California – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 09 Oct 2018 09:25:08 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png California – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Nvidia presenterà la nuova generazione di GPU in estate https://www.datamanager.it/2018/06/nvidia-presentera-la-nuova-generazione-di-gpu-in-estate/ Tue, 05 Jun 2018 18:30:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148919 La prossima famiglia di schede grafiche sposterà più in avanti qualità e performance dei sistemi consumer. Attesa per la conferenza del 20 agosto in California Si terrà poco prima di IFA 2018 la conferenza Hot Chips in California, durante la quale Nvidia svelerà la sua nuova gamma di GPU per il pubblico mainstream. Lo ha […]

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La prossima famiglia di schede grafiche sposterà più in avanti qualità e performance dei sistemi consumer. Attesa per la conferenza del 20 agosto in California

Si terrà poco prima di IFA 2018 la conferenza Hot Chips in California, durante la quale Nvidia svelerà la sua nuova gamma di GPU per il pubblico mainstream. Lo ha confermato la stessa azienda, seppur in via ufficiosa, tramite un’indiscrezione sul calendario della manifestazione che vedrà, il 20 agosto, uno speech di Stuart Oberman, vice-presidente della sezione ASIC Engineering. L’executive spiegherà il livello raggiunto dalle schede con l’obiettivo di permettere ai sistemi del futuro di raggiungere performance mai viste, unite a un’ottimizzazione dei consumi. Non è chiaro cosa Nvidia porterà sul palco californiano ma è probabile che sotto il velo ci sia un prodotto realizzato con una nuova architettura, tale da far compiere alla famiglia un salto generazionale simile a quello avuto tra Maxwell e Pascal.

Cosa vedremo

La notizia di un potenziale annuncio da parte di Nvidia arriva a qualche settimana di distanza dal ritorno sugli scaffali delle schede a prezzi più o meno normali, dopo il balzo avuto negli ultimi tempi. Il motivo? La crescente tendenza al cryptomining aveva portato utenti più o meno consapevoli ad acquistare GPU in grande quantità, sia a scopo privato che di rivendita, appunto a cifre esorbitanti. Il senso di una nuova gamma dedita ai consumatori di fascia medio-alta è forse anche quello di ampliare l’offerta e consentire agli appassionati di bitcoin e simili di dedicare le loro attenzioni a prodotti peculiari, che non intacchino le disponibilità del pubblico globale. Ad ogni modo, agosto sarà un mese rovente a livello hi-tech visto che, in questo mese, è attesa anche la presentazione del Galaxy Note9 di Samsung che precederà, come detto, la partenza della fiera IFA di Berlino.

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Gli USA vogliono capire perché Apple vieta di riparare gli iPhone ai rivenditori https://www.datamanager.it/2018/03/gli-usa-vogliono-capire-perche-apple-vieta-riparare-gli-iphone-ai-rivenditori/ Wed, 21 Mar 2018 19:30:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144042 La California è tra gli stati firmatari di una legge che vuole semplificare il processo di riparazione di prodotti hi-tech. La Mela non ci sta e segue la sua strada Nella seconda metà del 2017, la California aveva lavorato duramente per far passare, all’interno dei propri confini, il cosiddetto Right to repair bill. Si tratta […]

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La California è tra gli stati firmatari di una legge che vuole semplificare il processo di riparazione di prodotti hi-tech. La Mela non ci sta e segue la sua strada

Nella seconda metà del 2017, la California aveva lavorato duramente per far passare, all’interno dei propri confini, il cosiddetto Right to repair bill. Si tratta di una legge che prevede la possibilità che negozi e rivenditori ricevano dai costruttori di tecnologia gli schemi di realizzazione dei propri prodotti per ripararli in prima persona, invece di mandarli per forza ai centri autorizzati. Tra le compagnie più dubbiose sulla norma, anzi del tutto ostili, c’era Apple, che da sempre spinge per dare l’esclusiva sulla manutenzione ai suoi Store, che concentrano vendita e supporto hardware/software.

La strategia del gruppo, almeno nei confronti del consumatore, è vincente: quando uno smartphone, un tablet o un portatile della Mela ha un problema, basta recarsi presso il negozio brandizzato più vicino per ottenere una verifica, un preventivo e il giorno dell’eventuale sistemazione, in garanzia o a pagamento. Il tutto avviene spesso in tempi brevissimi, tanto che il cliente può benissimo aspettare il tempo necessario per riavere il suo iDevice come nuovo.

Qual è il problema

Una strategia del genere potrebbe andare bene agli States se non bloccasse, di fatto, le attività di riparazione parallele. Apple si è opposta concretamente alla procedura legislativa a New York, cercando di convincere anche gli altri giudici federali a respingerla, stando a quanto riportato dai media oltreoceano, ad esempio nel Nebraska. Per quale motivo? Per la multinazionale, permettere ai soli tecnici autorizzati di riparare i propri dispositivi è necessario per proteggere la proprietà intellettuale, la sicurezza degli utenti e quella degli stessi aggeggi elettronici. Qual è la paura? Gli hacker? Le agenzie governative? Il cybercrime organizzato?

Probabilmente tutto questo, ma la domanda che si pongono gli enti in difesa dei consumatori è: gli iPhone acquistati appartengono a noi o ad Apple? Sembra evidente che qui il diritto all’acquisto vada in direzione diametralmente opposta a quella dell’utilizzo e della manutenzione, vista l’assenza di una scelta libera quando un display si graffia e si vorrebbe aggiustarlo presso il negozio di fiducia, non considerato dall’elenco speciale di Cupertino.

Per questo Susan Talamantes-Eggman, che ha introdotto la legge in California, ha chiesto formalmente ad Apple di argomentare la sua posizione, spiegando chiaramente dove la norma metterebbe in pericolo l’incolumità dei prodotti casalinghi, tale da vietare a rivenditori persino una diagnostica software sullo stato di salute del terminale.

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Meltdown e Spectre, cosa rischia Intel (e non solo) https://www.datamanager.it/2018/01/meltdown-spectre-cosa-rischia-intel-non-solo/ Tue, 09 Jan 2018 10:06:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138569 Dopo il mea culpa entrano in gioco i legali e le eventuali class-action, che potrebbero mettere in crisi la chipmaker più potente al mondo Come sappiamo, tutti i processori x64 di Intel sono vulnerabili ai tre exploit definiti dal team Project Zero di Google con i nomi di Meltdown e Spectre. Dopo l’ammissione di colpa […]

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Dopo il mea culpa entrano in gioco i legali e le eventuali class-action, che potrebbero mettere in crisi la chipmaker più potente al mondo

Come sappiamo, tutti i processori x64 di Intel sono vulnerabili ai tre exploit definiti dal team Project Zero di Google con i nomi di Meltdown e Spectre. Dopo l’ammissione di colpa e la promessa di lavorare con le software house per tappare le falle, le associazioni dei consumatori in tutto il mondo si stanno facendo avanti per capire come proteggere i diritti di milioni di utenti che negli anni hanno convissuto con dispositivi vulnerabili. Il solo pensiero di una class-action su scala globale ai danni di Intel fa rabbrividire. E non solo: nel mezzo del calderone ci sono anche AMD e ARM, anche se in misura minore, contro le cui inefficienze di costruzione potrebbero rivolgersi le mosse cautelative delle organizzazioni legali.

Cosa succede

Le prime a muoversi sono le associazioni sul suolo statunitense. Anche se Intel, come spiegato all’interno di un comunicato diffuso nei giorni scorsi, crede che le patch per le vulnerabilità finiranno con l’impattare poco sull’esperienza d’uso degli utenti, un paio di avvocati della California sono già sul piede di guerra per assicurare che i cittadini interessati ottengano le dovute compensazioni per le conseguenze che ci saranno in un primo momento. Il riferimento è al rilascio di fix che, secondo gli esperti, renderanno più lente le macchine affette da Meltdown e Spectre, soprattutto quelle di vecchia data, che già soffrono di rallentamenti dovuti all’obsolescenza dell’hardware.

La volontà di ottenere una qualsiasi forma di rimborso da Intel, come da AMD e ARM, non riguarda solo i consumatori finali. Pare infatti che provider del calibro di Microsoft, Amazon e Google, i cui servizi poggiano su infrastrutture del produttore statunitense, siano pronti a chiedere eventuali compensazioni per i deficit che i clienti avranno nell’accesso ai loro servizi dopo l’installazione delle correzioni.

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Hyperloop: ecco il treno a velocità supersonica https://www.datamanager.it/2017/07/hyperloop-treno-velocita-supersonica/ Tue, 18 Jul 2017 09:20:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128860 Il prototipo di “pod” in scala reale somiglia a un sottomarino e viaggia a 1.200 km all’ora. Da Los Angeles a San Diego in meno di 15 minuti Conosciamo il progetto Hyperloop dal 2013. L’idea di Elon Musk è di far viaggiare persone e merci, dentro scatolotti, alla velocità massima di 1.200 km all’ora. In […]

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Il prototipo di “pod” in scala reale somiglia a un sottomarino e viaggia a 1.200 km all’ora. Da Los Angeles a San Diego in meno di 15 minuti

Conosciamo il progetto Hyperloop dal 2013. L’idea di Elon Musk è di far viaggiare persone e merci, dentro scatolotti, alla velocità massima di 1.200 km all’ora. In questo modo sarà possibile raggiungere stazioni predisposte nel giro di qualche minuto, coprendo percorsi oggi possibili in diverse ore. Un esempio? Da Los Angeles a San Diego, 200 km, in 12 minuti e mezzo invece che poco più di 1 ora e mezzo. Nelle ultime ore Hyperloop One, una delle die società cje prende parte alla realizzazione del progetto, ha presentato i “pod” entro cui viaggeremo, in pratica vagoni che somigliano a un sottomarino, senza finestre, capaci di ospitare diverse decine di persone cadauno.

[ot-video type=”youtube” url=”https://www.youtube.com/watch?v=woaQdXLb1z0″]

Prova completata

La prima foto del pod arriva dopo il completamento, con successo, di un test presso una località sconosciuta, probabilmente nei dintorni dell’area della California dove Hyperloop è già realtà con brevi infrastrutture di collegamento. Come sappiamo, la modalità di trasporto prevede lo spostamento dei vagoni in gallerie tramite la lievitazione magnetica, grazie alla quale i pod quasi non toccano i binari, muovendosi a velocità elevate con un consumo energetico ottimizzato. Il primo obiettivo è collegare città molto distanti per la consegna di merci e in un secondo momento di persone. Diverse ipotesi su aree europee da connettere sono al vaglio da anni anche se la finalizzazione della prima tratta avverrà negli USA, dove le prove vanno avanti già da un po’. Sopra c’è il video, reso noto solo ora, del test del 12 maggio, con cui l’azienda ha mostrato un primo esempio del movimento della capsula.

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Uber riporta le sue auto senza pilota in California https://www.datamanager.it/2017/03/uber-riporta-le-sue-auto-senza-pilota-california/ Fri, 10 Mar 2017 19:00:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=120850 L’azienda ha ottenuto il via libera dalla motorizzazione dello stato USA assieme ad altre 20 compagnie concorrenti L’era dell’auto senza pilota è cominciata per Uber anche in California. La compagnia più amata dai tassisti ha infatti ottenuto dal Dipartimento dei motoveicoli del paese il permesso di mettere in strada i suoi prototipi di self-driving car, […]

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L’azienda ha ottenuto il via libera dalla motorizzazione dello stato USA assieme ad altre 20 compagnie concorrenti

L’era dell’auto senza pilota è cominciata per Uber anche in California. La compagnia più amata dai tassisti ha infatti ottenuto dal Dipartimento dei motoveicoli del paese il permesso di mettere in strada i suoi prototipi di self-driving car, per testarne la fattibilità. Con lei ci saranno altre 20 compagnie, che pure hanno ricevuto il via libera dalla motorizzazione americana, tra queste ci sono Tesla, Waymo e Baidu. La prima, capitanata da Elon Musk, è forse quella che è più avanti nella tecnologia della macchina indipendente, visto che già utilizzata per le sue Model un sistema semi-automatico, una sorta di anticipazione della piattaforma senziente vera e propria.

Periodo caldo

In realtà, Uber aveva già cominciato a testare le sue vetture senza conducente, fino a quando il Dipartimento della California ne aveva intimato il blocco a causa dell’assenza del famoso permesso da ottenere più per motivi burocratici che fattuali. La stessa Uber aveva dichiarato di non essere obbligata alla certificazione perché le sue automobili, almeno nella fase primordiale, vengono monitorate sia da un autista/passeggero interno che a distanza, come del resto gran parte di quelle della concorrenza. “Sono i primi giorni per noi ed è impensabile che le nostre automobili vengano messe in strada senza qualcuno che le guidi o almeno le controlli” – aveva detto nei mesi scorsi un portavoce di Uber.

Come sappiamo, i singoli stati spingono per regolarizzare l’accesso alle aree pubbliche dei mezzi innovativi, compresi quelli privi di guidatore o semi-pilotati, per stilare reportistiche più accurate rispetto a incidenti e infrazioni. Gli stessi produttori hanno il dovere di compilare dei report annuali in cui spiegano quando si è reso necessario l’intervento manuale e i casi in cui la tecnologia ha riscontrato difficoltà nel gestire particolari situazioni. Dopo tre mesi di tira e molla, pare che Uber abbia messo assieme tutti i documenti necessari per allinearsi agli altri operatori del settore, almeno in California.

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Guai per Uber in California, gli autisti si ribellano https://www.datamanager.it/2015/09/guai-per-uber-in-california-gli-autisti-si-ribellano/ Thu, 03 Sep 2015 09:56:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=82634 In California 160mila autisti di Uber hanno promosso una class action per chiedere di essere assunti come dipendenti. La startup ricorrerà in appello Non c’è pace per Uber, la celebre app per il noleggio con conducente. Dopo le proteste in tutta Europa organizzate dai tassisti, il blocco di UberPop in tutta Italia nonostante il sostegno […]

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In California 160mila autisti di Uber hanno promosso una class action per chiedere di essere assunti come dipendenti. La startup ricorrerà in appello

Non c’è pace per Uber, la celebre app per il noleggio con conducente. Dopo le proteste in tutta Europa organizzate dai tassisti, il blocco di UberPop in tutta Italia nonostante il sostegno di Altroconsumo e dell’Autorità dei Trasporti e l’arresto di alcuni suoi dirigenti in Francia, arrivano brutte notizie anche dagli Stati Uniti. Un giudice della California ha dato l’ok ad una class action promossa da 160mila autisti di Uber che chiedono di essere considerati dipendenti a tutti gli effetti e non gestori di un appalto, i cosiddetti contractor.

Gli autisti di Uber vogliono diventare dipendenti

Uber, che ha assunto i due hacker che hanno violato i sistemi informatici di una Jeep Cherookee, si è detta “non sorpresa” della decisione del giudice e prevede di ricorrere in appello in quanto “autisti usano Uber sulla base dei loro termini, e non c’è un autista tipo”. A giugno la commissione del lavoro della California aveva sentenziato che un’ex autista dell’app di San Francisco era da considerarsi una dipendente a tutti gli effetti e la società è stata costretta a risarcirle oltre 4mila dollari di spese. Il precedente lascia intendere che i giudici potrebbero verosimilmente decidere in favore degli autisti, cosa che farà salire i costi del lavoro di Uber del 25-40%. Sempre negli USA, la startup è stata anche accusata dai procuratori generali di Los Angeles e San Francisco di non controllare a dovere i precedenti penali di 25 suoi collaboratori.

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California, siccità storica obbliga al razionamento dell’acqua https://www.datamanager.it/2015/04/california-siccita-storica-obbliga-al-razionamento-dellacqua/ Fri, 03 Apr 2015 09:15:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=72655 Sono finiti i tempi dei prati all’inglese in California: a causa di una storica siccità che ha colpito lo stato, il governatore Jerry Brown è stato costretto a ordinare il razionamento obbligatorio dell’acqua Il governatore Brown si è trovato costretto a imporre alla città e villaggi del Golden State di tagliare del 25 per cento […]

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Sono finiti i tempi dei prati all’inglese in California: a causa di una storica siccità che ha colpito lo stato, il governatore Jerry Brown è stato costretto a ordinare il razionamento obbligatorio dell’acqua

Il governatore Brown si è trovato costretto a imporre alla città e villaggi del Golden State di tagliare del 25 per cento l’erogazione dell’acqua: una direttiva che arriva a un anno dalla raccomandazione dello stesso governatore di ridurre volontariamente del 20 per cento i consumi. Brown punta il dito soprattutto sugli sprechi dei cittadini, che uniti al grave problema del surriscaldamento globale, ormai inarrestabile, stanno causando alle campagne dello Stato una condizione di siccità senza precedenti, ormai da quattro anni. Nel frattempo un team del Nevada Desert Research Institute sta sviluppando un rivoluzionario sistema per far fronte alla siccità: un drone in grado di stimolare le piogge, incrementandole del 10%.

Addio al sogno americano, evitare gli sprechi

“Siamo in piedi sull’erba secca dove dovrebbero esserci due metri di neve”, ha detto amaramente Brown, invitando i californiani a cambiare stile di vita: “Il mondo è cambiato. Dobbiamo agire diversamente”.

L’accento è posto soprattutto sull’evitare gli sprechi di acqua, simbolo indiretto del sogno americano rappresentato dal prato all’inglese della casetta unifamiliare: “L’idea del vostro praticello annaffiato ogni giorno è cosa del passato”.

Le stime dell’Onu sono preoccupanti e parlano di due terzi della popolazione senza acqua entro il 2025, mentre per il 2050 si prevede un aumento globale del 40 per cento del consumo di acqua. In California tre quarti dell’acqua usata è per l’agricoltura, l’ordinanza è relativa ai consumi urbani. Basta con le annaffiature agli spazi spartitraffico: lo stato collaborerà con le municipalità per rimuovere l’equivalente di mille campi di football di erba e sostituirli con paesaggi desertici. Arriva anche un calmiere sull’irrigazione dei parchi. Riduzioni dei consumi anche per campi da golf, campus universitari e cimiteri, contestualmente ad un aumento delle bollette da parte delle agenzie dell’acqua. La misurazione annuale dei livelli della neve della Sierra Nevada che viene fatta ogni primo aprile è stata decisiva ai fini dell’annuncio del governatore: le distese nevose delle montagne della California sono fondamentali per la rete idrica dello Stato.

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Energia solare, in California inaugurato l’impianto più grande del mondo https://www.datamanager.it/2015/02/energia-solare-in-california-inaugurato-limpianto-grande-mondo/ Thu, 12 Feb 2015 13:59:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=69549 Si tratta del più grande impianto solare mai realizzato su suolo pubblico: è il Desert Sunlight Solar Farm, inaugurato e gestito da First Solar in California Il mega impianto ha una capacità record da 550 MW, per 16 chilometri quadrati di pannelli solari, che che andranno a coprire il fabbisogno energetico di oltre 160 mila […]

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Si tratta del più grande impianto solare mai realizzato su suolo pubblico: è il Desert Sunlight Solar Farm, inaugurato e gestito da First Solar in California

Il mega impianto ha una capacità record da 550 MW, per 16 chilometri quadrati di pannelli solari, che che andranno a coprire il fabbisogno energetico di oltre 160 mila famiglie americane.

300mila tonnellate in meno di CO2

Inaugurato dal segretario degli Interni americano, Sally Jewell, l’impianto prevede il funzionamento di oltre 8 milioni di pannelli, per la maggior parte moduli fotovoltaici cristallini. In minima parte invece Desert Sunlight Solar è costituito da pannelli a film sottile fatti con tellururo di cadmio (CdTe), prodotti dalla First Solar. Il fotovoltaico sta diventando una fonte di energia diffusa e in forte crescita nei mercati emergenti, così come la realizzazione di sistemi innovativi per sfruttare l’energia solare, come la pista ciclabile con pannelli solari ad Amsterdam.
Si stima che l’impianto andrà a eliminare un quantitativo di emissioni dannose pari a circa 300 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

“Questo è l’inizio di un futuro ad energia rinnovabile. Prima del 2009 nessun progetto solare aveva ricevuto un’autorizzazione su un terreno pubblico; ma da allora il sistema è cambiato.” ha detto Jewell.

Realizzato su un suolo pubblico gestito dal Federal Bureau of land management, l’impianto è stato sovvenzionato con quasi 1,5 miliardi di dollari: l’energia prodotta dal Desert Sunlight verrà acquistata da due aziende californiane, la Pacific Gas & Electric e la Southern California Edison.

Migliorare l’energia rinnovabile e aumentare l’occupazione

Armando Pimentel, presidente di NextEra Energy Resources, uno dei proprietari del progetto insieme a GE Energy Financial Services e Sumitomo Corporation, ha commentato così:

“Non saremmo qui oggi senza il duro lavoro e la collaborazione di tutti i nostri partner: siamo orgogliosi del progetto e sappiamo che Desert Sunlight aiuterà la California a raggiungere gli obiettivi fissati in materia di energia rinnovabile e ad aumentare notevolmente l’occupazione.”

Al lavoro sull’impianto al momento sono 15 operatori soprattutto per la sua manutenzione, ma sono stati necessari una media di 440 per i lavori di costruzione, nell’arco di oltre tre anni. E’ stato previsto che le risorse provenienti dall’affitto del suolo serviranno a finanziare miglioramenti infrastrutturali delle comunità locali.

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Natale ecocompatibile in California: l’albero si noleggia https://www.datamanager.it/2014/12/alberi-natale-noleggio-in-california-natale-rispetta-lambiente/ Thu, 18 Dec 2014 09:57:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67060 Ecco un’idea da cui prendere spunto per un Natale nel rispetto dell’ambiente, che troppo spesso invece ci rimette per la corsa all’albero più bello da addobbare durante le feste natalizie: negli Stati Uniti si potrà noleggiare e poi restituire dopo la Befana L’azienda californiana Living Christmas Co consente il noleggio di una pianta viva solo in […]

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Ecco un’idea da cui prendere spunto per un Natale nel rispetto dell’ambiente, che troppo spesso invece ci rimette per la corsa all’albero più bello da addobbare durante le feste natalizie: negli Stati Uniti si potrà noleggiare e poi restituire dopo la Befana

L’azienda californiana Living Christmas Co consente il noleggio di una pianta viva solo in occasione delle feste. L’albero di Natale, sotto il quale quest’anno verranno prediletti regali hi-tech, viene recapitato a domicilio in un grande vaso e pronto per essere decorato. Ma come sarebbe giusto che avvenisse sempre nel caso di alberi vivi, la pianta va restituita dopo il 6 gennaio, per promuovere l’idea di un Natale ecocompatibile.

Spesso si ritiene erroneamente che scegliere un albero finto aiuti di più l’ambiente. Quello che molti non sanno però è che questi alberi si portano dietro una significativa impronta di carbonio, che li rebderebbe più “green” di un albero vero solo se venissero riutilizzati più di 20 volte.

Ritrovare lo stesso albero l’anno dopo

Ma cosa succede a questi alberi a noleggio dopo che è finito il periodo delle feste?
A fine stagione vengono raccolti e fatti crescere in un’area industriale dismessa. C’è spazio anche per il “sentimentalismo”, in caso ci si affezioni ad una specifica pianta e la si voglia ritrovare l’anno successivo: l’azienda ha previsto la possibilità di contrassegnare il proprio albero e riprenderlo, sempre però ricordando “che questi alberi sono in fase di crescita”, come spiega il creatore del progetto.
A “fine carriera”, quando un albero diventa troppo grande e non è più adatto a questo scopo, viene ceduto a progetti di rimboschimento.

 

 

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Usa, cane a passeggio trova un tesoro di 10 milioni di dollari https://www.datamanager.it/news/usa-cane-passeggio-trova-un-tesoro-di-10-milioni-di-dollari-54117.html Wed, 26 Feb 2014 16:16:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/usa-cane-a-passeggio-trova-un-tesoro-di-10-milioni-di-dollari/ Sembrava una passeggiata come tante altre e invece nell’aprile dell’anno scorso la vita di una coppia californiana di mezza età è cambiata per sempre: il loro cane scavando nei pressi di un vecchio albero, ha portato alla luce un tesoro del valore di ben 10 milioni di dollari (circa 7,5 milioni di euro)

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Sembrava una passeggiata come tante altre e invece nell’aprile dell’anno scorso la vita di una coppia californiana di mezza età è cambiata per sempre: il loro cane scavando nei pressi di un vecchio albero, ha portato alla luce un tesoro del valore di ben 10 milioni di dollari (circa 7,5 milioni di euro)
Niente male per una tranquilla passeggiata con il fidato amico, che probabilmente da quel giorno è diventato ancora più prezioso agli occhi dell’incredula coppia di una cittadina del nord della California.

Sono sei e di grandezze differenti i contenitori di metallo arruginiti rinvenuti dai fortunati signori, che una volta aperti hanno rivelato agli occhi meravigliati degli avventori un inaspettato contenuto: apparentemente solo alcune monete d’oro sporche di terra, in realtà l’esperto della Kagin’s, una società americana da 80 anni specializzata in numismatica chiamato per analizzarle, ha realizzato subito di trovarsi davanti a 1.411 rare monete d’oro fior di conio risalenti alla seconda metà dell’Ottocento.

Un po’ di storia

Le due persone hanno ovviamente preferito mantenere l’anonimato, tuttavia la notizia è stata diffusa il 25 febbraio dalla casa numismatica Kagin’s,  che ha rivelato alcuni dettagli dell’eccezionale scoperta di “The Saddle Ridge Treasure”, così è stato chiamato il tesoro dagli scopritori.

Per esempio sappiamo che le monete sono state coniate tra il 1847 e il 1894 e valgono complessivamente oltre 28 mila dollari. «Nemmeno nei miei sogni mi sarei mai immaginato di trovarmi davanti a qualcosa del genere», ha dichiarato David McCarthy, l’esperto della Kagin’s inviato a valutare il tesoro. «Incredibile: una quantità simile di monete d’oro perfettamente conservate, alcune addirittura in uno stato migliore di quelle che si trovano nelle collezioni dei musei».

Il precedente ritrovamento di monete d’oro di maggior rilievo risale al 1995 negli Stati Uniti, precisamente nel Tennessee, vendute per circa un milione di dollari.

Ma che fine farà questo ricco bottino? Kagin’s lascia trapelare che il 90% delle monete saranno messe in vendita tramite Amazon.com. Chiunque quindi potrà avere un pezzo del prezioso tesoro… ma a che prezzo?

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