L’espansione internazionale del leader europeo fotografa un mercato in cui AI, servizi gestiti e sicurezza nazionale convergono sempre più rapidamente
La cybersecurity come sfida globale e architettura viva della resilienza digitale. È in questo solco che s’inserisce la traiettoria di ESET vendor e partner europeo globale strategico capace di adattare sicurezza e risposta operativa al contesto specifico di ciascuna organizzazione. Dalle istituzioni finanziarie alle infrastrutture energetiche, il modello che emerge è quello di una cybersecurity profondamente integrata alle esigenze operative e regolatorie.
In questo scenario, ESET indirizza la propria strategia enterprise con il portfolio ESET PRIVATE, la soluzione di cybersecurity su misura e scalabile, che supporta la conformità normativa ed è progettata per ambienti complessi unendo consulenza specialistica, protezione avanzata dalle minacce e servizi personalizzati per salvaguardare gli asset critici.
Il framework presentato in anteprima a ESET World 2026 risponde a un modello in grado di adattarsi non solo alle differenze settoriali, ma anche a vincoli stringenti di compliance e data residency. «La vera discontinuità è culturale prima ancora che tecnologica» – sottolinea Richard Marko, CEO di ESET. «Le aziende cercano partner capaci di governare resilienza e continuità operativa in ambienti digitali sempre più complessi».
AI-NATIVE SECURITY
A supportare questa strategia l’annuncio da parte del vendor slovacco – il principale player europeo di soluzioni di endpoint security, secondo Frost & Sullivan – dell’apertura di nuovi uffici in Francia, Paesi Bassi e India. «La Francia – spiega Marko – rappresenta il secondo mercato digitale dell’UE dopo la Germania ed è uno dei paesi che più stanno investendo nella strategia di autonomia digitale».
L’India, uno dei più grandi hub mondiali di competenze IT, rappresenta un caso ancora più interessante. Non solo perché vive una crescita preoccupante di attacchi – il subcontinente è oggi uno dei bersagli principali di ransomware, supply chain attack e campagne APT rivolte contro infrastrutture governative e industriali – ma perché parallelamente, Nuova Delhi sta investendo in AI e cyber capability nazionali per ridurre la dipendenza tecnologica da fornitori extra-asiatici.

Il secondo tassello della strategia espansiva di ESET riguarda l’annuncio di un investimento da 40 milioni di euro per sviluppare modelli AI “security-first”, un’architettura AI multilivello e una nuova generazione di tecnologie AI per i Security Operations Center. L’annuncio si inserisce in un percorso di trasformazione delle soluzioni di sicurezza verso un paradigma AI-native, in cui i sistemi di difesa devono evolvere alla stessa velocità delle vulnerabilità generate dall’AI agentica.
SOC DI NUOVA GENERAZIONE
La risposta di ESET a questa sfida si fonda sullo sviluppo di modelli “security-first” addestrati su telemetria proprietaria e threat intelligence storica, la realizzazione di uno stack di sicurezza AI a più livelli e l’evoluzione del SOC verso una logica AI, in cui automazione e supervisione umana accelerano detection e response. «Governi, infrastrutture critiche e grandi aziende chiedono sempre più spesso non soltanto prodotti completi e efficaci, ma filiere affidabili, supporto locale, compliance regionale e governance europea dei dati» – conferma Andy Garth, Government Affairs Lead di ESET.

«Non basta più essere un vendor globale. Occorre trasformarsi in attori radicati, capaci di riconoscere alla cybersecurity un ruolo che va oltre il comparto tecnologico per diventare definitivamente un’infrastruttura strategica. Una conferma arriva anche dall’ESET SMB Cyber Readiness Index 2026, la ricerca internazionale dedicata alla resilienza cyber delle piccole e medie imprese, dalla quale emergono con forza tre tendenze significative – rivela Michal Jankech, VP Enterprise SMB & MSP di ESET: «La crescente centralità dell’AI, vista sia come acceleratore difensivo che come nuova superficie di rischio; il consolidamento dei servizi MDR e dei modelli di sicurezza gestita, essenziali per compensare carenze di competenze interne e complessità operative e la dimensione geopolitica della fiducia, esemplificata dalla crescente attenzione all’origine geografica dei fornitori di sicurezza cyber».


































