Giovanni Alfano VP sales Italy: «Investire in connettività a bassa latenza e ad alta larghezza di banda significa costruire la base stessa delle prestazioni operative»
Le aziende manifatturiere continuano ad avanzare nella trasformazione digitale, investendo in modo significativo nell’Internet of Things e integrando tecnologie più recenti come servizi cloud e AI. La promessa di una produzione più efficiente è allettante, soprattutto in un contesto segnato da pressioni di mercato crescenti, normative sempre più complesse e catene di approvvigionamento fragili. Tuttavia, sotto la superficie si nasconde un ostacolo meno visibile che rischia di rallentare i progressi: il collo di bottiglia della larghezza di banda all’interno delle infrastrutture di rete.
Come spiega Giovanni Alfano, VP sales Italy di GTT, il futuro della manifattura intelligente non sarà definito da chi possiede più robot o algoritmi avanzati, ma da chi saprà costruire un tessuto di rete sicuro, unificato e resiliente, capace di abilitare queste innovazioni su larga scala. «I produttori non possono più affidarsi a soluzioni frammentate: hanno bisogno di una piattaforma di rete globale e sicura, in grado di garantire continuità operativa, proteggere dalle interruzioni e connettere in modo fluido ambienti edge, cloud e core».
DATI, SENSORI E CONTINUITÀ
Intanto il cloud si evolve, portando con sé nuove esigenze. Molte organizzazioni stanno riducendo l’uso del cloud pubblico, riportando alcuni carichi di lavoro in ambienti privati o on-premises. Un fenomeno in forte crescita è l’ascesa delle cosiddette “AI factories” all’edge. «La produzione in tempo reale necessita di una rete in tempo reale» – spiega Alfano. «Gli impianti produttivi non sono più soltanto spazi dominati da macchinari pesanti e manodopera specializzata: sono ecosistemi digitali complessi, dove sensori intelligenti, robotica avanzata, digital twin e operazioni da remoto lavorano in continua sinergia».
I 40 stabilimenti di Röchling Automotive distribuiti nel mondo raccontano meglio di qualsiasi teoria quanto la connettività sia diventata un’infrastruttura critica per l’industria manifatturiera. «Richiedevano una rete ad alte prestazioni, sicura e altamente affidabile per garantire continuità operativa, perché in produzione anche pochi minuti di fermo macchina possono trasformarsi in perdite milionarie» – spiega Alfano. «Le macchine industriali possono produrre gigabyte di dati al giorno, e una fabbrica intelligente può basarsi su centinaia di sistemi di questo tipo. Per i produttori, è fondamentale disporre di un’infrastruttura di rete che possa scalare, adattarsi e supportare in modo affidabile questi flussi».
LA RETE COME PILASTRO
I processi guidati dall’AI, il controllo qualità automatizzato e le linee di produzione abilitate dalla robotica condividono una dipendenza comune: una rete affidabile e sicura. Nelle fabbriche smart, i processi produttivi sono connessi e interdipendenti. «Quando la rete non regge, non si fermano solo singoli processi, ma intere linee produttive. Non sono le macchine a fare la differenza, ma il tessuto invisibile che le collega». Senza connettività, la fabbrica intelligente resta solo uno slogan: è la rete a sostenere davvero la trasformazione della manifattura. Investire in connettività a bassa latenza e ad alta larghezza di banda significa costruire la base stessa delle prestazioni operative. In questo percorso, i produttori e i managed service provider possono collaborare per progettare architetture in grado di rispondere alle crescenti esigenze delle smart factory.
La nuova fase della trasformazione digitale nel manufacturing non passa per l’ennesima adozione di soluzioni di intelligenza artificiale né per la corsa indiscriminata al cloud. Come sottolinea Alfano, la partita si giocherà sulla solidità dell’infrastruttura di rete: «Una base tecnologica in grado di assorbire l’innovazione senza incepparsi, rimuovendo i colli di bottiglia che rallentano processi e decisioni. È su questo terreno che si creerà il vantaggio competitivo. Il rischio vero è capire troppo tardi che l’innovazione senza infrastruttura non scala».


































