandemia ha portato le aziende a competere, operare e collaborare in più modi e in diverse parti del mondo. La conseguente implementazione di questa nuova modalità di lavoro rappresenta un vantaggio anche per i datori di lavoro, in quanto possono disporre di un maggior numero di talenti su scala globale.  Allo stesso tempo, si moltiplicano anche le opportunità per i lavoratori, con maggiori possibilità di scelta sulle modalità e i luoghi dove poter offrire le proprie competenze. Oggi, le procedure di assunzione possono concentrarsi sulla persona, senza soffermarsi sulla sua ubicazione. Rispetto a un anno fa, quando il luogo dal quale si operava rappresentava un fattore determinante nella selezione del personale, questo rappresenta un grande cambiamento.

In conclusione

L’Everywhere Workplace è una realtà ormai consolidata. Per i leader aziendali, il passaggio al lavoro da remoto ha permesso di ridurre i costi relativi agli immobili, mettendo anche a disposizione un gran numero di talenti al di fuori del proprio territorio.

Il Primo Rapporto sul Nomadismo Digitale in Italia 2021 rileva che, a fronte di un 23% di intervistati che si autodefinisce “nomade digitale”, il 64% ha espresso il desiderio di volerlo diventare. Dal sondaggio emerge anche come l’interesse per il nomadismo digitale non riguardi solo i freelance, ma anche i lavoratori dipendenti.

La presenza di queste persone all’interno del proprio staff è un elemento vantaggioso in quanto essi riportano un grado di soddisfazione sul lavoro più alto rispetto a quello degli altri lavoratori. Quest’ultimo aspetto è fondamentale per riuscire a trattenere i dipendenti all’interno dell’azienda.

I nomadi digitali esistono da diversi anni, ma molte aziende sono ancora sprovviste di policy adeguate sulle modalità degli spostamenti all’interno del consueto orario di lavoro, sulla sicurezza dell’infrastruttura e sulla gestione dei dati sensibili. Questo adattamento è determinante per permettere alle aziende di mantenersi competitive sul mercato. Al fine di raggiungere questo obiettivo, sono necessari investimenti in tecnologie volti a proteggere la proprietà intellettuale dell’azienda in qualsiasi luogo.