OBSERVER – The Next Big Thing


Le acquisizioni dell’estate indicano la ricerca di nuovi equilibri nel settore. Intel-McAfee allarga la sfida della sicurezza a nuove generazioni di dispositivi in rete, mentre con la conquista di 3Par, HP rilancia sullo storage e, di conseguenza, sul cloud. Anche con il supporto di un ex top manager EMC

 

Abbiamo sbagliato la scena? All’IFA di Berlino, manco fosse il Cebit di dieci anni fa, a farla da padrone non sembrano essere Tv Led o 3D, ma eBook, tablet Pc e netbook. In fondo, per la “Funk – Austellung”, l’importante era essere collegati via radio. Funk, appunto. C’è poco da dire. Il settore si sta reinventando. Quel che non è riuscita a fare con i Pc, Apple ha fatto, e con interessi astronomici, con la convergenza multimediale facendo della rete non tanto il mezzo per telefonare quanto quello per accedere a un mondo di applicazioni infinite. Parola d’ordine, quindi: reinventarsi. Così succede che l’estate è stata dominata da due acquisizioni che hanno lasciato il segno. Due operazioni consumate nei venti chilometri scarsi che separano Santa Clara da Palo Alto.

La prima è quella che ha portato nella rete di Intel, il numero uno del silicio, uno specialista del software per la sicurezza come McAfee. Prezzo: 7,68 miliardi di dollari, il “gettone” più alto pagato negli ultimi anni nel settore It, dopo l’acquisizione di EDS. La seconda è quella che, con un braccio di ferro da più di 2 miliardi ha visto HP prevalere su Dell nella corsa per accaparrarsi 3Par, un’azienda che negli ultimi due anni ha visto il titolo oscillare attorno ai 10 dollari, salvo scattare oltre i 30 in seguito alla gara a inseguimento che Dell e HP hanno condotto nella seconda metà di agosto. I 2,35 miliardi di enterprise value: è vero che Forbes ha collocato 3Par al quarto posto tra le aziende tecnologiche a più alta crescita del quinquennio, ma nell’esercizio chiuso a fine marzo i ricavi sono stati di 191 milioni, in aumento del 5%, con un risultato veleggiante attorno al break-even.

I giudizi, nel primo e nel secondo caso, non sono stati teneri. Aziende strapagate, cogliendo magari un momento di flessione dei mercati, o azioni lungimiranti? Che in un mercato attento al breve periodo il titolo di Intel sia sceso del 3,5% e quello di McAfee abbia festeggiato con un botto del 57% non sorprende troppo. Più significativa è invece la crescita del 6,2% di Symantec, il principale concorrente di McAfee. Traduzione: le regole di un gigantesco monolite come Intel potrebbero svantaggiare un’azienda che, per il suo business, dev’essere ultra-reattiva, avvantaggiando quindi i concorrenti.

Leggi anche:  Nestlé Italia inaugura l’Innovation Garden

 

La sicurezza embedded

La realtà è che Intel, cui l’antitrust vieterebbe probabilmente ogni acquisizione nel settore tradizionale dei semiconduttori, cerca differenziazione e nuovo valore puntando su carte inedite, indicate tra le righe nelle stesse dichiarazioni che hanno accompagnato l’acquisizione. La prima carta è quella della mobilità. Se dieci anni fa Intel guardava a un mondo di un miliardo di Pc, si stima che questa soglia sia stata già raggiunta nel 2009. Il futuro sarà sempre più fatto di strumenti diversi dal Pc ma egualmente connessi alle reti, dagli smartphone ai tablet, e poiché la sicurezza “embedded” sarà uno dei requisiti, è comprensibile che la casa di Santa Clara intenda cavalcare questo mercato. Più perplessità genera invece l’ipotesi di nuove soluzioni per firmwarizzare il software antivirus, o per accelerare la scansione grazie a nuove generazioni di processori che tratterebbero in modo più efficace le operazioni di sicurezza. Le sinergie sarebbero relative (e resta il problema di come compiere gli aggiornamenti) e resterebbe da dimostrare che un’acquisizione si riveli la strada migliore.

Più intrigante resta a nostro parere l’acquisizione di 3Par – azienda di cui solo gli specialisti sospettavano la presenza – dopo una serie di rilanci aventi come avversaria Dell, che per prima aveva annunciato il raggiungimento di un accordo.

Nel giro di un paio di settimane, un’offerta da 1,3 miliardi di euro è salita oltre i 2 miliardi. Il braccio di ferro tra HP e Dell, una volta avviato, aveva un vincitore quasi scontato, all’incirca così come un anno e mezzo fa era scontato l’esito di un’altra corsa a due nello storage, sempre per un valore comparabile, quella tra EMC e Data Domain, specialista nel software per la deduplicazione.

Leggi anche:  A2A e TIM: accordo di collaborazione per la trasformazione digitale e l'efficientamento energetico

Perché quest’acquisizione e perché quest’accanimento? Subito dopo la conclusione della “gara” c’è chi si è affrettato a notare che più di 2 miliardi per un’azienda che rappresenta poco più di mezzo punto percentuale del mercato del disk storage apparivano a dir poco sproporzionati. In realtà, un’osservazione di questo tipo ricorda quella dello sciocco che guarda il dito puntato verso il cielo invece che la luna. Che l’acquisizione di HP si traduca alla fine in un successo è ancora da verificare, ma i motivi di quest’operazione non mancano.

 

I tre buoni motivi di HP

Il primo è che sia HP sia Dell, i due contendenti, hanno un interesse specifico per il mercato dello storage. Nel solo “external storage” (che rappresenta i quattro quinti del totale), secondo le ultime rilevazioni IDC, HP è quarta con l’11,3% e Dell è quinta con il 9,4%. È un mercato che cresce e nel quale il software è sempre più rilevante.

Il secondo è che in questo mercato HP, che è largamente dipendente nella fascia alta dei sistemi, ha progressivamente perso posizioni da HDS (fornitrice anche di Oracle / Sun). Cinque anni fa la sua quota era del 18,8%. Quella del market leader EMC, nello stesso tempo, è salita dal 21,2 al 25,3%.

 

Il terzo motivo, forse quello fondamentale, è che lo storage, soprattutto quello “intelligente” e virtualizzato, è un elemento fondamentale per le nuove prospettive del data center. Anzi, server, storage e networking, il tutto condito dalle necessarie risorse di virtualizzazione sia dei server sia dello storage (e domani anche del desktop) sono i tre assi portanti dei data center di nuova generazione e, in definitiva, dei cloud aziendali. HP ha conquistato una solida posizione nei server, è cresciuta nel networking rompendo il cordone ombelicale con Cisco, sviluppando la propria linea Procurve e acquistando anche 3Com. La sua debolezza è in questo momento semmai proprio nello storage. EMC, IBM, la stessa NetApp hanno una loro offerta in materia di virtualizzazione, cioè nel passo superiore al consolidamento dello storage, e 3Par ha proprio quel che occorre per fornire uno storage flessibile, on-demand, in grado di crescere secondo queste necessità. Sotto molti aspetti, Dell, che presidia tradizionalmente un segmento inferiore del mercato e che può contare a sua volta sulla partnership con EMC, ha meno urgenza di HP a potenziare la propria offerta, anche se le mosse degli ultimi due anni – compresa l’acquisizione di EqualLogic, indicherebbero una volontà di aumentare la propria capacità autonoma. Gli oltre due miliardi pagati per la piccola 3Com sono una bella cifra, ma sviluppare ex novo una linea di array ad alte prestazioni e pensata per la virtualizzazione avrebbe richiesto una dose massiccia di skills, esperienze e, soprattutto, tempo. A tal punto che ipotesi di un interesse di HP verso 3Par avevano incominciato già a girare lo scorso anno, così come un altro nome di possibile preda era quello di Pillar, che potrebbe entrare ora nel mirino di una Dell che ha comunque obiettivi simili e, soprattutto, deve trovare nuovi stimoli di crescita.

Leggi anche:  Cisco e Comune di Firenze, protocollo di intesa su competenze digitali, innovazione e territori smart

 

Guardando al cloud

Last but not least, nella primavera dello scorso anno, HP ha condotto una delle acquisizioni manageriali che hanno fatto rumore. David Donatelli, prima a capo dello storage della rivale EMC, è entrato nell’azienda di Palo Alto come general manager della divisione server, storage & networking. Già l’unione dei tre settori nell’ambito del gruppo Enterprise era il segno della svolta che l’allora Ceo Mark Hurd voleva dare. Il contenzioso legale con EMC seguito al repentino cambio di bandiera ha imposto a Donatelli di non occuparsi ufficialmente di storage per un anno, un termine che si è concluso nei mesi scorsi.

Morale: con o senza Mark Hurd, HP intende mettere in ordine le sue carte e lo storage si dimostra un terreno strategico. Le principali domande a questo punto sono: quale sarà il futuro delle relazioni con HDS? E, soprattutto, quale sarà la prossima mossa di HP?