Cisco Talos: come stanno cambiando le minacce cyber sponsorizzate dagli Stati

Cisco Talos: come stanno cambiando le minacce cyber sponsorizzate dagli Stati

Le minacce informatiche sponsorizzate dagli Stati rappresentano oggi una delle sfide più complesse per aziende, infrastrutture critiche e pubbliche amministrazioni.

A differenza del cybercrime tradizionale, questi gruppi non operano per ottenere un ritorno immediato o generare impatti visibili, ma agiscono in modo silenzioso, metodico e persistente, sfruttando credenziali valide, strumenti legittimi e relazioni di fiducia già presenti all’interno delle organizzazioni.

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È quanto emerge dall’ultima analisi di Cisco Talos, il team di intelligence di Cisco specializzato nello studio delle minacce avanzate, che mette in evidenza un cambiamento significativo nel modo in cui questa tipologia di attacchi vengono condotti e, di conseguenza, nel modo in cui devono essere affrontati.

I gruppi hacker sponsorizzati dagli Stati non agiscono come criminali comuni: il loro obiettivo è restare invisibili il più a lungo possibile, spesso per mesi, raccogliendo informazioni strategiche o predisponendo future operazioni.

Quando la fiducia diventa una vulnerabilità

Alla base di questo modello operativo c’è un elemento spesso sottovalutato: la fiducia. Molte organizzazioni continuano infatti a considerare affidabile tutto ciò che rientra nel proprio perimetro, dagli utenti interni ai sistemi certificati, fino ai fornitori e alle piattaforme cloud.

Secondo Talos, è proprio questa fiducia implicita a essere sempre più sfruttata. Gli attaccanti operano all’interno delle infrastrutture senza introdurre codice malevolo, ma utilizzando strumenti già disponibili – come PowerShell o sistemi di gestione IT – e credenziali legittime, rendendo le loro attività estremamente difficili da distinguere da operazioni amministrative ordinarie.

Un modello profondamente diverso dal ransomware

A differenza degli attacchi ransomware, progettati per essere immediatamente riconoscibili e avviare un processo di estorsione, le operazioni sponsorizzate dagli Stati cercano di mimetizzarsi e restare nascosti il più a lungo possibile. Inoltre, hanno obiettivi diversi, come lo spionaggio, il furto di proprietà intellettuale o il mantenimento di accessi strategici duraturi nel tempo per sottrarre informazioni.

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Questo approccio differente influenza tutte le fasi dell’attacco: la ricognizione può durare settimane o mesi, spesso senza lasciare tracce evidenti, l’accesso iniziale avviene frequentemente tramite credenziali compromesse e il movimento laterale sfrutta strumenti legittimi per espandersi all’interno dell’infrastruttura.

Perché la risposta agli incidenti deve cambiare

Questo scenario mette in crisi i modelli tradizionali di difesa e risposta agli incidenti, spesso progettati per gestire minacce più immediate e visibili. Intervenire rapidamente, come avviene tipicamente in caso di malware o ransomware, non è sempre la strategia migliore.

In alcuni casi, un contenimento prematuro può addirittura limitare la comprensione della reale estensione dell’attacco o spingere l’avversario a modificare il proprio comportamento, rendendo ancora più difficile la sua individuazione. Diventa quindi necessario adottare un approccio più articolato, che combini monitoraggio continuo, analisi comportamentale e coordinamento tra funzioni tecniche, legali e il management.

Supply chain e identità: nuove superfici di attacco

Fornitori, software di terze parti e strumenti di amministrazione remota sono diventati parte integrante dell’ecosistema IT e, proprio per questo, possono rappresentare punti di ingresso privilegiati. Parallelamente, emerge l’importanza strategica della sicurezza delle identità digitali. La maggior parte di questi attacchi utilizzano infatti credenziali legittime e meccanismi di autenticazione standard. Proteggere gli accessi, monitorare i comportamenti e limitare i privilegi diventa quindi una priorità.

Visibilità e controllo

Per affrontare queste minacce è necessario adottare un approccio pragmatico, soprattutto nelle organizzazioni con risorse limitate. La priorità deve essere aumentare la visibilità su ciò che accade all’interno della rete, attraverso l’attivazione e la centralizzazione dei log e la raccolta strutturata delle informazioni di sicurezza. Parallelamente, è fondamentale rafforzare la protezione delle identità tramite autenticazione multifattore e una gestione rigorosa degli accessi privilegiati. Un ruolo altrettanto centrale è svolto dal monitoraggio continuo dei sistemi più critici e dalla creazione di modelli comportamentali aggiornati nel tempo, capaci di individuare anche anomalie minime e attività sospette difficili da rilevare con gli strumenti tradizionali.

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Una sfida di lungo periodo

Le minacce sponsorizzate dagli Stati si caratterizzano per orizzonti temporali estesi e obiettivi di natura strategica. Di conseguenza, la difesa non può essere frammentata né esclusivamente reattiva, ma deve evolvere verso modelli continui di monitoraggio, analisi e adattamento. In un contesto in cui l’attività malevola può risultare indistinguibile da quella legittima, la capacità di individuare anomalie e comportamenti fuori schema diventano elementi centrali per la sicurezza.