Scienziati inventano cerotto smart che guarisce le ferite più in fretta

Scienziati inventano cerotto smart che guarisce le ferite più in fretta

Ha un antenna wireless che trasmette i dati ad uno smartphone

Gli scienziati hanno creato un “cerotto” intelligente che utilizza correnti elettriche per guarire le ferite il 25% più velocemente rispetto ai metodi tradizionali, stimolando i tessuti per accelerare il recupero. La benda intelligente è composta da circuiti wireless che utilizzano il flusso di correnti elettriche e sensori di temperatura per monitorare la progressione della guarigione delle ferite. Secondo i ricercatori, il dispositivo permette una chiusura più rapida delle ferite, aumenta il flusso di nuovo sangue al tessuto danneggiato e migliora il recupero della pelle, riducendo significativamente la formazione di cicatrici. Il cerotto è opera dei ricercatori della Stanford University ed è stata descritto in un articolo pubblicato il 24 novembre su Nature Biotechnology.

Quando la ferita di una persona non è ancora guarita o il cerotto rileva un’infezione, i sensori possono applicare una maggiore stimolazione elettrica nell’area per accelerare il recupero dei tessuti e ridurre le criticità. I biosensori della benda intelligente possono tracciare i cambiamenti biofisici nell’ambiente locale e fornire un modo in tempo reale, veloce e altamente accurato per misurare la condizione della ferita. I ricercatori sono stati in grado di tracciare i dati del sensore in tempo reale su uno smartphone senza bisogno di cavi. “Nei topi, dimostriamo che il nostro sistema di cura delle ferite può monitorare continuamente l’impedenza e la temperatura della pelle e fornire stimoli elettrici in risposta all’ambiente della ferita” afferma l’abstract dello studio dei ricercatori. Nei modelli di ferite precliniche con topi, il gruppo di trattamento è guarito circa il 25% più velocemente rispetto al gruppo di controllo. ”Nel sigillare la ferita, il cerotto smart protegge mentre guarisce” ha dichiarato Yuanwen Jiang, co-primo autore dello studio e ricercatore presso la Stanford School of Engineering. “Ma non è uno strumento passivo. È un dispositivo di guarigione attiva che potrebbe trasformare lo standard di cura nel trattamento delle ferite croniche”.

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