Cina: Google ancora censurato

Mountain View ha rimosso il sistema che segnalava agli utenti che un contenuto era stato bloccato

Google che si è sempre dichiarato uno strenuo difensore della libertà di espressione sulla Rete ha deciso di ritornare sui suoi passi in Cina ed eliminare il sistema che segnalava agli utenti che un contenuto era stato rimosso.

La censura in Cina

In Cina gli stessi membri del Governo avevano tempo fa dichiarato che uno degli obiettivi dello Stato è quello di “guidare l’opinione pubblica”. Un’affermazione che lascia poco spazio alla libertà di espressione dei netizen cinesi, che spesso arrivono a censurarsi essi stessi per la paura di ritorsioni da parte degli hacker al soldo del governo. In Cina i due sistemi più utilizzati per controllare i post considerati “sensibili” per il Governo, termine che lascia molto spazio alle interpretazioni, sono la Grande Muraglia di Fuoco e il Fifthy Cent Party. Il primo è un software, supportato anche da aziende europee, che permette di individuare il termine “sconveniente” e di eliminare in automatico il post. Una volta individuata la parola da censurare tutto il testo precedente al termine in questione viene cancellato costringendo l’utente a riscriverlo da capo.

Il Fifty Cent Party invece è un gruppo di studenti universitari pagati dallo stato per cercare ed eliminare i contenuti ritenuti non idonei. Il nome deriva dal fatto che la paga per ogni post eliminato è di 50 renminbi, la moneta corrente in Cina. Parole come “Nepal” o “Piazza Tienanmen” sono parole sconosciute agli internauti cinesi.

Google, un passo avanti due indietro

Mountain View nel 2010 per non sottostare alle imposizioni del Governo cinese, volte a controllare la Rete e a favorire il maggiore motore di ricerca del Paese Baidu, aveva deciso di spostare i propri server ad Hong Kong per permettere ai cittadini cinesi di visualizzare le ricerche senza nessuna censura. Alla fine Google aveva deciso di ripristinare il proprio portale cinese visto l’enorme bacino di utenti potenziali. I vantaggi economici di questa mossa sono facilmente visibili dalla velocità con cui i cinesi hanno “svaligiato” i negozi Apple non appena l’iPhone 5 è stato commercializzato del Paese. Il ritorno di Google era stato accompagnato dalla concessione del Governo a segnalare quando un contenuto era stato bloccato nelle ricerche. Questo non ha impedito all’esecutivo cinese di bloccare i suoi servizi, Gmail compreso, in ogni momento. Ora, dopo un braccio di ferro iniziato a giugno, Mountain View fa un ulteriore passo indietro ed elimina il sistema di segnalazione anti-censura. Sono probabilmente troppo gli interessi economici nel Paese per poter garantire uno dei diritti fondamentali della persona, quello di espressione e informazione.

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