Il finance tra Bi e Risk management

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Sono due tematiche al centro degli investimenti del settore finance. Gli analisti prevedono che il Risk management diventerà quest’anno un vero asset del business, elemento di differenziazione competitiva. L’esperienza di aziende di credito e società assicurative

Il forte consolidamento vissuto dal settore finance negli ultimi anni ha comportato grossi sforzi a livello organizzativo, e massicci investimenti in risorse e tecnologie Ict, necessarie per l’integrazione tra le diverse strutture, per garantire la migliore efficienza operativa ed efficacia commerciale, e per supportare nuove funzionalità. Tra le aree di maggiore investimento, un posto di rilievo lo hanno avuto le soluzioni di Bi, utilizzate per soddisfare le esigenze strategiche e operative delle aree più cruciali del business, ancora più indispensabili nella attuale situazione particolare della finanza globale.

 

Bi in banche e assicurazioni

Un interessante esempio di utilizzo della Bi nel settore bancario è quello del Banco di Desio (www.bancodesio.it): nell’autunno dello scorso anno ha preso parte al team di lavoro che si è focalizzato sulla localizzazione di Value Manager, la soluzione per la pianificazione e il controllo di gestione realizzata da Cedacri (www.cedacri.it) in collaborazione con la società tedesca zeb/ (www.zebcontrol.com), specializzata in soluzioni software per il mercato finanziario. «Il team di lavoro ha già approfondito le tematiche di compliance alla normativa e l’effettiva compatibilità con i meccanismi di funzionamento degli istituti di credito locali, e sta ora lavorando sugli aspetti legati alle modalità di ricezione delle informazioni dai diversi sistemi-origine (filiali, finanza, credito..), e sulla loro gestione nell’ambito del datawarehouse e in ambiente Olap – spiega Marcello Sala, responsabile Sistemi e Immobili di Banco di Desio -. Entro fine anno verrà rilasciato un sistema in grado di produrre tutti i report sintetici, standard e personalizzati, relativi agli indicatori economici della performance della banca, per il reporting direzionale, il deporting commerciale, la cost allocation, la pianificazione strategica e quella operativa».

Banco di Desio, in qualità di banca “pilota”, prima di altre realtà potrà beneficiare dei vantaggi garantiti dalla soluzione: una piattaforma integrata e modulare che consente di avere una gestione di gruppo oltre che di singola banca, di attualizzare tutti i cash flow e di trarre vantaggio dalla massima flessibilità nell’analisi e nell’attribuzione dei costi. La piattaforma open, solida e scalabile, garantisce bassi costi operativi, ha un front end potente e flessibile, che permette di compiere analisi di dettaglio sui singoli report in modo guidato, con tecniche di data quality che assicurano la massima affidabilità sui dati.

Gli strumenti di Bi sono diffusi anche nel settore assicurativo. Un esempio per tutti il caso di Faro Assicurazioni (www.faroass.it), una piccola compagnia assicurativa, specializzata nel settore trasporti e medical malpractice. «Il progetto di Bi era prioritario – dice Massimo Monaci, project manager It della società assicurativa – anche perché l’azienda, nel frattempo, raddoppiava la raccolta premi di anno in anno. In tre mesi si è arrivati a eseguire il primo report. La peculiarità del software di MicroStrategy è che il modello dei dati cresce insieme al progetto e all’azienda». I primi report a girare sono stati quelli relativi ai dati sui sinistri. Da subito gli utenti si sono resi conto che si poteva fare tutto in modo più rapido e con più informazioni, «quasi senza fare nessuna attività di formazione», aggiunge Monaci. Oggi chiunque abbia bisogno di informazioni se le procura da solo, utilizzando la piattaforma Bi di MicroStrategy (www.microstrategy.it), senza dover di ricorrere al personale It.

Gli strumenti di Bi danno risultati apprezzabili da tutti, difficile poi non proseguire negli investimenti per svilupparne l’utilizzo. Ne è un esempio proprio il caso di Faro Assicurazioni. «Il sistema è stato da subito accettato e apprezzato anche da parte del top management – afferma Pierpaolo Muzzolon, direttore marketing di MicroStrategy Italia -, tanto che al primo posto nel piano di business del 2010 c’è l’ampliamento del progetto Bi. Nel futuro inoltre verranno sfruttate le funzionalità di data mining per implementare una reportistica di forecasting e si incentiverà l’utilizzo delle dashboard e dei report schedulati, soprattutto per i top manager».

 

Il Risk management

Banca d’Italia e analisti concordano: l’evoluzione del contesto economico finanziario porterà a una progressiva crescita delle sofferenze. Il fatto è che se la crisi finanziaria e quella economica sembrano aver esaurito la loro carica più virulenta e vanno delineandosi i primi segnali di ripresa, gli esiti della crisi continuano a pesare sul tessuto produttivo e sul piano occupazionale e sociale. In questo frangente, gli strumenti informativi tradizionali per la gestione dei crediti anomali si rivelano del tutto inadeguati, perché si limitano a segnalare le criticità quando esse hanno ormai raggiunto il punto di non ritorno, e non offrono alcuna indicazione sulle strategie ottimali di rientro. Non stupisce quindi il crescente interesse manifestato dal mondo del credito per il Risk management, dove l’Intelligence è la base dei sistemi di Credit management predittivo. «L’esigenza del Risk management è di riuscire a garantire un presidio integrale dei rischi che la banca deve gestire, coniugando la capacità di monitoraggio nel continuo della loro evoluzione attraverso la misurazione degli elementi quantitativi – spiega Carmine Candolfo, responsabile Risk management Cassa di Risparmio di Ferrara (www.carife.it) -. A tal proposito, risulta essenziale l’utilizzo delle analisi predisposte all’interno di un processo decisionale e informativo che parte dal Risk management e coinvolge, da un lato, in una logica trasversale, le funzioni deputate alla gestione operativa dei business, dall’altro, in una logica verticale, il top management, i comitati e il Cda, che sulla base delle evidenze emerse devono prendere decisioni di tipo tattico o strategico. Su un piano strettamente operativo, ciò si traduce nell’esigenza della Banca di avere a disposizione flussi informativi integrati che permettano di strutturare in maniera efficiente le attività di analisi alla base delle attività di comunicazione che ne derivano. In questa logica, la nostra necessità è di poter disporre di sistemi di Bi in senso lato e in un’accezione più moderna rispetto al passato, superando la basilare esigenza di “semplice” integrazione dei flussi informativi che tipicamente sono presenti nei sistemi dipartimentali, puntando verso una logica di governo dell’informazione accentrata, ma al contempo traversale, in grado di garantire univocità, qualità e certificazione del dato».

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«Il 2010 – conferma Matthew Clay, senior research analyst di IDC Financial Insights (www.idc-fi.com) – sarà l’anno in cui le informazioni sul rischio saranno sfruttate come un vero asset del business. In questo senso, le iniziative di rischio non saranno limitate dai confini della tradizionale funzione del Risk management, piuttosto saranno presenti in tutte le aree del business per migliorare i flussi informativi interni e aumentare la consapevolezza del rischio complessivo dell’impresa. Di conseguenza la spesa It per il Risk management dovrà comprendere una serie di priorità, tra cui una rinnovata attenzione verso la gestione del rischio in tempo reale, una maggior intelligenza proattiva del rischio, l’integrazione più completa della gestione del rischio e della finanza: per essere al cuore del modello di business, il Risk management ha bisogno di essere effettivamente in linea con gli obiettivi strategici di performance, e questo può essere raggiunto solo se rischio e finanza stanno operando in armonia a tutti i livelli. Le banche stanno cercando di radicare la consapevolezza del rischio nel tessuto del business, così le architetture saranno ridefinite per dare il controllo all’utente finale. Di conseguenza, gli istituti finanziari dovranno rivedere le loro strategie di data storage sul Risk, così come le funzionalità di data mining e reporting, per assicurare che l’accesso alle informazioni pertinenti sia tempestiva e logica».

«Il 2010 sarà l’anno in cui le banche coglieranno l’opportunità di assumere il Risk management come un elemento di differenziazione competitiva – conclude Clay -. A tale scopo, la funzione di rischio si evolverà oltre i suoi confini tradizionali e sarà sfruttato per creare vero valore. Da un punto di vista tecnologico questo ne deduce la necessità di una architettura più integrata, e di soluzioni che si interfacciano con entrambe le linee di business e della finanza».

 

Gli strumenti

Gli strumenti oggi presenti sul mercato consentono di gestire tutte le problematiche di gestione del rischio in ottica Basilea II, dallo scoring alla stima del rischio operativo, di credito e di mercato, dalla determinazione del capitale regolamentare alla documentazione per gli enti regolatori, e permettono il monitoraggio del portafoglio crediti nell’intero ciclo di vita della relazione con il cliente. Le criticità meritevoli di attenzione vengono segnalate con un early warning, fonte di un enorme vantaggio competitivo: da una parte, anticipare l’azione dei concorrenti significa tutelare più efficacemente il proprio business, dall’altra mostrare disponibilità verso la controparte in difficoltà giova alla reputazione e rinsalda il rapporto con il cliente.

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«L’ottica secondo cui vedere gli strumenti per la gestione del rischio è mutata radicalmente: da soluzioni imposte da esigenze regolamentari (Basilea II) a componenti essenziali della strategia aziendale di creazione del valore – aggiunge Simone Scagliarini, partner di Iconsulting (www.iconsulting.biz) -. Gli strumenti di Bi, di Performance management e di calcolo statistico, per la loro estrema flessibilità, e per la loro abilità nella gestione di algoritmi di calcolo complessi, su elevate moli di dati, si configurano come gli ambienti ideali per la gestione, l’analisi e la previsione del rischio».

«L’applicazione che abbiamo realizzato per una banca dell’Emilia Romagna – prosegue Scagliarini – gestisce diversi modelli di calcolo del rischio di mercato, con possibilità di effettuare simulazioni what if, applicando gli algoritmi di calcolo a differenti scenari. Per ciò che riguarda il rischio di credito è possibile monitorare l’evoluzione nel tempo del rating assegnato a ciascun cliente, analizzare i costi di copertura a livello della singola operazione e, di conseguenza, determinare il costo effettivo del finanziamento. In entrambi i casi, la possibilità di simulazione in funzione di determinati fattori chiave e l’analisi dei trend relativi ai rating possono costituire validi strumenti non solo per verificare la situazione presente ma per effettuare previsioni sul futuro».

Sempre sugli strumenti, Mauro Tuvo, principal consultant Information management di System Evolution (www.systemevolution.it), afferma: «Da alcuni anni collaboriamo sul tema del Risk management con aziende del settore finance, curando in particolare la prospettiva della qualità dei dati: i modelli di analisi dei rischi necessitano di informazioni spesso eterogenee, la cui precisione è determinante per la corretta valutazione dei parametri finali. Si tratta di far convergere competenze, strumenti, tecniche, processi per garantire un controllo delle informazioni efficace, efficiente, conforme a requisiti regolamentari».

«Nei nostri interventi ci ispiriamo a questo principio – sottolinea Tuvo -; abbiamo nel tempo sviluppato un framework di Information quality (Iq) proprietario, protetto da copyright, che impieghiamo per sostenere i clienti in diverse tipologie di intervento: adozione di standard di Iq, stesura del documento di data policy, realizzazione e gestione di sistemi di controllo dei dati per i motori di rating, raccolta degli esiti, azioni correttive, calcolo delle metriche di Iq, selezione di strumenti software. Il settore bancario è da più tempo attento alla problematica, anche perché le banche sono state sollecitate in materia di Data quality dall’Organismo di vigilanza. Stiamo già lavorando su questi temi in cinque primari gruppi bancari, e abbiamo recentemente avviato collaborazioni concrete anche con assicurazioni e con aziende industriali».

 

I benefici per gli utenti

I benefici dell’utilizzo di questi strumenti sono ben visibili fin da subito. «Oggi – ci dice ancora Carmine Candolfo (Cassa di Risparmio di Ferrara) – disponiamo di strumenti evoluti nei diversi ambiti di rischio: finanziario, di liquidità, di mercato e di credito. Tra questi, le applicazioni CCM, Credit Capital Manager, sviluppate da Cedacri, e ALM, Asset Liability Management, creata da Prometeia, che Cedacri ha integrato nel suo sistema informativo in uso presso il Gruppo Cassa di Risparmio di Ferrara. Tali strumenti, seppur in una fase ancora evolutiva, rappresentano una preliminare e ineludibile tappa lungo il percorso desiderato, dalla quale proseguire puntando a rafforzare tutte le funzionalità degli applicativi, per evolvere in una logica di piena integrazione trasversale tra i diversi rischi».

«Non disponendo ancora di strumenti completamente integrati – aggiunge Candolfo -, la soluzione adottata provvisoriamente dal nostro Gruppo è, inevitabilmente, quella di strutturare una serie di flussi informativi verticali legati ai diversi ambiti di rischio, cercando di avere un’integrazione non a monte, bensì a valle nella fase di elaborazione e di analisi, sfruttando al massimo le potenzialità degli strumenti di office automation disponibili, dopo aver sottoposto, per quanto possibile, tutte le fonti informative a processi di data quality. L’integrazione tra i vari ambiti di rischio rappresenta un percorso sicuramente complesso, fatto di step evolutivi che possono essere rallentati anche a causa della difficoltà di dover sviluppare e gestire soluzioni coerenti con un quadro normativo in costante evoluzione».

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Anche Aletti Gestielle Sgr (www.gestielle.it), player nazionale nella gestione del risparmio, ha investito nel Risk management per affrontare nuovi fattori di rischio di tipo esogeno, come il rischio di liquidità o quello di controparte. «La complessità delle interazioni che legano i fattori di rischio alle condizioni di contorno impone di verificare costantemente la robustezza e la precisione del modello utilizzato, perché sia in grado di valutare i possibili fattori di criticità e i loro effetti a catena – spiega Francesco Betti, responsabile risk, accounting & financial controls della società -. Nella gestione del rischio, quello che spesso manca è la risorsa tempo: nuovi focolai di rischio possono manifestarsi inaspettatamente e occorre reagire con tempestività. Per questo motivo, è importante prevedere l’evoluzione dei problemi e anticipare gli eventi». La soluzione realizzata con SAS (www.sas.com/italy) consente ad Aletti di tradurre in azione una strategia di Risk management per fronteggiare le complessità contingenti ed elaborare un modello integrato e adattivo, che copre l’intera gamma dei prodotti di risparmio gestito, individuale, collettivo e previdenziale. «La soluzione ha contribuito a far evolvere il ruolo del Risk management, sempre meno percepito come funzione di staff e sempre più come core business dell’azienda», conclude Betti.

Di un altro progetto parla Romeo Scaccabarozzi, president di Axiante (www.axiante.com): «Per uno tra i primissimi gruppi bancari italiani, stiamo realizzando un progetto volto a calcolare l’esposizione al rischio, analizzando il portafoglio dei crediti utilizzando modelli specifici come quelli attuariali, che valutano l’impatto finanziario degli eventi futuri, il modello della multivarianza di Merton, che analizza l’andamento nel tempo del prezzo degli strumenti finanziari, in particolare delle azioni, oppure i modelli stocastici per il calcolo delle probabilità».

«La banca sulla quale stiamo implementando il nuovo sistema, basato sulle soluzioni di Bi di IBM Cognos (www.ibm.com/it) – spiega Scaccabarozzi scendendo nei particolari -, ha svolto finora questi compiti con strumenti poco strutturati, e aveva la necessità di rivedere i processi, anche per snellire i compiti connessi alle normative imposte dalle autorità di vigilanza, come per esempio la comunicazione per informare sui parametri di rischio da inviare obbligatoriamente alla Banca d’Italia con cadenza trimestrale. Grazie ai nuovi strumenti di Risk reporting basati sulla Bi, oltre a uno snellimento della reportistica, gli utenti potranno configurare le informazioni rilevanti per le proprie aree di business, ma all’interno di un modello dati di reporting condiviso a livello di intero gruppo bancario, con una maggiore omogeneità e immediatezza delle analisi effettuate centralmente. La Risk analysis viene effettuata sempre a livello di direzione generale, ma anche le diverse business unit del gruppo, come per esempio quella dedicata alla clientela business o a quella di tipo retail, hanno la necessità di mantenere un approccio integrato alla gestione del rischio specifico, e gli strumenti di Bi implementati da Axiante lo consentono».

Sta lavorando sul Risk management anche Banco Popolare (www.bancopopolare.it), uno dei primi cinque istituti di credito in Italia, con l’obiettivo di migliorare la gestione del rischio e di assicurare alla banca il rispetto delle normative di settore. Come soluzione di Bi, spiega Michele Bonollo, responsabile applicazioni rischio e controllo finanza di SGS, la società del gruppo in cui sono centralizzati i processi It, «la scelta è caduta su QlikView (http://global.qlikview.com/?LangType=1040) perché offriva una potenza di calcolo di assoluta affidabilità, unita a un’apprezzabile rapidità di sviluppo e alla comodità di internalizzare i dati per lavorare direttamente sulla Ram». QlikView è stato utilizzato non solo come strumento di calcolo, ma soprattutto come elemento efficiente e veloce nella combinazione e visualizzazione dei dati; sono stati creati un cruscotto principale, che fornisce misure sintetiche dei rischi, e numerosi sottocruscotti che offrono dettagli su specifici argomenti. «Attualmente, poche banche europee sono in grado di controllare ogni mattina la situazione di rischio del proprio intero portafoglio, attività aggiornata la sera precedente con lo stesso livello di profondità e drill-down», conclude Bonollo.