Ericsson e la rete dei 50 miliardi

ericsson
Tanti saranno nel 2020 i dispositivi connessi nel mondo. Un roadshow Ericsson spiega a che cosa serviranno e quali cambiamenti porteranno nei modelli di business di operatori e clienti. Sarà una rivoluzione 

Il nostro mondo sta cambiando più velocemente di quanto si possa immaginare. Il futuro sarà caratterizzato da miliardi di connessioni e da un numero crescente di device in grado di comunicare non solo con noi singoli individui e con la società, ma anche tra loro stessi. Tutto questo finirà per tradursi in nuovi paradigmi e nell’offerta di soluzioni a supporto di tematiche di interesse generale come banda larga, sanità “elettronica”, connettività mobile pervasiva, pagamenti mobili, sicurezza fisica, ma anche virtuale, efficienza energetica, Tv del futuro e sviluppo sostenibile. Dal punto di vista dei gestori delle infrastrutture che dovranno rendere materialmente possibile questi scenari, cioè gli operatori di telefonia fissa e mobile, è l’inizio di una fase decisiva di svolta verso la New generation network, che comporta scelte tecnologiche impegnative, volontà di adeguare sistemi di tariffazione e strategie di marketing, ma anche di accettare nuove modalità di approccio alla problematica fondamentale,  l’investimento nella rete. Questo è il messaggio che uno dei big mondiali nella fornitura di apparati per reti fisse e mobili, Ericsson (www.ericsson.com/it), sta portando in giro per il mondo con una sorta di mostra itinerante del futuro, un “truck” attrezzato (con tanto di rete in miniatura e antenna per dimostrare le caratteristiche di Lte, o Long term evolution, la quarta generazione del cellulare dopo Gsm, Gprs/Edge e Umts) che ha fatto tappa a Milano e Roma con tanti piccoli teatri per la rappresentazione di servizi relativi alla nuova televisione interattiva, alla sanità, ai pagamenti elettronici e allo streaming a larghissima banda.

Leggi anche:  smeup annuncia l'acquisizione di Asi

«Stiamo cercando di immaginare le tendenze del settore per i prossimi dieci anni – dice Alessandra Rosa Ammaturo, responsabile tactical marketing di Ericsson Italia -, un mondo che, secondo le stime più conservative, sarà popolato da 50 miliardi di dispositivi interconnessi». Non è troppo difficile anticipare, dice la Ammaturo, quelle che da qui al 2020 potrebbero essere le condizioni al contorno delle infrastrutture che verranno, sulla base delle valutazioni proposte dagli analisti di mercato e dalle attività di ricerca che la stessa Ericsson svolge in centri di ricerca interna come i suoi Consumer Lab, partendo dai cambiamenti e dalle tendenze emerse in questi primi anni di larga banda “pervasiva” e di grande successo del mobile Web.

Nove “megatrend”

Con le sue ricerche Ericsson ha identificato nove “megatrend” delle telecomunicazioni nell’immediato futuro. Tra questi un networking su scala sempre più personalizzata e mobile, un’informatica aziendale evoluta anche in aziende oggi sostanzialmente tagliate fuori dall’informatizzazione evoluta, un ulteriore aumento dell’utenza mobile, uno spostamento del potere economico dalle aree geografiche degli Stati Uniti e dell’Europa verso le nazioni attualmente considerate ancora emergenti come Cina, Russia, India e Brasile, una forte sensibilità nei confronti delle infrastrutture sostenibili sul piano energetico, la diffusione di applicazioni sempre più incentrate sulle risorse di rete e l’interazione, su aree di mercato condivise, di aziende appartenenti a settori diversi, con il conseguente moltiplicarsi degli spazi di competitività, nuove fasi di consolidamento e soprattutto nuove sfide per gli operatori. La sfida più grande, avverte Ericsson, verte sulla capacità di spostare l’attenzione dalle classiche problematiche di offerta di accessi e banda a modelli di business particolarmente orientati ai servizi.

Leggi anche:  Verso una visione olistica del cliente

Il forte aumento dell’utenza mobile di servizi Ict è già un dato di fatto, evidenzia la Ammaturo: «Oggi si contano nel mondo circa 4 miliardi di abbonamenti alla telefonia cellulare, contro 400 milioni di utenze fisse». Oltre a un’ulteriore crescita del numero di persone collegate a un servizio di telefonia mobile, è previsto un formidabile aumento dei dispositivi connessi che “graviteranno” intorno ai singoli individui. Uno studio americano calcola che nel 2014 ogni statunitense avrà in tasca sette dispositivi portatili, cinque dei quali collegati attraverso una tecnologia di rete. A tale allargamento della copertura delle cosiddette personal area network basate su tecnologie come Bluetooth corrisponderà l’esigenza di interconnessione di queste “nuvole” personali alla “nuvola” geografica rappresentata dal Web a larga banda. «Nel 2020 riteniamo che ogni singolo dispositivo che potrà in qualche modo beneficiare di tale interconnessione lo farà attraverso questo o quel servizio. La domanda per un operatore di telecomunicazioni dev’essere: quanti di questi 50 miliardi di dispositivi dialogheranno con la mia rete?», sottolinea la manager Ericsson.

I trend appena visti determineranno radicali cambiamenti nelle architetture di rete pubblica, che saranno caratterizzati da una copresenza di modalità di accesso radio e su fibra ottica, e nell’intera agenda Ict per gli operatori, i loro clienti e tutto l’ecosistema di generatori e fruitori di servizi e contenuti. Per Ericsson ci stiamo rapidamente allontanando da un passato in cui erano le persone a comunicare tra loro andando verso un futuro in cui dominerà la comunicazione “machine-to-machine”. In passato l’operatore aveva competenze molto specifiche, da “telco”, i suoi clienti possedevano uno, due dispositivi, la qualità del servizio era quella stabilita a monte dall’operatore stesso, il rapporto con i clienti si basava sulle applicazioni tipiche del trasporto della voce o dei dati. Non sarà più così, conclude la Ammaturo: «Da competenze specifiche e orizzontali si passerà a competenze verticali specializzate per tipologia di mercato, i livelli di servizio varieranno a seconda delle criticità richieste dal mercato e i modelli di relazione si baseranno sulle partnership di lunga durata».

Leggi anche:  Il 94% dei marketer italiani ha cambiato la propria strategia di coinvolgimento digitale con la pandemia

La teleassistenza

Tra le numerose demo allestite nel corso del suo roadshow spicca l’ipotesi di soluzione rivolta alla teleassistenza domiciliare di pazienti cronici, basata su una semplice interfaccia visualizzata sul televisore collegato al set top box Iptv. Un’agenda di eventi guida il paziente attraverso un quotidiano percorso di assunzione di farmaci, misurazioni di parametri biologici con dispositivi anch’essi collegati e tutta una serie di manovre che generano dati veicolati automaticamente al personale sanitario e ai medici responsabili. Uno scenario che può sembrare futuribile, ma molto simile alla soluzione di “Healthcare Networking Information” che Ericsson ha realizzato in Croazia per conto della Sanità locale, nell’ambito dell’iniziativa e-Croazia 2007. Migliaia di medici croati sono stati collegati a un capillare sistema di raccolta e scambio di informazioni sanitarie, con notevoli benefici per i pazienti e un forte aumento di capacità di pianificazione e risparmio della spesa sanitaria.

Scenari come quello prefigurato per l’evoluzione della sanità connessa sono abilitati da tecnologie di accesso di tipo Lte. Nella demo realizzata nel ristretto spazio del truck parcheggiato in Piazza Affari a Milano lo streaming di contenuti multimediali su dispositivi mobili tocca velocità di picco da 80 megabit al secondo. Entro l’anno, promettono i tecnici Ericsson, saranno raggiunte soglie da 140 megabit.