Gianfranco Dioguardi, l’impresa come forma di conoscenza

Gianfranco Dioguardi, l’impresa come forma di conoscenza

A 88 anni, Gianfranco Dioguardi ci ricorda che l’impresa è il luogo dove conoscenza, tecnologia e responsabilità si incontrano

Poche persone attraversano il proprio tempo senza limitarsi a interpretarlo, ma lo anticipano e lo progettano. Gianfranco Dioguardi appartiene a questa categoria. Oggi compie 88 anni. Più di un imprenditore, più di un accademico, più di un ingegnere. Un uomo di cultura che rifiuta le separazioni troppo comode. La sua storia racconta un’idea precisa: la conoscenza è una rete e l’impresa è uno dei luoghi fondamentali in cui questa rete prende forma.

Amante dei libri e difensore della loro materialità, anche nell’epoca della smaterializzazione digitale, Dioguardi sta all’ingegneria gestionale come Umberto Eco alla semiotica e Renzo Piano all’architettura. Quando in Italia ancora si discute poco di cultura d’impresa e organizzazioni complesse, Dioguardi contribuisce alla nascita dell’ingegneria gestionale, portando dentro l’università il punto di vista concreto dell’imprenditore e dentro l’impresa il rigore della ricerca e dei dati. Non una contaminazione occasionale, ma un vero programma culturale: «Il sapere non serve se non modifica il modo in cui produciamo, governiamo, costruiamo relazioni».

TI PIACE QUESTO ARTICOLO?

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato.

Forse è questa la chiave per comprendere una delle sue intuizioni più attuali: la città come grande organizzazione complessa. Molto prima che parole come ecosistema, piattaforma, rete e trasformazione digitale entrassero nel linguaggio quotidiano dell’innovazione, Dioguardi capisce che la città non è soltanto infrastruttura fisica, ma una matrice di relazioni, competenze, istituzioni, imprese, tecnologia e fiducia.

Da qui nasce anche l’idea di una scuola per il governo urbano: una City School capace di formare nuovi “manager della città”, così come le business school hanno formato manager d’impresa.

Leggi anche:  Bet (on your expertise) Forum 2026

È una visione straordinariamente contemporanea in un momento di arretramento culturale nella capacità di governare la tecnologia. Alla malta e ai mattoni, la città digitale sostituisce un impasto di fibre ottiche, capacità di calcolo, sensori e big data, che ha bisogno di amministratori capaci di leggere la complessità.

Dioguardi richiama anche la lezione di Heisenberg e mette in guardia dall’illusione di prevedere il futuro. «Il presente non è mai completamente conoscibile, perché è un sistema aperto». E questa riflessione vale anche per l’impresa. Dioguardi è un imprenditore del possibile: trasforma il cantiere in un luogo di innovazione sociale, l’impresa in un laboratorio culturale, la città in un campo di ricerca. «Perché senza cultura non c’è innovazione vera. Senza persone competenti non c’è tecnologia che basti».

Il futuro ci pone davanti a scelte urgenti da fare. L’innovazione tecnologica sta rimodellando interi settori economici, innescando cambiamenti strutturali e nuovi rapporti di forza che la politica non è capace di guidare. E questa trasformazione – come sai bene, caro Professore – non sarà né facile né indolore.

Allora, gli auguri per i tuoi 88 anni sono anche l’augurio rivolto a un Paese che ha ancora bisogno di imprenditori capaci di pensare oltre il bilancio e di intellettuali capaci di misurarsi con il mondo reale. Per costruire il futuro sostenibile servono luoghi dove conoscenza, tecnologia e impresa possono dialogare. Servono comunità capaci di innovare e istituzioni capaci di accompagnare il cambiamento. È questo il laboratorio che hai sempre cercato: non una fabbrica di certezze, ma una rete di nuove possibilità.