tasse – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:17:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png tasse – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Apple, depositata la prima tranche dei 13 mld che deve all’Irlanda https://www.datamanager.it/2018/05/apple-depositata-la-prima-tranche-dei-13-mld-che-deve-allirlanda/ Mon, 21 May 2018 17:30:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148045 Apple secondo quanto stabilito dalla Commissione Ue deve restituire all’Irlanda ben 13 miliardi di euro di tasse evase. La prima parte della cifra è già stata depositata E’ ormai conclamato che diverse multinazionali statunitensi hanno approfittato di tassazioni favorevoli in Paesi come Irlanda e Lussemburgo per evitare di pagare l’opportuno ammontare di tasse nelle altre […]

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Apple secondo quanto stabilito dalla Commissione Ue deve restituire all’Irlanda ben 13 miliardi di euro di tasse evase. La prima parte della cifra è già stata depositata

E’ ormai conclamato che diverse multinazionali statunitensi hanno approfittato di tassazioni favorevoli in Paesi come Irlanda e Lussemburgo per evitare di pagare l’opportuno ammontare di tasse nelle altre nazioni che compongono l’Unione Europa. Anche Apple ha usato questo stratagemma ponendo la propria sede fiscale, solo di nome, sull’isola di Jersey. Ad aprile la Commissione Ue l’ha quindi sanzionata per 13 miliardi di euro e come ha confermato la scorsa settimana il Ministro delle Finanze irlandese, Paschal Donohoe, la Mela ha depositato il primo versamento da 1,5 miliardi di euro. La vertenza con Bruxelles riguarda il periodo che va dal 2003 al 2014. “Gli Stati membri non possono dare benefici fiscali a imprese selezionate, è illegale secondo le norme Ue che regolano gli aiuti di Stato”, aveva detto ai tempi della sentenza il Commissario per la Concorrenza Margrethe Vestager. Apple, come si può leggere in questa nota ufficiale dell’anno scorso, ha cercato di difendersi affermando che la maggior parte dei suoi prodotti nascono negli USA ed è quindi giusto che debba pagare nel suo Paese natio la maggior parte delle tasse.

Apple, così come Amazon, LinkedIn e molte altre aziende statunitensi, non solo ha potuto usufruire in Irlanda di agevolazioni fiscali ma anche di aiuti di Stato che le hanno permesso di pagare anche percentuali inferiori all’1% di tasse sui servizi erogati in Europa. L’Isola di Smeraldo insieme al Lussemburgo è stata anche deferita dall’Ue per questo motivo. Dal canto suo il governo irlandese ha sempre difeso la Mela dalle accuse sottolineando che le regole comunitarie sono state rispettate e che l’azienda di Cupertino insieme ad altre 700 imprese statunitensi contribuiscono con 2,6 miliardi di euro di entrate fiscali e ulteriori 11,6 miliardi investiti nell’economia locale. Inoltre, esportano dall’isola ben 89 miliardi di euro in prodotti nel resto del mondo. Dublino ha comunque confermato che applicherà la decisione dell’Ue in attesa dell’esito del ricorso e che i 13 miliardi di Apple verranno depositati in un fondo vincolato. “Il Governo non accetta le analisi della Commissione in relazione decisione sugli aiuti di Stato a Apple e ha presentato appello alle Corti europee. – si legge nel comunicato ufficiale del Ministero – Comunque siamo sempre stati chiari sul fatto che siamo pienamente impegnati a garantire che il recupero dei presunti aiuti di Stato di Apple avvenga senza indugio e abbiamo impegnato risorse significative per garantire che ciò avvenga”.

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Seattle tassa Amazon per aiutare i senzatetto https://www.datamanager.it/2018/05/seattle-tassa-amazon-per-aiutare-i-senzatetto/ Tue, 15 May 2018 17:30:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147654 Seattle ha imposto una tassa annuale alle grandi aziende, Amazon compresa, per finanziare progetti a sostegno dei senzatetto. Il colosso dell’e-commerce si ribella Amazon ha un nuovo problema con le tasse ma questa volta non si parla di aiuti di Stato come quelli contestati dall’Unione Europea. Il consiglio comunale di Seattle, città in cui il […]

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Seattle ha imposto una tassa annuale alle grandi aziende, Amazon compresa, per finanziare progetti a sostegno dei senzatetto. Il colosso dell’e-commerce si ribella

Amazon ha un nuovo problema con le tasse ma questa volta non si parla di aiuti di Stato come quelli contestati dall’Unione Europea. Il consiglio comunale di Seattle, città in cui il sito di e-commerce ha la sua sede principale, ha approvato la cosiddetta “Amazon tax”. Si tratta di una imposta di 275 dollari l’anno per ogni dipendente di un’azienda che realizza almeno 20 milioni di dollari di ricavi all’anno. L’obiettivo è quello di raccogliere 50 milioni ogni 12 mesi da utilizzare per far fronte all’emergenza dei senzatetto. Il provvedimento è stato votato all’unanimità e ora spetterà al sindaco Jenny Durkan, che si è riservata il diritto di veto, il passo finale per la sua approvazione.

La nuova tassa ha ovviamente suscitato un certo fastidio ad Amazon, che ha lanciato in Italia il nuovo servizio “Consegna Oggi”. La società fondata da Jeff Bezos si è detta “delusa” e in una nota si definisce preoccupata “dal futuro creato dall’approccio ostile e dalla retorica del consiglio comunale, che ci costringe a porci domande sulla nostra futura crescita” nella città. Il vicepresidente del colosso dell’e-commerce, Drew Herdener, ha sottolineato come l’aumento delle entrate di Seattle abbia superato quello della popolazione e che il problema non è nelle finanze ma nella “efficienza della spesa”. Amazon, che ha perso la sfida con Walmart per l’acquisizione di Flipkart, deve anche affrontare un altro problema non da poco. Il presidente Donald Trump le ha ufficialmente dichiarato guerra e la mediazione con la Casa Bianca per raggiungere un accordo favorevole non sembra affatto semplice.

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La Francia indaga su Apple e Google per “pratiche scorrette” https://www.datamanager.it/2018/03/la-francia-indaga-apple-google-pratiche-scorrette/ Wed, 14 Mar 2018 17:59:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143538 Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, minaccia sanzioni milionarie nei confronti dei colossi del web L’Unione Europea ha deciso di usare il pugno di ferro nei confronti delle aziende statunitensi del web che evadono le tasse ma anche i singoli Stati non sono da meno. La Germania ha imposto a Google regole molto più […]

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Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, minaccia sanzioni milionarie nei confronti dei colossi del web

L’Unione Europea ha deciso di usare il pugno di ferro nei confronti delle aziende statunitensi del web che evadono le tasse ma anche i singoli Stati non sono da meno. La Germania ha imposto a Google regole molto più rigide in materia di tassazione e l’Italia ha multato Google, Apple e Amazon per centinaia di milioni di euro. Oggi anche la Francia sembra voler adottare la stessa strategia. Questa mattina il ministro dell’Economia e delle Finanze, Bruno Le Maire, ha annunciato l’inizio di una battaglia legale nei confronti dei due colossi hi-tech. “Credo in un’economia fondata sulla equità e giustizia – ha spiegato Le Maire alla radio Rtl – e quindi porterò Apple e Google davanti ai giudici del tribunale di Parigi per pratiche commerciali sleali”.

Il prossimo 21 marzo la Commissione europea presenterà la prima bozza della web tax. Il fulcro del documento è l’imposizione alle multinazionali extra continentali di un prelievo fisso del 5% sui ricavi generati nei singoli Paesi dell’Unione. Facebook ha già annunciato che modificherà il suo sistema di fatturazione entro la metà del 2019 ma molti ritengono che non sarà comunque sufficiente a rispettare i parametri Ue. La legge potrà entrare in vigore solo con il consenso di tutte le nazioni e come è successo in passato sarà difficile convincere quei governi che hanno guadagnato dal sistema attuale come l’Irlanda e il Lussemburgo, entrambe deferite dall’Ue per gli aiuti di stato ingiustificati assegnati ad aziende come Apple.

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Amazon si accorda col Fisco in Francia e paga 200 mln di euro https://www.datamanager.it/2018/02/amazon-si-accorda-col-fisco-francia-paga-200-mln-euro/ Tue, 06 Feb 2018 17:59:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=140520 Amazon ha subito dalla Francia una sanzione da 200 milioni di euro per non aver corrisposto la giusta quantità di tasse Amazon è tra i colossi americani nel mirino dell’Unione Europea per aver sfruttato una tassazione favorevole offerta da alcuni Paesi (principalmente Irlanda e Lussemburgo) ed evitare così di pagare le imposte dovute. Oggi il […]

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Amazon ha subito dalla Francia una sanzione da 200 milioni di euro per non aver corrisposto la giusta quantità di tasse

Amazon è tra i colossi americani nel mirino dell’Unione Europea per aver sfruttato una tassazione favorevole offerta da alcuni Paesi (principalmente Irlanda e Lussemburgo) ed evitare così di pagare le imposte dovute. Oggi il colosso dell’e-commerce ha chiuso un contenzioso aperto nel 2012 con il ministero dell’Economia francese pagando una multa da 200 milioni di euro. L’accordo “transattivo” serve a risarcire le tasse arretrate per il periodo che va dal 2006 al 2010 ed è simile a quello stretto dall’azienda di Jeff Bezos con il Fisco italiano. Parigi inoltre accusa l’azienda di abuso di posizione dominante tramite clausole contrattuali troppo severe imposte ai piccoli negozianti.

Amazon non ha potuto fare a meno di arrendersi alla Francia in quanto il presidente Emannuel Macron è il primo promotore di una legge europea che imponga ai giganti d’Oltreoceano di pagare le tasse nel Paese in cui erogano i propri servizi. Amazon, che è stata fortemente criticata per un brevetto relativo ad un braccialetto smart per controllare i movimenti dei dipendenti, si è comunque difesa affermando di aver aperto una filiale francese ad agosto 2015 con “tutti i ricavi al dettaglio, le spese, i profitti e le imposte dovute ora in Francia”. Inoltre, l’azienda sostiene di aver investito nel Paese ben 2 miliardi di euro e di aver creato 5.500 nuovi posti di lavoro. Amazon può comunque consolarsi col fatto che i risultati finanziari per l’ultimo trimestre del 2017 sono stati molto ad di sopra delle attese e che il suo marchio, valutato 150 miliardi di dollari, è il primo al mondo davanti a Google ed Apple.

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Apple aprirà un nuovo campus negli USA https://www.datamanager.it/2018/01/apple-aprira-un-campus-negli-usa/ Fri, 19 Jan 2018 19:00:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139231 Saranno oltre 20 mila i professionisti che entreranno a far dello staff della Mela tra nuovi e vecchi uffici, tra cui il quartier generale da scoprire entro l’anno L’economia americana si basa in gran parte sulle multinazionali hi-tech. Dopo esser partiti dalla Silicon Valley, i big hanno posizionato locali strategici in lungo e in largo […]

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Saranno oltre 20 mila i professionisti che entreranno a far dello staff della Mela tra nuovi e vecchi uffici, tra cui il quartier generale da scoprire entro l’anno

L’economia americana si basa in gran parte sulle multinazionali hi-tech. Dopo esser partiti dalla Silicon Valley, i big hanno posizionato locali strategici in lungo e in largo per gli States, creando occupazione e incentivando la produttività interna che è tanto cara a Donald Trump. Proprio il tycoon sarà felice di sapere che entro la fine del 2018 Apple svelerà la location del suo nuovo quartier generale, pronto ad ospitare migliaia di ingegneri e professionisti.

Lo ha affermato la stessa compagnia, spiegando come la mossa porterà nelle casse del governo 350 miliardi di dollari in contributi nei prossimi cinque anni. Poco si sa circa il progetto di Cupertino se non che, come già successo ad Austin in Texas, la nascente struttura si focalizzerà principalmente sul ruolo tecnico dei dipendenti per poi (ma non è sicuro) aprirsi magari ad altre attività (la Apple Car?).

Più moneta per Washington

Attualmente ci sono circa 84 mila dipendenti Apple in giro per gli Stati Uniti, che presto saranno incrementati di ulteriori 20 mila, da dislocare sia negli uffici preesistenti che in quelli di prossima fattura. “Apple ha una storia di successo che poteva aver luogo solo in America – si legge sul post pubblicato sul sito ufficiale – per questo siamo fieri di aver supportato la crescita dell’economia del nostro paese.

Abbiamo un profondo senso di responsabilità nel restituire alle persone che hanno creduto in noi quanto si meritano”. Nonostante i numerosi dissensi tra l’attuale governo e la Mela, Apple è il principale contribuente federale privato, con circa 38 miliardi di dollari versati in tasse di rimpatrio, sulla scia delle recenti modifiche alle leggi interstatali.

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Amazon si arrende al Fisco e pagherà 100 mln di euro https://www.datamanager.it/2017/12/amazon-si-arrende-al-fisco-paghera-100-mln-euro/ Fri, 15 Dec 2017 14:49:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137615 Amazon pur di evitare di finire in tribunale per evasione fiscale si è accordato con l’Agenzia delle Entrate per pagare 100 milioni di euro di tasse evase L’Agenzia delle Entrate sta usando il pugno di ferro nei confronti delle multinazionali del web che evitano di pagare il giusto apporto di tasse nel nostro Paese. Quest’ultime […]

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Amazon pur di evitare di finire in tribunale per evasione fiscale si è accordato con l’Agenzia delle Entrate per pagare 100 milioni di euro di tasse evase

L’Agenzia delle Entrate sta usando il pugno di ferro nei confronti delle multinazionali del web che evitano di pagare il giusto apporto di tasse nel nostro Paese. Quest’ultime sembrano oggi diventate molto più collaborative rispetto al passato e anche Amazon ha deciso di chinare il capo per evitare di finire in tribunale dopo l’inchiesta per evasione fiscale avviata dalla Procura della Repubblica di Milano. Il colosso dell’e-commerce, che è stato pubblicamente attaccato da Spotify e altre piattaforme di streaming per la sua politica riguardo la musica, è disponibile a pagare 100 milioni di euro come compensazione per le mancate imposte.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha accertato che Amazon ha realizzato in Italia “una stabile organizzazione” per trasferire i propri introiti verso la sede principale in Lussemburgo sotto forma di costi per i servizi e usufruire così degli aiuti fiscali corrisposti dal piccolo Paese europeo, che per questo motivo è stato deferito dalla Commissione Ue insieme all’Irlanda. Questa organizzazione avrebbe agito tra il 2011 e parte del 2015. Amazon si è difesa affermando che in quel periodo la sede italiana si componeva di un numero esiguo di addetti e che effettivamente la maggior parte dei servizi fossero stati erogati da struttura lussemburghese. Inoltre, il giro d’affari nel Belpaese sarebbe cresciuto solo in seguito all’apertura della sede di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. La Procura ha comunque tenuto conto dell’impegno dimostrato da Amazon nell’offrire nuovi posti di lavoro e della richiesta informale (Apa) inviata all’Agenzia delle Entrate nel 2011 e per questo si è detta disposta ad accettare il pagamento di 100 milioni di euro di tasse non corrisposte al Fisco per archiviare il fascicolo.

Nei mesi scorsi altre multinazionali del web sono state costrette a patteggiare con l’Erario. Google ha dovuto sborsare ben 306 milioni di euro mentre Apple ha restituito 318 milioni di dollari. Facebook, che ha subito la stessa sorte nel Regno Unito, proprio in questi giorni ha annunciato che dal 2019 fatturerà in Italia i servizi erogati nel nostro Paese e non Irlanda come avviene tuttora, ma diversi esperti concordano che il social network non pagherà comunque le tasse effettivamente dovute.

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Facebook pagherà più tasse? Probabilmente no https://www.datamanager.it/2017/12/facebook-paghera-piu-tasse-probabilmente-no/ Thu, 14 Dec 2017 18:30:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=137409 Facebook ha promesso che fatturerà in Italia gli utili dei servizi erogati nel nostro Paese ma ciò non significa necessariamente che pagherà le tasse dovute Da anni le nazioni del Vecchio Continente e l’Unione Europea tentano di costringere i colossi del web statunitensi a pagare la giusta dose di tasse ma senza successo. Aziende come […]

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Facebook ha promesso che fatturerà in Italia gli utili dei servizi erogati nel nostro Paese ma ciò non significa necessariamente che pagherà le tasse dovute

Da anni le nazioni del Vecchio Continente e l’Unione Europea tentano di costringere i colossi del web statunitensi a pagare la giusta dose di tasse ma senza successo. Aziende come Apple, Amazon e Facebook hanno utilizzato lo stratagemma di porre la propria sede fiscale in Paesi dove le imposte sono favorevoli in modo da ridurre il peso dell’Erario in tutti gli altri. Il social network più utilizzato al mondo ha ad esempio scelto l’Irlanda, che è stata deferita dall’Ue proprio per gli aiuti di stato concessi ad Amazon e Apple. Proprio settimana scorsa un gruppo di attivisti francesi ha occupato i principale negozio della Mela a Parigi per chiedere maggiore chiarezza sul tema fiscale. Questo martedì l’azienda di Menlo Park ha annunciato sul proprio blog ufficiale che entro la prima metà del 2019 cambierà il metodo di fatturazione in modo da pagare le tasse nella nazione dove effettivamente eroga i suoi servizi. Facebook, scrive il suo direttore dell’area finanziaria Dave Wehner, “ritiene che spostare i ricavi a una struttura locale mostrerà maggiore trasparenza a quei governi e a quei politici che ci hanno spesso chiesto maggiore chiarezza nella rendicontazione dei guadagni che otteniamo nei loro Paesi”. Detto così sembrerebbe che il social network si sia finalmente deciso a chiudere la questione con le singole agenzie delle entrate ma in realtà la situazione potrebbe comunque rimanere identica a quella attuale.

Ad oggi Facebook ha corrisposto al fisco italiano poco più di 200mila euro a fronte di ricavi per 400 milioni di euro per i servizi erogati nel nostro Paese. La maggior parte delle imposte sulle entrate non viene infatti pagata da Facebook Italia ma dalla sede irlandese con una tassazione ridotta al minimo. Il nuovo metodo di fatturazione dovrebbe impedire questa operazione ma Facebook ha ancora l’opportunità di sfruttare uno stratagemma chiamato “transfer pricing”. Le imposte vengono pagate sugli utili ma grazie a questo cavillo finanziario è possibile eliminare questa voce sul bilancio. Per fare ciò è sufficiente che la sede italiana acquisti da quella irlandese servizi pari agli utili raccolti nel Belpaese. In questo modo sarebbe possibile aggirare la tanto discussa web tax in corso di approvazione al Parlamento. Intanto Bruxelles ha stimato che ogni anno le grandi aziende del web eludono al fisco Ue ben 70 miliardi di euro e tra i 100 e i 240 miliardi a livello globale grazie ai paradisi fiscali.

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C’è anche Apple nei Paradise Papers, ha nascosto miliardi in un’isola della Manica https://www.datamanager.it/2017/11/ce-anche-apple-nei-paradise-papers-nascosto-miliardi-unisola-della-manica/ Wed, 08 Nov 2017 17:59:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134690 All’interno dei Paradise Papers ci sarebbero conferme che Apple ha nascosto al Fisco miliardi di dollari su un’isola nella Manica Apple è stata spesso chiamata in causa quando si tratta di evasione fiscale non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Oggi si è scoperto che tra i 13 milioni di documenti che compongono […]

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All’interno dei Paradise Papers ci sarebbero conferme che Apple ha nascosto al Fisco miliardi di dollari su un’isola nella Manica

Apple è stata spesso chiamata in causa quando si tratta di evasione fiscale non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Oggi si è scoperto che tra i 13 milioni di documenti che compongono i cosiddetti Paradise Papers c’è anche il suo nome. Nello specifico, l’azienda di Cupertino avrebbe nascosto miliardi di dollari in un conto off-shore nella minuscola isola di Jersey nel bel mezzo del canale della Manica. Appena 3 anni fa il CEO di Apple, Tim Cook, si era difeso dalle accuse di evasione dichiarando davanti al Senato statunitense: “Non nascondiamo denaro in qualche isola dei Caraibi”. In effetti non ha mentito, il denaro eluso al Fisco sembra sia nel Regno Unito.

Nei file sottratti a due agenzie finanziarie e resi pubblici dal Consorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icji) si parla di ben 236 miliardi di dollari trasferiti da Apple in paradisi fiscali al di fuori degli Stati Uniti. Bisogna inoltre rimarcare che la Mela negli ultimi anni è finita nel mirino dell’Unione Europea per lo stesso motivo. La Commissione Ue ha infatti deferito Irlanda e Lussemburgo proprio per aver assegnato immotivati aiuti di stato ad aziende come Apple, Amazon e Facebook. Al momento il colosso di Cupertino si è limitato a negare le accuse con un secco comunicato: “Non abbiamo ridotto i pagamenti fiscali in alcun Paese”. All’interno dei Paradise Papers si scopre che anche altri grandi marchi avrebbero scelto la strada dell’azienda di Cupertino. Nike ad esempio pare abbia preferito le Bermuda. Nei documenti vengono citati anche celebrità come Bono Vox, Lewis Hamilton, il segretario di Stato USA Rex Tillerson e persino la Regina Elisabetta II.

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L’UE ha deciso: Amazon deve pagare 250 milioni di euro https://www.datamanager.it/2017/10/lue-deciso-amazon-deve-pagare-250-milioni-euro/ Tue, 10 Oct 2017 09:17:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132527 La somma è dovuta per i benefici fiscali ottenuti dalla multinazionale americana nel versamento delle tasse in Lussemburgo Quattro volte in meno delle altre compagnie. Tanto Amazon avrebbe pagato in tasse dal 2003 al 2011, periodo in cui si rifaceva al fisco del Lussemburgo. Dopo vari anni di indagini, la Commissione Responsabile della Concorrenza in […]

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La somma è dovuta per i benefici fiscali ottenuti dalla multinazionale americana nel versamento delle tasse in Lussemburgo

Quattro volte in meno delle altre compagnie. Tanto Amazon avrebbe pagato in tasse dal 2003 al 2011, periodo in cui si rifaceva al fisco del Lussemburgo. Dopo vari anni di indagini, la Commissione Responsabile della Concorrenza in Europa ha deciso di multare il gigante dell’e-commerce con 250 milioni di euro, in pratica tutti i benefici goduti nel periodo di riferimento, portando a casa ricavi privi di tassazione per tre quarti de totale. “Il Lussemburgo ha concesso ad Amazon vantaggi fiscali illegali. Le è stato permesso di pagare quattro volte meno imposte rispetto ad altre imprese locali soggette alle stesse regole. Questo è chiaramente illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato. I paesi membri non possono concedere a multinazionali vantaggi selettivi che non concedono ad altre imprese” – così si è espressa Margrethe Vestager, Commissaria responsabile della Concorrenza.

Non solo Amazon

La mossa della Commissione Europea non è di certo intesa a danneggiare Amazon. La strategia segue la linea dettata dalla divisione specifica negli ultimi tempi, con cui intende regolamentare uniformemente l’operato delle multinazionali nel nostro continente. All’inizio dell’anno sotto gli occhi dell’EU era caduta Google, tassata con oltre 2,4 miliardi di euro mentre nel 2016 Apple aveva ricevuto una multa di 13 miliardi di euro per l’ottenimento di benefici fiscali da parte dell’Irlanda. Stando agli esperti, i prossimi controlli riguarderanno McDonald’s e GDF Suez, entrambi con riferimenti nel Lussemburgo, paese che, si sa, concede diversi vantaggi alle compagnie che decidono di stanziare nei confini le loro sedi amministrative; al netto della commissaria Margrethe. Non dovrebbero essersi spenti i riflettori nemmeno su Facebook, dopo Google il nome più noto che ha scelto l’Irlanda per pagare meno tasse in relazione al business in Europa.

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L’Ue deferisce l’Irlanda e Lussemburgo per gli aiuti di stato ad Apple e Amazon https://www.datamanager.it/2017/10/lue-deferisce-lirlanda-lussemburgo-gli-aiuti-ad-apple-amazon/ Wed, 04 Oct 2017 17:30:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132215 La Commissione Ue ha deferito l’Irlanda per non aver recuperato 13 miliardi di euro di tasse evase da Apple mentre chiede al Lussemburgo di imporre ad Amazon la restituzione di 250 milioni L’Unione Europea ha deciso di usare il pugno di ferro contro le multinazionali del web statunitense, accusate di aver usufruito per anni di […]

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La Commissione Ue ha deferito l’Irlanda per non aver recuperato 13 miliardi di euro di tasse evase da Apple mentre chiede al Lussemburgo di imporre ad Amazon la restituzione di 250 milioni

L’Unione Europea ha deciso di usare il pugno di ferro contro le multinazionali del web statunitense, accusate di aver usufruito per anni di una tassazione favorevole nei nuovi paradisi fiscali del Vecchio Continente. Bruxelles ha prima imposto una multa record da oltre 2 miliardi di euro a Google e ora attacca Irlanda e Lussemburgo, due Paesi in cui molte società della Silicon Valley hanno posto la propria sede fiscale. La Commissione Ue ha deferito l’Irlanda alla Corte di Giustizia per non aver recuperato 1 miliardi di euro di aiuti di Stato illegali da Apple. La richiesta formale è stata fatta ad agosto 2016 ma ad oggi “l’Irlanda non ha recuperato nulla”, come sottolinea la commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager. La Commissione inoltre ha sottolineato che Dublino ha fatto ricorso contro il provvedimento alla Corte di Giustizia ma questo non la esentava dal recuperare l’enorme cifra da Apple. Il Governo irlandese afferma in una nota che il deferimento è stato un “passo totalmente non necessario” in quanto sebbene non abbia “mai accettato l’analisi della Commissione, si è sempre impegnato ad assicurare il recupero, destinandogli risorse significative”.

Anche il Lussemburgo è finito nel mirino dell’Ue per gli aiuti di Stato illeciti ma in questo caso sono stati assegnati ad Amazon. La Commissione afferma che l’accordo fiscale stretto tra l’azienda e il Granducato nel 2003 e rinnovato nel 2011 ha permesso al colosso dell’e-commerce di sottrarre alla tassazione circa tre quarti dei suoi profitti in Europa. Il Lussemburgo avrebbe dovuto recuperare 250 milioni di euro ma la cifra non è stata ancora incassata. “Non si possono dare alle multinazionali benefici fiscali che altri non hanno”, ha detto la Vestager. “Riteniamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione fiscale lussemburghese e internazionale. – afferma l’azienda di Jeff Bezos – Studieremo la decisione della Commissione e valuteremo le nostre opzioni legali, tra cui il ricorso in appello. I nostri 50.000 dipendenti in tutta Europa rimangono focalizzati a offrire il miglior servizio ai nostri clienti e alle centinaia di migliaia di piccole imprese che lavorano con noi”.

“Dato che Amazon è stata tassata in accordo con le regole fiscali applicabili in quel momento, il Lussemburgo ritiene che la società non abbia ricevuto aiuti di stato incompatibili”, afferma il ministro delle Finanze del Granducato, Pierre Gramegna. Il Governo afferma che “farà uso della dovuta diligenza per analizzare la decisione” ma sottolinea che ha “pienamente cooperato” ccon la Commissione durante l’indagine e si è “fortemente impegnato per la trasparenza fiscale e la lotta contro l’elusione”. Nel frattempo Bruxelles sta valutando l’ipotesi di trasformare in realtà la tanto temuta web tax per i colossi come Facebook, eBay e Google.

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