Apple cede il passo, editori più liberi

Parziale marcia indietro di Steve Jobs, i giornali si potranno comprare anche al di fuori dello Store ufficiale

La paura del boicottaggio di grandi nomi ha spinto la Apple a rivedere le sue politiche di vendita sull’App Store, almeno per quanto riguarda contenuti editoriali. Era nell’aria un certo senso di disappunto quando il Financial Times ha creato, grazie al supporto dell’Html5, un sito dove poter “sfogliare” i contenuti pagando direttamente sulla piattaforma, senza passare per l’App Store. Cosa sarebbe successo se anche altri giganti dell’informazione mondiale avessero preso la stessa strada?

Ecco allora la revisione degli accordi che ora consistono in una maggiore libertà lasciata agli editori sia nel poter stabilire i prezzi, che di vendere senza dover passare obbligatoriamente per Newsstand, la nuovo piattaforma dell’edicola elettronica che Apple ha presentato a San Francisco qualche giorno fa che sarà integrata in iOs5. La mossa non è solo per accontentare gli editori presenti sullo Store ma anche per contrastare la concorrenza di Google, molto aggressiva sulla politica dei prezzi offerti sulle applicazioni di Android.

Il Financial Times, forte dei suoi milioni di lettori, ha motivato la volontà di creare un mercato parallelo allo Store di Cupertino non solo per un vezzo ideologico. Se è vero che i giornali sui tablet permettono di risparmiare costi di stampa, distribuzione e materie prime, il dazio del 30% che finora doveva essere versato alla Apple, sommato alla maggiorazione Iva, che per libri e giornali digitali è del 20% contro il 4% della carta, porta il reale risparmio tra versione per iPad e cartaceo di un 10-15%. Insomma, anche se con grandi numeri, non un grandissimo guadagno.

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Ora con l’aggiunta della sezione 11.14 degli accordi, si è eliminata la necessità di praticare il prezzo migliore sull’App Store, a patto che non venga incluso nell’app nessun link o pulsante all’offerta esterna. La novità è quella di poter praticare il prezzo desiderato senza più paletti, consentendo di offrire via web (come con l’Html5), un servizio uguale a quello della App ma ad un prezzo minore. In questo modo gli editori recuperano il 30% che finisce alla Apple quando si decide di acquistare attraverso lo Store. In pratica ci sarà chi avrà una versione del Corriere della Sera ad hoc (e pagherà un prezzo che comprende il 30% di “dazio”) e chi sceglierà di sfogliare il giornale via web pagando meno della versione ad hoc.

Nel secondo caso la Apple non guadagna niente visto che l’utente accede direttamente al sito del produttore di contenuti, ma si assicura di produrre un device che è ancora il top per leggere in digitale. Un particolare non da poco visto il periodo fervente di nuovi tablet (Android in primis) che recuperano terreno, anche grazie all’avvento sull’Android Market di grossi nomi, tra cui proprio gli stessi editori che hanno fatto la fortuna dell’edicola digitale su iPad e iPhone.