Arriva il primo film in crowdsourcing

Tre registi egiziani hanno raccolto i video dagli attivisti su Twitter, serviranno a realizzare “Tahrir Square: il buono, il brutto, il politico”

Quale modo migliore di raccontare le vicende che hanno portato alla caduta di Mubarak se non i video e le foto postate da centinaia di utenti dei social network? Questa l’idea di Amr Salama, regista egiziano che utilizzerà 300 Gb di dati diffusi sul web per il suo prossimo lavoro. Salama, in un’intervista a Beet.tv, ha affermato come: “La rivoluzione ci ha coinvolto tutti. Gli egiziani hanno usato telefoni cellulari per scattare foto e girare video per metterli on line, tutti hanno voluto mostrare come il regime è stato danneggiato nel raccontare quello che stava accadendo”.

Dopo aver utilizzato i social media come piattaforme per caricare contenuti, adesso Salama trasforma Twitter in una fonte primaria per raccontare storie, emozioni e vissuti di un intero paese. Il progetto del regista va ben oltre la volontà di restituire al mondo cinematografico un lavoro che abbia un inizio e una fine. “C’è stato un momento particolare – ha spiegato – in cui gli egiziani si sono sentiti uniti contro il potere corrotto. Non è stato per la cacciata di Mubarak o degli scontri in piazza, piuttosto quando una pagina Facebook “We Are All Khaled Said” ha tenuto migliaia di egiziani collegati ad uno schermo per ricordare il giovane torturato e ucciso dalla polizia. Secondo Salama, il Governo non immaginava una tale produzione di foto e video da parte della popolazione. Tantomeno poteva immaginare che il web sarebbe stato invaso dalle memorie di chi aveva vissuto i momenti più caldi di Piazza Tahrir e dintorni.

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Il film “Tahrir Square: il buono, il brutto, il politico”, è un progetto collaborativo di Salama e di due altri cineasti. L’ultima parte del film (il politico) si concentrerà sul punto di vista dei politici egiziani riguardo la rivoluzione. La terza parte del lavoro ricostruisce le vicende che hanno portato al potere dittatoriale Mubarak, fino alla sua caduta. Per fare ciò Salama ha ascoltato le persone che hanno lavorato a stretto contatto con il dittatore interfacciando le interviste ai video reperiti su Twitter. Dopo le prove di creare una costituzione in crowdsourcing, l’Egitto si presta a diventare il primo paese nel quale alla realizzazione di un film hanno partecipato in migliaia.

Salama, alla richiesta di ricevere contributi amatoriali dagli utenti del web, ha potuto raccogliere tanto materiale da poter realizzare ben più di un film. Nonostante ciò il regista pensa che sia prematuro giudicare l’effetto dei social media sul cinema, sia in Egitto che a livello globale. Il successo dei video amatoriali dimostra come i film possono essere convincenti anche se realizzati con budget ridotti pur affrontando argomenti seri. “Il cambiamento maggiore – ha aggiunto – sarebbe quello di considerare più attivo il pubblico. Oggi l’audience vuole diventare parte integrante dei progetti audiovisivi prodotti, proprio come vuole esserlo delle decisioni politiche di cui deve farsi carico una democrazia”.