Lavoro, cresce il mismatch di competenze: AI e cybersecurity tra i profili più ricercati nel 2026

Le imprese italiane continuano ad assumere, ma trovare i professionisti giusti è sempre più difficile. A trainare il mercato sono soprattutto le competenze digitali, l’intelligenza artificiale, la cybersecurity e i ruoli finance orientati ai dati, mentre il semplice aumento delle retribuzioni non basta più ad attrarre e trattenere i talenti.

È questo il quadro delineato dalla Salary Guide 2026 di LHH, società del Gruppo Adecco specializzata nella consulenza HR e nella gestione del talento, che fotografa l’evoluzione del mercato del lavoro italiano attraverso l’analisi dei processi di selezione, dei benchmark retributivi e delle principali trasformazioni organizzative.

TI PIACE QUESTO ARTICOLO?

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato.

Il vero problema non è il numero di posti disponibili

Secondo il report, il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali positivi sul fronte dell’occupazione: il tasso di occupazione ha ormai superato il 62% (fonte ISTAT). Parallelamente, però, cresce la difficoltà delle imprese nel reperire candidati con competenze adeguate.

Oltre il 45% delle aziende, infatti, segnala difficoltà nel trovare profili coerenti con le proprie esigenze (fonte Unioncamere-ANPAL, Excelsior 2025).

Il nodo non riguarda tanto la quantità di candidati disponibili quanto la qualità delle competenze. Le aziende ricercano professionisti capaci di combinare competenze tecniche, capacità di analisi dei dati e comprensione del business, mentre il mercato dell’offerta procede con un ritmo più lento rispetto all’evoluzione della domanda.

Il risultato è un mismatch di competenze destinato a diventare uno dei principali fattori competitivi per le organizzazioni.

L’intelligenza artificiale cambia il lavoro, ma servono nuove competenze

L’adozione dell’intelligenza artificiale sta accelerando la trasformazione delle professioni.

La Salary Guide evidenzia che il 55% dei lavoratori si aspetta un’integrazione dell’AI nelle attività quotidiane entro i prossimi dodici mesi. Tuttavia, soltanto il 41% afferma di essere coinvolto direttamente nella ridefinizione del proprio ruolo (fonte: The Adecco Group – Global Workforce of the Future 2025).

Leggi anche:  Stormshield nomina Bertrand Trastour Head of Global Sales

Questo dato suggerisce che la tecnologia, da sola, non basta a colmare il divario di competenze. Le organizzazioni dovranno accompagnare il cambiamento attraverso programmi di formazione, aggiornamento professionale e ridefinizione dei percorsi di carriera.

Retribuzioni ancora molto diverse tra Nord e Centro-Sud

Il report evidenzia come il mercato italiano continui a presentare un marcato divario territoriale sul fronte delle retribuzioni.

Per i ruoli manageriali e ad alta responsabilità, gli stipendi nelle principali aree del Nord risultano mediamente superiori rispetto al Centro-Sud, con differenze che possono superare il 15-20% a parità di posizione.

La distanza salariale riflette la maggiore concentrazione di grandi imprese, la complessità organizzativa e la competizione per i talenti presente nelle aree economicamente più sviluppate del Paese.

Anche la crescita retributiva appare sempre più selettiva: gli aumenti più significativi riguardano le figure con competenze rare o con forte impatto strategico, mentre le posizioni intermedie registrano incrementi più contenuti.

Le competenze diventano il vero valore del lavoro

La trasformazione digitale sta modificando anche il modo in cui vengono progettati i ruoli aziendali.

Le organizzazioni stanno progressivamente superando le tradizionali job description statiche per adottare modelli basati sulle competenze, premiando sempre di più capacità analitiche, interpretazione dei dati e supporto ai processi decisionali.

Di conseguenza cresce la domanda di professionisti in grado di muoversi tra tecnologia e business, contribuendo non soltanto all’operatività quotidiana ma anche ai processi di innovazione aziendale.

Le professioni più richieste nel 2026

Tra i profili destinati a registrare la domanda più elevata figurano:

  • AI e Machine Learning Engineer, con retribuzioni che nei profili junior-mid possono raggiungere i 55-60 mila euro;
  • AI Architect e Data Leader, figure senior che guidano i progetti di intelligenza artificiale, con stipendi superiori agli 80 mila euro;
  • Cybersecurity Specialist e Cybersecurity Manager, sempre più richiesti per proteggere dati e infrastrutture digitali;
  • Cloud e DevOps Engineer, fondamentali per la gestione di infrastrutture scalabili e resilienti;
  • Controller e professionisti FP&A, chiamati a supportare le decisioni strategiche attraverso analisi avanzate dei dati.
Leggi anche:  Microsoft Italia: nuove nomine all’interno del leadership team

Lo stipendio non basta più

La Salary Guide 2026 sottolinea infine come la componente economica, pur restando importante, non rappresenti più l’unico elemento nella scelta di un datore di lavoro.

I professionisti qualificati valutano sempre più aspetti quali qualità della leadership, opportunità di crescita, chiarezza del ruolo, cultura aziendale e sostenibilità organizzativa.

Per le imprese diventa quindi fondamentale costruire una Employee Value Proposition credibile lungo tutto il percorso professionale del collaboratore, dalla selezione allo sviluppo delle competenze.

“Il 2026 evidenzia con chiarezza come il tema delle competenze sia ormai centrale nella competitività delle imprese. In un mercato sempre più selettivo, non è più sufficiente attrarre talenti: diventa fondamentale svilupparli e valorizzarli nel tempo, creando contesti in cui tecnologia, business e capitale umano evolvano in modo integrato”, ha commentato Luca Semeraro, Amministratore Delegato di LHH Italia. “L’introduzione di nuovi principi di trasparenza salariale contribuirà inoltre a rendere sempre più centrali coerenza, equità e chiarezza nelle politiche retributive. La vera sfida per le organizzazioni non è quindi inseguire il cambiamento, ma renderlo comprensibile e governabile, trasformandolo in un vantaggio competitivo concreto e sostenibile.”