Lo spettro del roaming dietro la Brexit

Il governo britannico ha confermato l’uscita dal Digital Single Market che vorrebbe dire nuovi vincoli sul traffico voce e rete per gli europei che entrano nel Regno Unito (e i residenti che escono)

Uno dei principali timori per i turisti europei a seguito della Brexit sta per avverarsi. Il governo di Londra ha infatti confermato una delle conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il venir meno del rispetto delle norme del Digital Single Market. Il mercato unico digitale è alla base della fine dei costi di roaming, che oramai da mesi permettono a chi gira per i paesi della UE di sfruttare i bundle voce, sms e dati senza oneri aggiuntivi.

Sebbene ancora oggi non vi siano vincoli per i non britannici che entrano in terra d’Albione e i residenti che vanno fuori per motivi di lavoro e svago, all’entrata in vigore della Brexit le cose potrebbero cambiare radicalmente. Il primo ministro Theresa May ha dichiarato di recente: “Sul piano delle strategie digitali, il Regno Unito non farà più parte del Digital Single Market, che comunque continuerà nel proprio lavoro di ottimizzazione e gestione in ambito UE”.

Cosa vuol dire

L’uscita dalla coalizione non vorrà dire, per forza di cose, ritorno del roaming ma questa è una possibilità del tutto validata dalla legge. A quanto pare, la gestione dei costi del mobile in Europa potrebbero essere soggetti a discrezioni dei singoli operatori. H3G UK e Vodafone hanno già espresso la volontà di non reintrodurre i limiti nazionali, per favorire la connettività anche in un paese esterno all’Unione ma tappa, incessante, di scambi culturali e professionali.

”Vogliamo il meglio per i nostri clienti – ha detto David Dyson, CEO di H3G – li lasceremo navigare e parlare ovunque sia possibile in Europa, così come fanno a casa”. Non è chiaro se due delle principali telco britanniche, O2 e EE, seguiranno le disposizioni del governo attivando il roaming ma di tempo ce n’è visto che l’iter ufficiale si concluderà il 29 marzo 2019.

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