Historia Internet

Pochi giorni fa è caduto il ventunesimo anniversario della tecnologia che possiamo dire ha reso Internet veramente rivoluzionaria, parlo del World Wide Web basato su html e ideato da Tim Berners-Lee che il 30 aprile 1993 il CERN, dove lavorava, decise di rendere completamente pubblico. Il WWW nasce da un’idea che Tim ebbe molto prima, nel 1980, quando cominciò a lavorare su uno strumento che potesse permettere un accesso semplice alle informazioni, che chiamò Enquire e che lui stesso nel 1999 definì in questo modo: «quando cominciai a trafficare con il programma che avrebbe poi fatto nascere l’idea del World Wide Web, lo chiamai Enquire, da Enquire Within upon Everything, “entrate pure per avere informazioni su ogni argomento”». Senza togliere alcun merito alla genialità e innovazione di Tim a cui va tutta la mia immensa stima, è storicamente corretto ricordare che probabilmente trasse suggestioni da altri “visionari”, ad esempio dal grande scienziato statunitense Vannevar Bush che addirittura nel 1945 pubblicò sul periodico The Atlantic Monthly un particolare articolo dal titolo profetico As We May Think (ovvero tradotto: Come potremmo pensare), nel quale immagina un dispositivo, che chiama Memex (dalla contrazione di Memory Expansion), capace di permettere la raccolta e l’organizzazione di molteplici testi, attraverso una rete di percorsi che le possono collegare. In poche parole era il vaticinio degli “ipertesti” alla base del prodotto di Tim e di Internet come la conosciamo.

Ho voluto iniziare questo breve articolo che sintetizza la storia di internet dal WWW, perché penso che sia proprio da qui che nasce l’innovazione sociale della rete, ovvero la potenzialità di farla uscire dal “sancta santorum” degli scienziati e studiosi e renderla alla portata di tutti. Ma senza una tecnologia di rete alle spalle non avrebbe avuto fondamenta e quindi faccio un passo indietro, alla fine degli anni cinquanta in piena “guerra fredda”. Eh, già, come tante innovazioni scientifiche del nostro tempo anche la rete alla base di Internet è nata dai militari, o meglio dalle loro capacità d’investimento che riescono a muovere in tempi di guerre più o meno calde o fredde. E fu così che nel 1958 il governo degli Stati Uniti aprì – con la collaborazione di importanti università – un particolare progetto, chiamato ARPA (acronimo di Advanced Research Projects Agency) con il compito di trovare le migliori soluzioni per mantenere attiva una rete di telecomunicazioni anche in presenza di attacco nucleare. Viene allora annunciata nel 1967 ARPANET, vero capostipite di Internet, ovvero la prima rete basata su “commutazione a pacchetto”, dove le informazioni sono per l’appunto divise in tanti pacchetti che possono anche essere inviati separatamente, per poi arrivare alla destinazione ed essere ricomposti. In questo modo i pacchetti possono seguire percorsi differenti in una rete “magliata”, quindi superare criticità dovute a distruzioni di punti di interconnessione. Nel 1969 ARPANET permette il primo collegamento magliato tra quattro università americane. E’ divertente sapere che tutto ciò nasce come una rete tra computer per i computer, però con stupore i “finanziatori” scoprono che questi primi ricercatori la utilizzano soprattutto per scambiarsi messaggi tra loro. Ma perché mai non usano il telefono? Si domandano. In tutto ciò si può capire che il “germe” di quello che conosciamo oggi era già insito in quei primi esperimenti. Ci vogliono una decina di anni, dal 1972, da quando si avvia l’InterNetworking Working Group (in cui un certo Ray Tomlinson propone di utilizzare il magico segno @ per separare il nome dell’utente a quello del sistema), al 1982, a quando si definisce pienamente il protocollo alla base della rete – ovvero il TCP/IP – perché la parola Internet prenda sostanza ed entri effettivamente nei vocabolari. Gli anni ottanta sono frenetici anche dal punto di vista informatico: ai voluminosi, costosi, statici mainframe si affiancano i minicomputer e soprattutto i PC. Nascono nuovi bisogni di comunicazione, in cui il TCP/IP si adatta perfettamente, prima nelle LAN e poi nelle reti geografiche. Nel 1984 Internet raggiunge la cifra di mille computer connessi e il 30 aprile 1986 (ndr: come vedete il 30 Aprile pare essere una data “magica”) viene attivato in Italia il primo collegamento alla rete, a cura del Centro Universitario di Calcolo Elettronico di Pisa, tra questa città e gli Stati Uniti, via satellite attraverso un canale a 64 Kbps condiviso fra 7 stazioni terrestri. Il router d’accesso era un “butterfly gateway” della BBN più grande di un frigorifero. Un anno dopo, il 23 dicembre 1987, viene depositato il primo dominio .it dal CNR. Il dominio .it, così come tutti gli altri domini nazionali, furono definiti due anni prima, nel 1985, a cura di ICANN. L’Italia fu la quarta nazione europea ad adottare l’IP.

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Nel 1989, poco prima dell’avvento del WWW, i computer connessi nel modo erano arrivati a centomila. Nel 1991 il CERN annuncia la nascita del World Wide Web e cominciano a nascere i primi siti. Il secondo in Europa, primo in Italia, è frutto del lavoro di un Centro di ricerca Sardo, ovvero il CRS4, dove si riporta un altro primato, stavolta mondiale, ovvero la nascita del primo servizio di webmail, nel 1995.

In questi primi anni di avvio del WWW la crescita di computer connessi è impetuosa, ma l’utilizzo della rete è ancora difficoltoso e alla portata solo degli specialisti, perché mancano programmi interattivi semplici di navigazione. Ciò viene superato con la nascita di Mosaic nel 1994, il primo browser della storia, sviluppato dal National Center for Supercomputing Applications (NCSA) e che uscì poi dal mercato nel 1997 rimpiazzato dal celebre Netscape, che nel 1998 divenne open source da cui derivò il progetto Mozilla. Microsoft reagì lanciando Internet Explorer avviando una vera e propria “guerra dei browser” che è continuata fino ad oggi dove possiamo contare principalmente, oltre a Internet Explorer e Firefox Mozilla, anche di Google Chrome, Safari e Opera e dove la “guerra” continua non solo più sui PC, ma anche sui tablet e smartphone.

I browser hanno permesso a tutti di navigare nel mare magnum di Internet, ad essi, e proprio per aiutarci in tal senso, sono poi arrivati i motori di ricerca, Google in testa, e negli ultimi anni abbiamo avuto l’invasione dei “social”, a partire da Facebook e Twitter.

Oggi Internet è una realtà fondamentale per il genere umano, e alcuni suoi incredibili numeri dovrebbero darci conferma a riguardo, ad esempio traggo da varie analisi che:

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• E’ connesso a internet il 35% della popolazione mondiale (quasi 2,9 miliardi di persone!), in Italia è il 58%

• Il 26% ha un account su un social network (Facebook ne ha oltre un miliardo)

• Ci sono più di 850 milioni di siti, anche se quelli effettivamente attivi sono poco meno di 200 milioni

• Prendendo come riferimento una giornata tipo si può stimare che in un anno si inviano circa 75 miliardi di email, si fanno 220 miliardi di tweet, e si svolgono su Google 1400 miliardi di ricerche

A causa del graduale esaurimento di indirizzi in ambito del protocollo IP versione 4 finora utilizzato, si sta cominciando a introdurre gradualmente la nuove versione 6, passaggio delicato anche per la non compatibilità fra le versioni. Si passerà quindi dal numero di indirizzi disponibili in IPv4 uguali a 2 alla trentaduesima, ai 2 alla centoventottesima potenza di IPV6. Con esso quindi si potrà non avere confini per quel mondo che è alle porte, cosiddetto di “internet delle cose”, ovvero di innumerevoli dispositivi che potranno parlarsi in rete, come ad esempio: sensori di vario tipo, frigoriferi, lavatrici, automobili, televisori, allarmi, videocamere, distributori di bevande, televisori, automobili, ascensori, lampade, etc etc ovvero decine di miliardi di oggetti che diventeranno “intelligenti” e ci semplificheranno la vita, in casa e fuori casa, ovvero in quelle che diventeranno “Smart Cities”, ovvero città intelligenti. Uso il futuro ma dovrei utilizzare il presente, considerato che già oggi sono in numero considerevole e che nel giro di pochi anni (secondo gli analisti di Gartner) dovrebbero diventare fino a 30 miliardi di unità, generando un giro d’affari da 1,9 triliardi di dollari. Anche in Italia c’è movimento in tal senso, con 6 milioni di dispositivi connessi nel 2013 con una crescita di oltre il 20% rispetto all’anno precedente.

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Internet è anche un posto in cui si vende e si compra, un mercato globale sempre più utilizzato e ricco. Non sarà un caso, quindi, se nel corso del 2013 solo in Italia abbiamo avuto un giro d’affari in tal senso di 11,2 miliardi di euro in crescita del 17% rispetto allo scorso anno. In tutto il mondo il fatturato è stato in tal senso di circa 800 miliardi di euro, in crescita vorticosa dappertutto, ma i margini di crescita – e di opportunità – sono altissimi.

La rivoluzione è quindi ancora in atto, anche se per molti è ancora un fatto oscuro per pregiudizialità o analfabetismo digitale, come purtroppo si può notare dalle statistiche, ma la locomotiva non si ferma, anzi è in fortissima accelerazione. Ci sono anche problemi enormi nel conciliare sicurezza con la privacy, come hanno dimostrato fatti eclatanti del recente passato, ma anche su questo si dovrà lavorare molto sapendo che indietro non si torna.

Mi piace allora concludere questa breve cronistoria di un vero e proprio sconvolgimento storico citando alcuni aforismi sul tema, che a me piacciono particolarmente:

• Internet sarà per l’economia del XXI secolo ciò che la benzina è stata per quella del XX. E la benzina di Internet è la potenza dei computer. Craig Barrett (che fu CEO di Intel)

• Il Web è nato come risposta a una sfida aperta, nel mescolarsi di influenze, idee e conclusioni di origini diverse, fino a coagulare un concetto nuovo grazie alla mediazione meravigliosa della mente umana. Tim Berners-Lee

• L’autostrada informatica trasformerà la nostra cultura tanto drasticamente quanto l’invenzione della stampa di Gutenberg ha trasformato quella del Medio Evo. Bill Gates

• Internet. Oceano dove molti navigano su una zattera. Giordano Bruno Guerri (scrittore, giornalista e storico italiano)

• Se, in effetti, Internet ha molto da offrire a chi sa ciò che cerca, è anche in grado di completare la stupidità di chi naviga senza bussola. Laurent Laplante (giornalista e scrittore canadese)

• Internet è la più grande biblioteca del mondo. È solo che tutti i libri sono sparsi sul pavimento. John Allen Paulos (matematico statunitense)

Cosa ne pensate? Meditiamo, Gente…meditiamo…