«Le piccole cose contano un sacco»

Tom Peters ha aperto la decima edizione del World Business Forum di Milano

Grande ritorno per uno dei pensatori più influenti del business management e new entry di IBM tra i main sponsors. Tra le novità di questa edizione del World Business Forum di Milano, la partecipazione dell’ex cancelliere tedesco, Gerhard Schroeder, e quella del campione di tennis, Andre Agassi. Presentata anche l’indagine condotta da WOBI tra i manager italiani che ha fotografato la capacità delle aziende nazionali di innovare per essere competitive. Tra gli ostacoli al cambiamento per sopravvivere alla crisi: legislazione, burocrazia e approccio manageriale.

Il key note di Tom Peters ha dato una sferzata di energia positiva di cui si sentiva il bisogno. Famoso per le sue idee rivoluzionarie, è senza dubbio uno dei principali esperti di management a livello internazionale. Lo avevamo già intervistato nel 2004 e in quell’occasione ci aveva raccontato che il valore di un manager si misurava anche dalla sua capacità di guardare avanti e di riflettere sulle piccole cose, senza però «essere cinici», liquidandole come troppo semplici e scontate. Oggi, a due giorni dal suo 71esimo compleanno, confessa che alla sua età e dopo aver passato metà della vita a spiegare concetti semplici ai top manager di tutto il mondo – «cinici» – si diventa per forza.

Per il Los Angeles Times, Tom Peters è il padre dell’azienda post-moderna. I suoi libri hanno segnato la storia del pensiero imprenditoriale dagli anni Ottanta in poi. “Alla ricerca dell’eccellenza” per anni ai vertici delle classifiche di vendita è considerato il miglior libro di business di tutti tempi. Il suo ultimo libro si intitola “Le piccole grandi cose” (Sperling & Kupfer) ed è un prontuario moderno di regole che aiuta i manager a non rimanere prigionieri delle regole. «Perché – dice Peters – l’unica strategia è giocare d’anticipo».

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Negli ultimi anni, Tom Peters è diventato molto attivo anche sui social network e oltre al suo blog ha un account Twitter che aggiorna ogni giorno.

Ma questo non basta per definire il carattere di questo uomo in grado di scuotere, come un terremoto, le più radicate certezze del top management. Tom Peters ha l’aria del cattivo generale nordista a tre stelle che passa in rassegna le truppe. La voce potente. Le idee chiare e forti come il sole della California.

Mentre cresce l’enfasi sul valore dell’eccellenza (qualche volta, a dire il vero, abusando di questo concetto, fino a svuotarlo di contenuto) ci stiamo accorgendo che puntare sulla qualità di prodotti, servizi e soprattutto sulla crescita delle persone che ci sono dietro quei prodotti e quei servizi è la più rivoluzionaria delle strategie di marketing.

In tutti i casi, dovremmo essere capaci di chiederci di quali valori si tratta e soprattutto che cosa definisce l’eccellenza. E dovremmo capire perché tanti manager ai vertici delle aziende finiscono per dimenticarli. «Economisti ed esperti di strategia non ci arrivano» – spiega Peters. «Non arrivano a cogliere l’aspetto soft dell’idea vincente, quelle piccole grandi cose che fanno scattare la molla».

 

 

Il contatto con la realtà

«Essere in contatto con la realtà che cambia deve essere una pratica quotidiana per i manager che guidano le aziende. Molti manager e decisori politici – però – hanno perso questo contatto con la realtà e non sono neppure più capaci di ascoltare. Qualsiasi idiota può essere un vicepresidente, ma un supervisore, un manager di prima linea capace di fare il suo lavoro e coordinare quello degli altri vale tanto oro quanto pesa. Il collo della bottiglia è sempre in cima».

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Mettere le persone al centro

«In passato dicevo di mettere i clienti al centro – oggi – dico che prima bisogna mettere al centro delle organizzazioni i dipendenti che servono i clienti. Detesto le dichiarazioni di mission perché sono scritte da chi non le metterà mai in pratica. Le persone sono la vera risorsa delle aziende».

Capitalismo sensato

«Io sono un capitalista. Nel profitto non c’è nulla di male, ma non si possono perseguire solo gli utili. Gli utili sono solo un sottoprodotto dell’attività di impresa. Le persone che si fanno crescere in azienda sono l’eredità più importante di un manager».

Elogio del fallimento

«Avere successo al primo tentativo richiede più fortuna che talento. Chi fa più cose e fa più errori alla fine vince. Il piano perfetto non esiste, meglio agire subito mentre gli altri pianificano come pianificare».

Social business

«L’impatto dei social business sarà sempre più forte: i clienti e i dipendenti saranno il vero driver del cambiamento. La piattaforma IBM Connections è un esempio di acceleratore social dell’innovazione per raggiungere risultati concreti».

Le piccole grandi cose

«Tutti parlano di idee grandiose, ma sono le piccole cose che lasciano il segno. Da Wall Mart hanno aumentato le vendite di una volta e mezzo con una idea semplice: carrelli più grandi. Ci voleva una consulenza costosa o un laureato ad Harward per trovare la soluzione? Non voglio parlare di design in Italia, ma la lezione di Apple è sotto gli occhi di tutti. Il buon design vale più del petrolio».

Il secolo delle donne

«Dimenticatevi della Cina e dell’India e anche di Internet. L’energia del 21esimo secolo sono le donne. Il mercato delle donne vale 28 trilioni di dollari di opportunità, più del mercato di Cina e India messi insieme».

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Viva le PMI

«Le aziende grandi non performano bene nel lungo periodo. Quando alcuni top manager troppo stressati, mi chiedono come possono fare a costruire una piccola azienda tutta per loro – rispondo che non devono fare altro che comprare una grande e aspettare che il tempo faccia il resto.

Sono un amante delle piccole e medie imprese agili che scattano tra le gambe delle multinazionali. Non bisogna essere grandi per essere eccellenti».