Observer – È l’ora della scossa. Quella elettrica

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Il secondo decennio del XXI secolo ha un nuovo pretendente per il ruolo di baricentro degli investimenti It: la gestione delle reti elettriche e dei consumi energetici. I big di It, Tlc ed elettrotecnica stanno scaldando i motori, ma grazie ai nuovi scenari del mercato e delle nuove fonti energetiche, c’è uno spazio anche per le utilities, che infatti si stanno riaggregando

 

Tenetevi saldi. Una nuova scossa promette di scuotere il settore (molto) allargato dell’Ict: una scossa elettrica che più che in volt si misurerà in miliardi di dollari. La portata è tale che potrebbe eclissare le promesse del Web, dell’IpTv e dell’e-commerce. Anche perché la posta in gioco è un risparmio a due cifre delle bollette energetiche, proprio nel momento in cui le fonti si vanno diversificando e nuovi soggetti si stanno affacciando sul mercato delle utilities energetiche.

La partita è quella delle smart grid e della gestione energetica di abitazioni, enti pubblici, aziende, lungo una filiera che parte dalle reti di trasmissione per arrivare fino alle prese di casa dell’utente. Industrialmente è fatta di reti di comunicazione, misuratori, sensori, computer, software di gestione, montagne di dati da gestire. Una partita in cui l’Italia potrebbe trovarsi in una posizione di vantaggio, anche perché l’Enel ha ormai installato nelle case decine di milioni di contatori digitali, e anche altre aziende energetiche si sono messe su questa strada.

Contatori magari non particolarmente “smart” e veloci, ma pur sempre un primo passo, in attesa di aggiungere al mosaico altri tasselli, che comprendono anche la regina dei servizi online. Come conferma a Data Manager Livio Gallo, Ceo di Enel Distribuzione: «Siamo in discussione con Google, per valutare se utilizzare il loro portale e i loro servizi per accumulare i dati di consumo degli utenti, che avranno a disposizione, per ora su base sperimentale, un box che da una parte si collega alla rete di comunicazione e dall’altra può tener sotto controllo i diversi apparecchi utilizzati in casa per misurare i consumi nell’arco della giornata o del mese».

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Google vs. Microsoft sul cloud

Power Meter, annunciato nel febbraio dello scorso anno, è la carta della società di Mountain View per andare a raggiungere un mercato di massa, che va ben al di là degli utenti informatici. L’arcirivale Microsoft ha replicato pochi mesi dopo, annunciando Hohm, un portale dell’energia che mira a raccogliere tutti i dati dei consumi dell’utenza: non solo quelli elettrici ma (a differenza di Google), anche quella del gas. I dati saranno raccolti attraverso il servizio cloud Azure della casa di Redmond.

Lo schieramento di questi due pesi massimi lascia presagire una futura unione di “grid” e “cloud”, ma è solo un segnale della posta in gioco. Il Doe, il Dipartimento dell’Energia americano, ha già indicato un centinaio di progetti che riceveranno una dotazione di 3,4 miliardi di dollari, in larga misura destinati a finanziare dei contatori intelligenti, in grado cioè di raccogliere informazioni da sensori e inviarli ai centri di controllo delle utilities. A questa partita sono in tanti a voler giocare. Da una parte ci sono i tradizionali fornitori del mondo energetico, come Siemens, GE, Landys & Gyr, dall’altra fornitori informatici, come IBM (il primo pensiero quando parla di Smart Planet corre qui, tra l’altro l’azienda ha avuto un ruolo chiave nei contatori elettronici di Enel).

Naturalmente sono della partita anche i fornitori di reti. Cisco, insieme con General Electric, partecipa al progetto di Florida Power Light che nei prossimi tre anni porterà a Miami e dintorni una delle reti intelligenti di maggiore consistenza, naturalmente basata su standard Ip. Addirittura, ha dichiarato Marie Hattar, la vice president per i sistemi e la sicurezza delle reti, «il business delle smart grid potrebbe essere da 10 a 100 volte più grande di quello di Internet, perché potenzialmente ogni apparecchio in ogni casa, potrà esservi collegato». Anche Alcatel-Lucent è entrata in campo e ha già stretto delle partnership: con Vodafone in Germania per gli smart meter (i contatori intelligenti) e con Wind in Italia per soluzioni che puntano invece alla gestione energetica degli edifici. Della partita è anche Nokia Siemens, vista la parentela con il gigante tedesco delle tecnologie elettriche. L’obiettivo non riguarda solo gli utenti finali, ma anche e soprattutto i produttori distribuiti, come quelli delle centrali eoliche. Tra l’altro, l’ex Ceo di Nokia Siemens Networks, Simon Berensford-Wylie, sul finire dello scorso anno è stato nominato Ceo della tedesca Elster, un altro produttore con un fatturato di 1,3 miliardi di euro nei contatori intelligenti.

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Produzione e consumi

Il business sta da più parti e nuove fonti e modelli energetici, in un’economia sempre più assetata di consumi elettrici, stanno cambiando lo scenario. Da una parte ci sono i problemi della produzione perché, ricordiamolo, la rete deve stare in un delicato equilibrio, ma l’energia in sovrappiù non può essere accumulata. Accanto alle fonti tradizionali – termico, idroelettrico – il cui uso è sufficientemente programmabile, ci sono le nuove fonti energetiche rinnovabili, sole, vento, che dipendono da fattori non controllabili. «è vero – concede Livio Gallo – le energie verdi non possono essere programmate, però esistono ragionevoli capacità previsionali» e per quanto riguarda l’altro lato della medaglia, quello dei consumi, il Ceo di Enel Distribuzione è convinto che, sia pure con qualche adattamento, la rete attuale può farcela: «Non occorrono tempi di risposta al decimo di secondo: i contatori digitali, integrati con i gateway cui stiamo pensando potranno raccogliere e gestire i dati necessari».

Che comunque servano interventi massicci sulla rete è convinto Claudio Arcudi, responsabile del settore Utilities di Accenture, che a febbraio ha organizzato a Milano un convegno sulle prospettive del settore e il ruolo delle utilities. «Ricordiamo che solare ed eolico interesseranno soprattutto il Sud del Paese, dove maggiori sono le carenze della rete. Occorrerà intervenire a vari livelli per migliorare le capacità di gestione: dalla rete di distribuzione – in particolare la rete primaria, dove maggiore è l’aggregazione di informazioni, alla rete di trasmissione». Se le fonti alternative mirano al 20% del totale nei prossimi anni, il problema sul versante dei consumi non sarà solo quello di ottimizzare l’impiego di condizionatori e lavatrici.

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La diffusione della trazione elettrica, magari ibrida, nell’automobile è una delle nuove sfide. Che cosa vorranno dire, tra alcuni anni, milioni di veicoli che in Europa passeranno la notte nei box a succhiare corrente per le loro batterie o che si collegheranno a colonnine dei “distributori rapidi” di energia? Anche questo potrà essere uno dei nuovi scenari per le utilities energetiche locali che, come è stato sottolineato al workshop milanese che ha presentato l’Osservatorio Accenture – Agici 2010, avranno sempre più la prospettiva di fornire servizi a largo spettro e in chiave competitiva. In Europa, nel 2009, si sono create 287 alleanze tra utilities e ben 64 in Italia. La crisi economica, con conseguente calo dei consumi sta spingendo verso un consolidamento del settore. In prospettiva, le utilities non si limiteranno a portare gas ed elettricità, ma faranno del risparmio energetico per i propri clienti una componente del loro business, al pari della gestione ambientale di edifici, dell’illuminazione pubblica, delle ricariche dei veicoli elettrici. E grazie alle smart grid anche il loro mestiere cambierà.