VMware: l’IT “as a service”

In occasione dell’annuale Forum milanese, la società ribadisce la sua mission di voler rendere più semplice l’information technology, trasformandolo in un servizio e riducendo così la complessità delle soluzioni per clienti e utenti. Quegli stessi utenti che, secondo una ricerca europea, dimostrano di essere molto più vicini agli strumenti cloud di quanto si conosca ufficialmente

E’ una realtà in piena salute quella che si è presentata all’annuale, e frequentatissima (circa 1.500 i partecipanti), tappa milanese del proprio Forum 2013, nell’avveniristica cornice di Milano Congressi. E lo sottolinea con soddisfazione Alberto Bullani, regional manager VMware Italia, secondo cui, in un contesto dove il business mix societario evolutosi negli ultimi anni (spaziando dalle soluzioni per la virtualizzazione a quelle per le infrastrutture cloud) ha favorito l’aumento di fatturato, la crescita registrata nel Bel Paese nell’ultimo trimestre è molto superiore al +22% fatto segnare a livello globale, mentre il numero degli addetti ha superato i 70.

Ma non solo. Sempre a paragone di quanto evidenziato a livello corporate globale, “l’Italia presenta la maggior percentuale di servizi professionali venduti rispetto alle licenze, segno che i clienti italiani sono più avanti di altri nell’adozione delle nostre tecnologie”. Clienti che, inoltre, in base all’analisi realizzata dalla multinazionale per il 2012, hanno decretato il secondo posto europeo di VMware Italia nella customer satisfaction.

Una situazione che premia dunque implicitamente le scelte strategiche della stessa VMware, la cui keyword, ribadita da Bullani, “è quella di semplificare l’IT per trasformarlo in un servizio. Il che vuol dire ridurre la complessità al massimo per i clienti, in modo da avere un information technology facile da fruire e immediato, senza dover leggere troppi libretti d’istruzioni…”.

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Un concetto declinato in tre ambiti d’azione (software defined data center, hybrid cloud e multi device workspace), tramite cui VMware conta di offrire alla propria clientela un futuro fatto di “efficienza, agilità e controllo”.

Clientela che VMware ha messo sotto la lente d’ingrandimento nel corso di una ricerca svolta in sei nazioni europee, fra cui l’Italia, al fine d’indagare lo status dell’utilizzo di servizi cloud nelle aziende da parte dei dipendenti senza autorizzazione dei responsabili IT.

Un comportamento piuttosto diffuso soprattutto a casa nostra, perché fra i dati più interessanti, richiamati sempre da Bullani al VMware Forum, vi è che ben due terzi dei dipendenti (66%) delle imprese italiane userebbe o acquisterebbe servizi e prodotti cloud senza esserne autorizzato, col 49% a dichiarare di averlo già fatto: acquisizioni “clandestine” sospettate dai medesimi IT manager (per il 43% dei casi) nei confronti delle persone in azienda. Dati assai più elevati degli analoghi continentali, fermi nell’ordine a 45%, 36% e 37%.

Un trend che punta a bypassare il reparto IT, cui si chiede quindi maggior flessibilità, e che nasce dal tentativo dei dipendenti di apportare benefici al loro lavoro, specie in termini di efficienza e velocità (30% del campione). E che non viene percepito come negativo da parte degl’IT decision maker, in quanto beneficia anche il business aziendale, pur se pone, ha rammentato Bullani, pure dei problemi di sicurezza. Un pericolo che però i responsabili IT italiani sottovalutano, poiché è sentito solo dal 17% di rispondenti, contro il 52% nell’ambito Emea.