Con Strongbox il New Yorker mette le fonti in cassaforte

Il settimanale statunitense ha creato un portale dove le fonti giornalistiche non possono essere rintracciate

Il giornalismo investigativo si basa sulle informazioni fornite da terzi, che nella maggior parte dei casi preferiscono rimanere anonimi. Il settimanale New Yorker ha quindi pensato di creare un luogo sicuro in cui le sue fonti non debbano temere di essere rintracciate.

Strongbox, un posto sicuro per le fonti

Il portale Strongbox permette all’utente di inviare messaggi e documenti sfruttando la rete Tor. Ciò garantisce un “ragionevole” livello di anonimato, comunque più elevato rispetto a una normale e-mail. Sul sito non appariranno tracce del passaggio delle fonti giornalistiche. Indirizzo IP, cookies, informazioni sul PC o sull’utente stesso non vengono infatti registrate. Il sistema è molto simile a quello utilizzato da WikiLeaks, che ha recentemente reso pubblici gli archivi di Henry Kissinger. Nel 2011 il Wall Street Journal aveva avviato un progetto simile chiamato SafeHouse. Una falla nella sicurezza del sistema aveva poi portato alla chiusura del portale.

Un’idea di Aaron Swartz

L’idea di una casella di posta elettronica sicura e che garantisse l’anonimato dell’utente era partita da Aaron Swartz, l’hetical hacker suicidatosi l’11 gennaio 2013 e che molti pensano sia stato una delle fonti più importanti di WikiLeaks. La morte di Swartz ha sicuramente ritardato lo sviluppo del progetto, che nella mente del suo creatore doveva essere rilasciato come software opensource.

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