Perché il Brasile ha bandito Telegram

Perché il Brasile ha bandito Telegram

Un problema burocratico alla base della censura imposta da Brasilia

Il fondatore e CEO di Telegram, Pavel Durov, ha rilasciato una dichiarazione sul motivo per cui la Corte Suprema del Brasile ha sospeso l’app nel Paese. Durov afferma che il motivo non è basato su questioni di sicurezza o simili ma solo su tempistiche burocratiche. “Sembra che abbiamo avuto un problema con le e-mail tra i nostri indirizzi aziendali di telegram.org e la Corte Suprema brasiliana. A seguito di questo errore di comunicazione, la Corte ha deciso di vietare Telegram in Brasile. A nome del nostro team, mi scuso con la Corte per la nostra negligenza. Avremmo sicuramente potuto fare un lavoro migliore”.

Telegram aveva chiesto all’organo di inviare le comunicazioni “ad un indirizzo e-mail dedicato”. Ma la corte non l’ha fatto, a quanto pare: ha continuato a usare “il vecchio indirizzo e-mail generico” e Telegram ha perso dunque ogni genere di richiesta burocratica mandata dai funzionari. Ed è stato bandito per via di questa sua negligenza, da qualsiasi parte essa dipenda.

La società afferma di aver trovato le e-mail (il che implica che il vecchio indirizzo funzionava) e che sta cercando di porre rimedio alla situazione con il tribunale. C’è molto contesto politico nella problematica sollevata in quel di Brasilia. Gran parte della vicenda ruota infatti intorno alle accuse secondo cui il servizio di chat facilita la diffusione della disinformazione. In realtà, in alcune parti del mondo, come la Russia, la piattaforma ha riscosso un gran successo nelle ultime settimane, visto che si è posta come canale indipendente per la circolazione di notizie sulla guerra in corso, valicando spesso i divieti imposti dagli stati per limitare la libera informazione. 

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