Allarme globale “AI gender gap”, solo 3 su 10 le donne nel settore

Pascale Fung, Chair Professor & Director of the Centre for AI Research alla Hong Kong University of Science and Technology

Lo rivela un recente studio dell’Asian Development Bank: nonostante la crescita del mercato dell’intelligenza artificiale, la presenza femminile nel settore resta limitata. E peggio ancora va nel settore della ricerca: dove si scende al 12%, secondo il Financial Times

L’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando le economie e le società di tutto il mondo, con un fatturato globale che dovrebbe raggiungere i 407 miliardi di dollari entro il 2027, ma, in occasione dell’8 marzo, emergono, purtroppo, anche i ridotti spazi offerti alle donne in questo nuovo contesto professionale: sono infatti solo 3 su 10 quelle che, a livello globale, ricoprono ruoli professionali in ambito IA. A rivelarlo è un recente studio dell’Asian Development Bank, che spiega come, nonostante gli sforzi per la parità, le barriere strutturali e le strategie nazionali sull’intelligenza artificiale che non tengono conto delle questioni di genere limitano la partecipazione e la leadership delle donne nel settore digitale.

Il medesimo dato è riportato dall’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile e si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda la presenza delle donne in generale nel settore tecnologico, dove continuano a essere sottorappresentate, rappresentando solo il 28,2% delle carriere STEM a livello mondiale, secondo un dato del World Economic Forum. Scendendo nel dettaglio del mondo dell’IA, invece, secondo un recente articolo del Financial Times, la sottorappresentazione femminile è ancora più marcata nell’ambito della ricerca: qui i ruoli ricoperti sono infatti, sempre a livello globale, solo il 12%, praticamente solo 1 ricercatore su 10 in ambito IA è donna.

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A pesare, secondo gli esperti, non è soltanto il divario nell’accesso ai percorsi formativi tecnico-scientifici, ma anche un ecosistema professionale che tende a riprodurre bias culturali e algoritmici. “Anche l’OCSE ha più volte sottolineato come i sistemi di IA possano amplificare discriminazioni preesistenti se sviluppati da team poco diversificati. In altre parole, la mancanza di donne nella progettazione dell’intelligenza artificiale non è solo una questione di equità, ma anche di qualità e affidabilità delle tecnologie prodotte.

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C’è poi un tema di diffusione di una cultura dell’intelligenza artificiale, che non è banale e che riguarda davvero tutti, non solo il genere femminile. Ecco perché è fondamentale continuare a fare divulgazione sul tema, in modo che quello che, per molti, è ancora una sorta di ‘oggetto misterioso’, venga sempre di più percepito come un alleato”, spiegano Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, la più grande community italiana sul tema, dedicata a imprenditori e manager e creatori del successo internazionale della AI WEEK 2026, l’evento numero uno in Europa sul tema della IA, che si terrà il 19 e 20 maggio 2026 a Milano, alla Fiera di Rho, e rappresenta uno dei principali appuntamenti internazionali per manager, imprenditori, professionisti e innovatori interessati al futuro.

Un tema cruciale riguarda inoltre l’accesso ai finanziamenti e alle posizioni apicali. Rimanendo su un livello globale, le startup fondate da donne ricevono una quota significativamente inferiore di investimenti rispetto a quelle guidate da uomini, anche nei settori deep tech e IA: non si supera il 2% del totale, sempre secondo il Financial Times. Questo squilibrio si riflette sulla possibilità di incidere nelle scelte strategiche e nello sviluppo di prodotti innovativi. Sul fronte educativo, il divario inizia presto. I dati di Eurostat mostrano che, nell’Unione Europea, le donne laureate in ICT restano una minoranza rispetto agli uomini. La mancanza di role model, stereotipi di genere radicati e orientamento scolastico poco inclusivo contribuiscono a scoraggiare molte ragazze dall’intraprendere carriere tecnico-scientifiche.

“Proprio per questo – proseguono Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice – alla AI WEEK 2026 uno dei fattori qualificanti sarà la presenza di numerose figure femminili di primo piano del mondo tech. Figure che pensiamo possano farsi portavoce e ispiratrici del cambiamento, grazie al loro esempio. Per tutti coloro che arriveranno a Milano a maggio, si tratterà di un’occasione più unica che rara per assistere dal vivo ai loro ai loro speech e poterle incontrare”. Tra queste figure vi sarà Pascale Fung, Chair Professor & Director of the Centre for AI Research alla Hong Kong University of Science and Technology. Con lei, tra gli altri speaker dell’evento, scelti tra i maggiori esperti mondiali di intelligenza artificiale, anche Silvia Wang (Co-founder di Serenis), Philippa Webb (Co-founder e Director dell’Oxford Institute of Technology and Justice), Alex Mashrabov (Ceo e Co-founder di Higgsfield) e Advait Sarkar (Senior researcher di Microsoft).

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Ma quali sono le possibili contromisure per arrivare a una maggiore parità di opportunità anche nel settore dell’IA? Gli esperti di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice identificano 8 strategie chiave:

  • Potenziare l’educazione STEM fin dalla scuola primaria, con programmi mirati che contrastino stereotipi e promuovano modelli femminili nel digitale;
  • Integrare la prospettiva di genere nelle strategie nazionali sull’IA, prevedendo obiettivi misurabili di inclusione e monitoraggio dei risultati;
  • Favorire l’accesso ai finanziamenti per startup guidate da donne, attraverso fondi dedicati e criteri di valutazione più equi;
  • Promuovere mentoring e networking professionale, creando reti tra università, imprese e professioniste dell’IA per sostenere le carriere femminili;
  • Promuovere la divulgazione a tutti i livelli sull’IA, affinché la conoscenza del tema sia sempre più estesa in vasti strati della popolazione;
  • Sviluppare strumenti di IA gender inclusive, con audit periodici sugli algoritmi per prevenire bias e discriminazioni;
  • Valorizzare la leadership femminile nei ruoli decisionali, anche attraverso quote o target temporanei nei board tecnologici;
  • Misurare e rendicontare pubblicamente i dati di genere nel settore tech, per rendere aziende e istituzioni responsabili dei progressi compiuti.