Link – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:00:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Link – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Facebook elimina i link modificati per combattere le fake news https://www.datamanager.it/2017/07/facebook-elimina-link-modificati-combattere-le-fake-news/ Wed, 19 Jul 2017 17:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128957 Facebook ha rivisto gli strumenti che consentono di modificare e personalizzare i link agli articoli in modo da evitare diffusioni di bufale e clickbaiting Facebook continua la sua battaglia contro le fake news, che in tempi recenti le hanno causato non pochi problemi. In Germania ad esempio è in corso di approvazione una legge che […]

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Facebook ha rivisto gli strumenti che consentono di modificare e personalizzare i link agli articoli in modo da evitare diffusioni di bufale e clickbaiting

Facebook continua la sua battaglia contro le fake news, che in tempi recenti le hanno causato non pochi problemi. In Germania ad esempio è in corso di approvazione una legge che impone multe salatissime per quelle piattaforme che non provvedono a cancellare bufale e falsità online entro breve tempo. Lo stesso provvedimento ha spinto Twitter a dotarsi di nuovi strumenti per divulgare una corretta informazione. Il mese scorso Facebook ha annunciato che avrebbe eliminato i link modificati per gli articoli e così ha fatto. Oggi le pagine non direttamente collegate agli editori non potranno personalizzare titolo, descrizione e immagini di una news con l’obiettivo di stravolgerne completamente il senso o per fare clickbaiting.

In realtà questa funzione non è stata del tutto eliminata ma sono state riviste le modalità di accesso. Gli editori infatti verranno presto dotati di una serie di strumenti che gli consentiranno di sovrascrivere i metadati delle anteprime dei link per rendere i propri articoli più adatti a una fruizione tramite social. La stessa piattaforma permetterà di fare lo stesso anche sulle rispettive pagine Facebook. Inoltre, anche i profili virtuosi che trattano di notizie, sport e intrattenimento potranno accedere a questi strumenti. Questi però non potranno esagerare quando si parla di modifica del link se non vogliono perdere la possibilità di personalizzare i contenuti che condividono con i propri follower. Facebook, che pare stia lavorando a un’app specifica per le videochiamate di gruppo, non farà sconti a chi diffonde fake news.

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Le scorciatoie pericolose https://www.datamanager.it/2016/05/le-scorciatoie-pericolose/ Thu, 19 May 2016 09:43:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101391 La comodità di una indicazione sintetica può avere qualche controindicazione Per raggiungere una destinazione occorre conoscerne l’indirizzo. Se quest’ultimo è disagevole da ricordare, ciascuno di noi adopera piccoli trucchi per rammentare qualcosa di facile che possa supportare la memoria. Non capita soltanto nella vita reale. Anche su Internet ci sono soluzioni per trasformare gli “Uniform Resource […]

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La comodità di una indicazione sintetica può avere qualche controindicazione

Per raggiungere una destinazione occorre conoscerne l’indirizzo. Se quest’ultimo è disagevole da ricordare, ciascuno di noi adopera piccoli trucchi per rammentare qualcosa di facile che possa supportare la memoria. Non capita soltanto nella vita reale. Anche su Internet ci sono soluzioni per trasformare gli “Uniform Resource Locator” (quelli comunemente chiamati URL), impossibili da digitare o troppo lunghi per essere utilizzati, in brevi sequenze alfanumeriche di ridotto ingombro e di adeguata efficacia. Basta pensare a quel che accade ai “twittaroli” incalliti, quelli che alle prese con la moderna messaggistica sono costretti a fare i conti con l’esiguità di caratteri a disposizione ogni volta che desiderano lanciare un proprio tweet. Quasi per magia i link inseriti nella propria sintetica comunicazione riescono – a dispetto delle reali dimensioni dell’indirizzo – a rientrare nello spazio previsto dal social network.

I meccanismi, abitualmente indicati come “URL shorteners” e che “accorciano” gli indirizzi sul web, sono recentemente finiti sotto osservazione e hanno finito con il destare qualche seria preoccupazione. Vitaly Shmatikov e Martin Georgiev, due ricercatori della Cornell Tech, hanno rilevato che questi “sintetizzatori” sono costruiti con una sintassi prevedibile e di facile interpretazione: in pratica, la loro trasparenza può essere sfruttata agevolmente da chi voglia violare la privacy di un potenziale bersaglio. Un esame approfondito delle tecniche utilizzate da Google, Bit.ly e Microsoft ha evidenziato la tutt’altro che remota possibilità che un malintenzionato possa sfruttarle – per esempio – per rintracciare facilmente documenti privati e piazzare malware o, chissà, per devastare la riservatezza di una determinata persona.


#security @Umberto_Rapetto gli URL brevi potenziale pericolo per la #privacy
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La ricerca ha preso avvio un anno e mezzo fa e l’innesco è stato la constatazione che i servizi Microsoft OneDrive e Google Maps comprimevano indirizzi web in soli sei caratteri numerici apparentemente casuali. Quel che dovrebbe servire a facilitare la comunicazione in una ristretta cerchia di amici o collaboratori si è rivelato come un pericoloso strumento di violazione della privacy. Shmatikov e Georgiev hanno, infatti, ricostruito la dinamica di creazione delle “abbreviazioni” telematiche dopo aver generato 71 milioni di combinazioni di indirizzi OneDrive. Operazione semplice, basata sul cosiddetto “number guessing” e consistente nel digitare una qualsiasi sequenza di 6 numeri in sostituzione di quelli di un qualunque indirizzo esistente. Niente ricerca o download, nessuna intrusione: solo ripetuti tentativi di compilazione di semplici stringhe di numeri che ogni volta portava a una destinazione web diversa. Compresa la logica di “compressione” degli URL, i due ricercatori hanno capito che una analisi approfondita dell’indirizzo “ridotto” portava a scoprire chi ne aveva determinato la generazione. Il risultato è facilmente immaginabile: così facendo si scopre se un certo tizio identificabile, per esempio, si è trovato in un luogo poco raccomandabile o ha interessi particolari sul web…

Molto banalmente tentare la sorte “inventando” un indirizzo breve (poco importa se legato a Google, Bit.ly o Microsoft) si può spalancare una finestra su un mondo tutto da esplorare. Se i curiosi sanno come impiegare il proprio tempo d’ora in poi, tutti gli altri dovrebbero cominciare a riflettere sull’opportunità di ricorrere il meno possibile a certe comodità. Molto sovente ci si dimentica che ogni medaglia ha un suo, non sempre gradevole, rovescio e che il prezzo di un vantaggio può vanificare il beneficio acquisito. La raccomandazione è fin troppo scontata. Se proprio non si può fare a meno di “restringere” i propri link, almeno lo si faccia facendo ricorso a “risolutori” di proprietà ed evitando l’utilizzo di chi offre gratuitamente certe sintesi sintattiche che potrebbero riservare qualche spiacevole sorpresa.

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Twitter non conteggerà foto e link nei 140 caratteri https://www.datamanager.it/2016/05/twitter-non-conteggera-foto-link-nei-140-caratteri/ Tue, 17 May 2016 13:02:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101567 Twitter potrebbe dare maggiore spazio all’interazione estendendo il limite dei 140 caratteri Twitter si prepara a una piccola e importante rivoluzione. Il social network è sempre stato legato al vincolo dei 140 caratteri ma con il ritorno di Jack Dorsey ai vertici dell’azienda le cose potrebbero cambiare. Il sito di microblogging fatica a interessare gli […]

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Twitter potrebbe dare maggiore spazio all’interazione estendendo il limite dei 140 caratteri

Twitter si prepara a una piccola e importante rivoluzione. Il social network è sempre stato legato al vincolo dei 140 caratteri ma con il ritorno di Jack Dorsey ai vertici dell’azienda le cose potrebbero cambiare. Il sito di microblogging fatica a interessare gli inserzionisti e i nuovi utenti e per questo avrebbe scelto di garantire a quest’ultimi più spazio per interagire e condividere i propri contenuti. Secondo quanto riporta Bloomberg, Twitter potrebbe non conteggiare più video, link e foto all’interno dei 140 caratteri. Attualmente un url occupa 23 caratteri anche quando viene accorciato automaticamente dal social network, limitando così la libertà di espressione degli utenti. La novità dovrebbe arrivare entro le prossime due settimane su desktop e mobile.

Da tempo si parla della possibilità che Twitter avrebbe potuto modificare la caratteristica che lo differenzia maggiormente dagli altri social network. L’anno scorso si vociferava che il sito di microblogging avrebbe addirittura concesso fino a 10mila caratteri. Nel corso del tempo l’azienda di San Francisco ha aumentato il limite all’interno dei messaggi diretti e ha integrato le dirette streaming di Periscope. Tutte queste iniziative, come il sistema migliorato per suggerire i profili più interessanti per l’utente, servono ad attrarre inserzionisti e nuovi iscritti per cercare di rendersi più competitivi rispetto a rivali come Facebook. Solo nell’ultimo anno i titoli di Twitter hanno perso il 61,48% e le previsioni future non lasciano ben sperare. Superare il limite dei 140 caratteri, ma senza stravolgerlo, potrebbe essere una mossa utile a recuperare terreno.

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No al revenge porn, siamo Microsoft https://www.datamanager.it/2015/07/no-al-revenge-porn-siamo-microsoft/ Fri, 24 Jul 2015 13:12:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81807 Dopo Google anche il big di Redmond rimuove i link che rimandano a foto sconce pubblicate per vendetta senza il consenso dei ritratti Era solo questione di tempo, dopo Google anche Microsoft si è decisa a schierarsi apertamente contro il revenge porn online, ovvero la pratica messa in atto da ex fidanzati, coniugi e amanti per vendicarsi […]

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Dopo Google anche il big di Redmond rimuove i link che rimandano a foto sconce pubblicate per vendetta senza il consenso dei ritratti

Era solo questione di tempo, dopo Google anche Microsoft si è decisa a schierarsi apertamente contro il revenge porn online, ovvero la pratica messa in atto da ex fidanzati, coniugi e amanti per vendicarsi della metà, pubblicando in rete immagini in situazioni a dir poco imbarazzanti. La lotta contro la messa in mostra di contenuti hard senza il consenso dei soggetti ritratti prevede una richiesta da parte delle vittime che potranno contattare Microsoft per far rimuovere i risultati di ricerca di Bing che indirizzano ai contenuti illeciti.

Internet contro i violenti

La conseguenza della rimozione non riguarderà solo Bing ma anche i file condivisi su OneDrive, il cloud di Microsoft, e Xbox Live, la piattaforma utilizzati dai giocatori di Xbox 360 e Xbox One. Come per Google, Redmond non eliminerà le foto direttamente dal sito dove sono pubblicate ma toglierà di mezzo i link condivisi che puntano alle immagini. Jacqueline Beauchere, capo dell’ufficio di Microsoft per la sicurezza online ha scritto sul blog ufficiale: “Purtroppo il revenge porn è in crescita in tutto il mondo. Può danneggiare praticamente ogni aspetto della vita di una vittima: relazioni, carriera, attività sociali. Nei casi più gravi e tragici ha anche portato al suicidio”. L’impegno di Microsoft è dunque quello di preservare la credibilità del proprio motore di ricerca ma anche l’incolumità di chi lo utilizza. E’ evidente che un web libero deve essere privo di ristrettezze ma anche di ogni possibile abuso dello strumento, come le azioni ricattatorie da parte di navigatori nei confronti di altre persone, Nei mesi scorsi anche altri big, tra cui Twitter e Reddit sono scesi in campo contro l’incalzare del fenomeno revenge porn, con il blocco delle utente per chi pubblica materiale non consentito e lesivo della privacy degli iscritti.

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Google rivela (senza volerlo) i dati sulle richieste di oblio https://www.datamanager.it/2015/07/google-rivela-senza-volerlo-i-dati-sulle-richieste-di-oblio/ Thu, 16 Jul 2015 18:30:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81116 Il 95% riguarderebbe persone comuni che non vogliono più apparire nei risultati di ricerca mentre è minima la percentuale di personaggi pubblici e VIP La gente comune, dal vicino di casa al collega in ufficio rappresenta la fetta maggiore di utenti che chiedono a Google di applicare il “diritto all’oblio”. Secondo una scoperta fatta dal Guardian, […]

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Il 95% riguarderebbe persone comuni che non vogliono più apparire nei risultati di ricerca mentre è minima la percentuale di personaggi pubblici e VIP

La gente comune, dal vicino di casa al collega in ufficio rappresenta la fetta maggiore di utenti che chiedono a Google di applicare il “diritto all’oblio”. Secondo una scoperta fatta dal Guardian, ben il 95% di richieste di cancellazione dai risultati di ricerca non riguarda VIP o persone famose ma semplici cittadini, convinti che sia meglio non apparire sul web per i più vari motivi. La testa inglese ha infatti spulciato il codice sorgente dell’ultimo Rapporto di trasparenza di Google ricavandone dati mai pubblicati che mostrano alcuni dettagli sulle procedure adottata dall’azienda di Mountain View nell’ottica di rispondere ai canoni europei sull’oblio.

Sensibili ai dati

Delle circa 220.000 richieste ricevute fino a marzo, più del 95% si riferisce dunque a cittadini preoccupati delle informazioni personali ricercabili su internet, tra cui i casi in cui il nome di donne compare in articoli in ricordo del marito deceduto o in fatti di cronaca senza valore giudiziario. Questi ultimi invece rappresentano poco meno del 5% del totale di istante in cui sono incluse anche quelle avviate da personaggi e figure pubbliche, come politici, imprenditori e così via. I dati mostrano come Google abbia approvato circa la metà delle richieste, in crescita rispetto al 40% dello scorso maggio (mese in cui la Corte Europea sentenziò sul diritto all’oblio) e del 30% di ottobre 2014. Secondo una recente precisazione di Google, le informazioni ricavate dal Guardian non sarebbero veritiere perché riferite ad un test sulle modalità di categorizzazione delle domande.

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Diritto d’oblio: Google ha rimosso 320mila link in un anno https://www.datamanager.it/2015/05/diritto-doblio-google-ha-rimosso-320mila-link-in-un-anno/ Thu, 14 May 2015 14:20:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74857 Google ha rivelato i dati sul diritto d’oblio a un anno dalla raccolta delle richieste: rifiutate il 58,7% delle proposte e cancellati 320mila link Google ha rivelato i dati relativi al diritto d’oblio, ovvero l’obbligo per i gestori di motori di ricerca di cancellare i link a notizie ritenute dai soggetti interessati “inadeguate o non […]

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Google ha rivelato i dati sul diritto d’oblio a un anno dalla raccolta delle richieste: rifiutate il 58,7% delle proposte e cancellati 320mila link

Google ha rivelato i dati relativi al diritto d’oblio, ovvero l’obbligo per i gestori di motori di ricerca di cancellare i link a notizie ritenute dai soggetti interessati “inadeguate o non più pertinenti”, ad un anno dalla sentenza della Corte di Giustizia Ue sull’argomento. In un anno Big G ha cancellato 320mila link in tutto il mondo. Facebook è il portale più citato per quanto riguarda la rimozione di contenuti.

Il tema del diritto d’oblio ha scatenato un’accanita discussione in Rete. Il Garante della privacy italiano ritiene che non limiti la libertà d’informazione mentre il creatore del world wide web, Tim Berners-Lee, lo ritiene pericoloso e lo assimila ad una forma di censura.

I numeri di Google sul diritto d’oblio

Google, che ha testato le reazioni agli incidenti delle  sue autonomous car, ha ricevuto oltre 254mila richieste dal primo giugno 2014 e ha valutato la cancellazione di 922mila link. Nel 58,7% dei casi l’azienda di Mountain View ha ritenuto di non procedere con l’eliminazione degli url. Dall’Italia sono arrivate 19.126 proposte di rimozione inerenti a 65.856 link, di cui il 72,4% sono state respinte.  La maggior parte delle richieste in Europa sono arrivate dalle Francia (50mila domande di cancellazione di cui il 48% approvate), seguita da Germania (43mila – 48,9%) e Regno Unito (32mila – 37,6%). Il sito più citato sulla questione del diritto d’oblio è Facebook, con 6.805 link rimossi mentre Google+ si piazza al sesto posto (2.856) e Twitter al nono (2.572). Anche Microsoft ha introdotto un sistema per segnalare i link ritenuti “inadeguati o non pertinenti” dal proprio motore di ricerca Bing e la stessa cosa ha fatto Yahoo!.  Al momento le due aziende hanno ancora rilasciato dati ufficiali.

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Google: il posizionamento è a sua discrezione https://www.datamanager.it/2014/11/google-posizionamento-sua-discrezione/ Wed, 19 Nov 2014 19:00:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65263 Un giudice californiano ha stabilito che la politica di posizionamento di Google è protetta dal primo emendamento e quindi è a sua discrezione Mentre nel Vecchio Continente Google deve affrontare un’infinita battaglia con l’Unione Europea per il posizionamento dei siti sul suo motore di ricerca, negli Stati Uniti un giudice californiano ha sancito che Big G […]

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Un giudice californiano ha stabilito che la politica di posizionamento di Google è protetta dal primo emendamento e quindi è a sua discrezione

Mentre nel Vecchio Continente Google deve affrontare un’infinita battaglia con l’Unione Europea per il posizionamento dei siti sul suo motore di ricerca, negli Stati Uniti un giudice californiano ha sancito che Big G possa decidere senza particolari restrizioni come organizzare i link su Google Search. Il magistrato Ernest H. Goldsmith della San Francisco Superior Court ha stabilito che sulla base del primo emendamento, che regola la libertà di parola nella costituzione americana, l’azienda di Mountain View può scegliere a sua discrezione come mostrare i risultati di ricerca senza alcun abuso di posizione dominante.

Il posizionamento di Google è protetto dalla libertà di parola

La sentenza, datata 13 novembre e riportata dal sito Gigaom.com, nasce dal caso di CoastNews. Il sito di informazione affermava che Google poneva deliberatamente i suoi link in fondo ai risultati di ricerca nonostante su altri motori come Bing e Yahoo!, che ha recentemente acquisito BrightRoll, apparissero nelle prime posizioni. CoastNews era arrivata addirittura a sostenere che Big G tentasse in questo modo di eliminare un potenziale concorrente. Google ha risposto alle accuse con una pratica chiamata “anti-SLAPP”, un’azione giuridica volta a bloccare sul nascere le cause che riguardano la libertà di parola. Il giudice Goldsmith ha accolto l’istanza di Mountain View e ha confermato che le tecniche di posizionamento scelte da Big G sono correlate ad “un’attività costituzionalmente protetta”.

Questa inedita sentenza potrebbe avere effetto anche sulla posizione di Google in Europa, che da anni è accusata dagli editori di privilegiare i suoi servizi nell’ambito delle ricerche.

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Google in Germania si arrende agli editori https://www.datamanager.it/2014/10/in-germania-google-search-si-cambia-volto/ Thu, 02 Oct 2014 12:34:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62120 In Germania, Google non mostrerà più sul suo motore di ricerca sommari, parti di testo e di immagini relativi ad articoli di 170 case editrici Google rischia una grossa multa da parte dell’Unione Europea in merito all’accusa di abuso di  posizione dominante in materia di ricerche. Big G è accusata di mettere in primo piano i […]

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In Germania, Google non mostrerà più sul suo motore di ricerca sommari, parti di testo e di immagini relativi ad articoli di 170 case editrici

Google rischia una grossa multa da parte dell’Unione Europea in merito all’accusa di abuso di  posizione dominante in materia di ricerche. Big G è accusata di mettere in primo piano i suoi prodotti e di dare poco spazio a quelli dei concorrenti. Nonostante le nuove policy presentate all’Ue, il commissario Antitrust Joaquin Almunia non si ritiene ancora soddisfatto e ha minacciato di applicare sanzioni pesanti a Google. L’azienda di Mountain View ha quindi deciso di prendere alcune misure per ammorbidire la posizione dell’Ue e soprattutto degli editori tedeschi, che hanno fortemente spinto affinché le proposte di Google non fossero accettate da Bruxelles.

Google Search si arrende agli editori

Dal 9 ottobre Google non presenterà più sul suo motore di ricerca snippet, thumbnail e parti di testo relativi a contenuti di proprietà di 170 case editrici tedesche, tra cui quella a cui appartiene il quotidiano più venduto in Europa Bild. Nel provvedimento sono incluse anche le aziende iscritte alla VG Media, ovvero circa 20 emittenti televisive e 59 radio. Philipp Justus, numero uno di Google Deutschland, ha spiegato che “le pagine internet in questione non saranno tolte dalla nostra indicizzazione” ma saranno eliminati “i sommari, gli stralci dei testi ed eventuali immagini di presentazione”. Su Google Search appariranno quindi solamente titolo dell’articolo e relativo link.

Il provvedimento servirà a Google per calmare gli animi degli editori tedeschi e anche del governo, che recentemente ha chiesto a Big G di rivelare l’algoritmo che utilizza per l’indicizzazione dei contenuti.

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Microsoft porta il diritto d’oblio su Bing https://www.datamanager.it/2014/07/microsoft-porta-diritto-doblio-bing/ Thu, 17 Jul 2014 17:29:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58554 Microsoft ha creato un modulo online dove fare richiesta per la rimozione di un link su Bing secondo il diritto d’oblio sancito dalla Corte Ue Da fine giugno Google ha iniziato le operazioni di rimozione su richiesta degli utenti dei link all’interno del suo motore di ricerca considerati “inappropriati”. Il cosiddetto diritto di oblio, cioè […]

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Microsoft ha creato un modulo online dove fare richiesta per la rimozione di un link su Bing secondo il diritto d’oblio sancito dalla Corte Ue

Da fine giugno Google ha iniziato le operazioni di rimozione su richiesta degli utenti dei link all’interno del suo motore di ricerca considerati “inappropriati”. Il cosiddetto diritto di oblio, cioè l’obbligo da parte del gestore del servizio di eliminare dalla piattaforma i link che rimandano a siti contenenti informazioni ritenute false o che violino la propria privacy, è infatti stato riconosciuto dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea come un diritto del cittadino e Google, che ha ricevuto 12mila richiesta in appena 24 ore, ha dovuto quindi adeguarsi.

La vicenda è iniziata quando un utente spagnolo, utilizzando il motore di ricerca di Mounatin View, ha trovato su un sito indicizzato alcune informazioni che riteneva violassero la propria privacy.

Oggi Microsoft, il cui CEO Satya Nadella ha annunciato il taglio di 18mila dipendenti entro il 2015, ha di sua iniziativa creato un modulo dove richiedere la cancellazione da Bing riferiti alla propria persona dei link che si ritiene siano “inadeguati o non più pertinenti”.

Microsoft e il diritto d’oblio su Bing

Per chi risiede in Europa Microsoft ha predisposto un modulo online dove effettuare la richiesta di rimozione di un link da Bing. L’azienda di Redmond consiglia di inserire nel form tutte le informazioni necessarie e pertinenti per effettuare una corretta valutazione se la richiesta sia lecita o meno. Oltre al modulo è possibile che vengano considerate anche altre fonti per verificare o integrare i dati forniti dall’utente.

Microsoft, che ha lanciato con Nokia un nuovo smartphone Android chiamato Nokia X2, sottolinea come il dibattito sulla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha confermato il diritto di oblio potrebbe portare a cambiamenti nel modulo e nel processo di rimozione dei link. In sostanza c’è la possibilità che alcune richieste in futuro potrebbero essere valutate una seconda volta.

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Google eliminerà i link per il diritto d’oblio da fine giugno https://www.datamanager.it/news/google-eliminer-i-link-il-diritto-doblio-da-fine-giugno-57491.html Fri, 20 Jun 2014 09:57:48 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/06/google-eliminera-i-link-per-il-diritto-doblio-da-fine-giugno/ Secondo il NYT Google inizierà a rimuovere i link ritenuti lesivi del diritto d’oblio a partire dalla fine di giugno La massima Corte dell’Unione Europea ha imposto a Google la cancellazione dei link ritenuti dagli utenti offensivi o non necessari dal proprio motore di ricerca, il cosiddetto diritto di oblio. In sole 24 ore sono […]

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Secondo il NYT Google inizierà a rimuovere i link ritenuti lesivi del diritto d’oblio a partire dalla fine di giugno

La massima Corte dell’Unione Europea ha imposto a Google la cancellazione dei link ritenuti dagli utenti offensivi o non necessari dal proprio motore di ricerca, il cosiddetto diritto di oblio. In sole 24 ore sono arrivate a Mountain View oltre 12mila richieste di eliminazione di risultati, arrivate poi a circa 50mila in questi giorni. Secondo il New York Times, Big G, che ha predisposto un apposito strumento per inviare le istanze di cancellazione, avvierà le procedure di rimozione entro fine giugno.

Google e il diritto d’oblio

Secondo il quotidiano statunitense il team legale di Google ha concluso le prime valutazioni sulle richieste di cancellazione dei risultati di ricerca e sta inviando le prime risposte per notificare se la propria istanza è stata accettata o meno. Non è ancora chiaro se Big G, come avviene per alcuni contenuti in Cina, segnalerà che il contenuto è stato rimosso. Inoltre, la sentenza della Corte Ue si riferisce solo ai domini europei quindi tecnicamente su google.com i link cancellati nel Vecchio Continente potrebbero essere ancora visibili.

rimi link giudicati lesivi del diritto all’oblio, come previsto dalla sentenza della Corte europea del 13 maggio scorso.
Sono oltre cinquantamila le richieste pervenute a Mountain View dal giorno della diffusione del modulo. Una marea che ha intasato la posta di Google soprattutto nei primi tre giorni. E nelle ultime ore sono giunte le prime risposte agli utenti da parte del team di legali che Google ha predisposto per portare avanti le pratiche. Per le 
di Biagio Simonetta – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Nu9QgA

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