Un operaio della formazione alla guida di AICA

Un operaio della formazione alla guida di AICA

Valorizzazione della mission, assetto organizzativo più efficiente e adeguamento delle norme dello statuto al Terzo settore. Ecco il piano del presidente di AICA Renato S. Marafioti per il triennio 2022-24

Quando 61 anni fa AICA, l’Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo automatico vedeva la luce, l’approccio alla nascente scienza del trattamento automatico dell’informazione divideva matematici e scienziati dell’organizzazione. I primi consideravano il calcolatore soprattutto come pura capacità computazionale. Gli altri già ne intravedevano le possibili applicazioni per l’ottimizzazione dei processi e della produttività. Fin da subito, AICA rappresenta un punto di convergenza tra queste posizioni, come dimostrano le firme sotto l’atto di fondazione dell’associazione, tra le quali spiccano quelle del matematico Mauro Picone, fondatore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e di un brillante, poco più che trentenne, ingegnere dei sistemi Roberto Vacca.

APPROCCIO TECNOPRATICO

Socio fondatore del CEPIS e punto di aggregazione della comunità dei CIO, oggi AICA è focalizzata sullo sviluppo delle conoscenze, della formazione e della certificazione di competenze digitali grazie alla rete di collaborazione con enti, mondo della scuola e università e all’intensa attività di ricerca. «Siamo l’unica realtà garante e promotrice delle Certificazioni ICDL in Italia per la certificazione delle competenze digitali e siamo anche l’unica di tipo trasversale a tutte le figure professionali. Il costo dell’ignoranza informatica si riflette in modo negativo sullo sviluppo e la competitività del Sistema Paese» – spiega il presidente di AICA Renato S. Marafioti. Laureato in giurisprudenza, specializzato in cybersecurity, già per due volte alla guida della sezione territoriale di AICA Calabria e dirigente di un centro di formazione professionale che da anni opera sul territorio, Marafioti rappresenta un elemento di novità rispetto al passato. Dopo molti anni, nella storia di AICA, alla presidenza non c’è un accademico. Una discontinuità che ha suscitato reazioni di segno opposto. «Penso sia giusto valutare carattere e abilità delle persone ben più dei titoli e delle affiliazioni. Molti dei miei maestri non erano degli accademici» – commenta Roberto Vacca, che raggiungiamo al telefono mentre è al lavoro sul prossimo libro che uscirà a settembre. «All’inizio degli anni 60, avevamo idee vaghe su ciò che l’informatica sarebbe diventata. L’intelligenza artificiale e le comunicazioni uomo-macchina ci sorprenderanno con nuovi strumenti ottimi, altri iper-ingegnerizzati, pesanti e difettosi. Dovremo lavorare per migliorare la governance, la qualità dei dati e degli algoritmi alla base di queste applicazioni. L’evoluzione della tecnologia ha bisogno di competenze e di persone capaci di diffondere conoscenza».

INVESTIRE IN FORMAZIONE

AICA rappresenta il luogo di incontro di idee e condivisione sui temi della società e dell’economia digitale. «Vogliamo intensificare i collegamenti internazionali e valorizzare le sezioni territoriali regionali creando sinergie nuove per favorire la crescita dei territori» – afferma Marafioti che si definisce – «un operaio della formazione professionale certificata, con 26 anni di esperienza informatica alle spalle». Valorizzazione della mission di AICA, nuovo assetto organizzativo più efficiente e adeguamento delle norme dello statuto al Terzo settore sono le priorità del piano di Marafioti per il triennio 2022-24.

Leggi anche:  Sarce, inizia un nuovo percorso con DGS

«La mancanza di competenze digitali e il cambiamento del lavoro coinvolgono tutti i settori industriali e i ruoli chiave nell’organizzazione soprattutto in ambito cybersecurity» – spiega Marafioti. «La formazione continua è l’unica strada per colmare il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro in campo digitale. In Italia, il 45% delle organizzazioni nei prossimi cinque anni avrà bisogno di sviluppatori. E sette aziende su dieci non sono pronte a fronteggiare attacchi informatici. La formazione rafforza la capacità delle imprese e delle persone di rispondere alle nuove necessità dettate dal cambiamento e dalla velocità del cambiamento. Secondo i dati Eurostat 2021 che saranno da base per il rapporto DESI 2022, l’Italia è in una situazione di complessivo miglioramento. Tuttavia, dal confronto con i maggiori Paesi europei, l’Italia risulta ancora indietro. Il tema fondamentale è come accelerare il percorso di recupero intrapreso. Per farlo occorre investire in modo programmatico sul sistema educativo e della formazione perché creare competenze richiede tempo» – conclude Marafioti. «E il fattore tempo gioca a nostro svantaggio».