Red Hat promuove lo sviluppo di servizi nativi hybrid cloud con l’integrazione tra CoreOS e Red Hat OpenShift

Red Hat Enterprise Virtualization

La tecnologia CoreOS si abbina a Red Hat OpenShift per creare uno stack container Linux completamente automatico, dal sistema operativo ai servizi applicativi, in ambito hybrid cloud

Red Hat ha annunciato i primi passi per l’integrazione di CoreOS Tectonic, Quay e Container Linux all’interno del ricco portfolio di soluzioni Red Hat basate su container e Kubernetes. Piattaforme applicative container come Red Hat OpenShift Container Platform offrono già ai CIO una soluzione potente e basata su standard per alimentare le attività di digital transformation, aiutando le aziende ad adottare più velocemente tecnologie emergenti, quali container Linux e Kubernetes, senza sacrificare gli investimenti già effettuati, applicativi o IT. Le tecnologie di CoreOS arricchiscono la completezza dell’offerta container di Red Hat, fornendo una roadmap chiara verso la digital enterprise, e contemporaneamente rendendo gli ambienti hybrid cloud una scelta eccellente per l’implementazione di applicazioni, sia moderne che tradizionali.

Acquisite con CoreOS a gennaio 2018, Tectonic e Container Linux aiuteranno a promuovere l’automazione a ogni livello dello stack cloud-native, sulla spinta dell’impegno Red Hat verso supporto e stabilità di livello enterprise. Questa automazione verrà estesa all’esteso ecosistema degli independent software vendor (ISV) di Red Hat, permettendo loro di erogare e gestire in modo più semplice applicazioni e servizi su Red Hat OpenShift Container Platform in ambienti ibridi, con la comodità del public cloud.

Operazioni OpenShift automatiche

Tectonic, la soluzione Kubernetes enterprise di CoreOS, offriva già una modalità consolidata per la gestione di estese installazioni Kubernetes con aggiornamenti automatizzati “over the air”. Grazie a questa funzionalità, amministratori di sistema e IT manager possono distribuire in modi più semplice ed immediato aggiornamenti ad interi cluster Tectonic e ai sottostanti host Container Linux tramite un processo automatico. Ora, Red Hat integrerà questa funzione all’interno di Red Hat OpenShift Container Platform, la sua estesa distribuzione Kubernetes di livello enterprise, sotto forma di operazioni automatizzate.

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Grazie a queste operazioni automatiche, i team IT avranno la possibilità di utilizzare gli aggiornamenti automatici di Tectonic abbinati all’affidabilità, al supporto e alle estese capacità di sviluppo applicativo di Red Hat OpenShift Container Platform. Questo rende la gestione di installazioni Kubernetes su ampia scala decisamente più semplice, con la gran parte dei task di manutenzione ordinaria eseguiti in modo automatico, una minore necessità di azioni costanti da parte degli amministratori e un approccio “lights out” alla supervisione dei cluster. Altre necessità enterprise vengono soddisfate grazie all’aggiunta di operazioni automatizzate anche a Red Hat OpenShift, compresa stabilità della piattaforma e supporto agli asset IT esistenti.

Operator Framework

CoreOS ha anche definito il concetto di “operatori” all’interno di Kubernetes, ovvero controller specifici per le applicazioni, che estendono le API Kubernetes per creare, configurare e gestire istanze di complesse applicazioni stateful, per conto di un utente Kubernetes, Questo consente di estrarre in modo efficace le competenze umane legate alla gestione di un applicazione Kubernetes e di estendere al software, rendendo così workload su Kubernetes tipicamente impegnativi più facili da installare e manutenere.

Presentato al KubeCon Europe 2018, il concetto di Operator viene ora integrato nel progetto open source Operator Framework. Sulla base di questa iniziativa, Red Hat ha annunciato anche che Red Hat OpenShift Container Platform farà uso di questo progetto a vantaggio del suo ecosistema ISV. Questo semplifica agli ISV il compito di portare servizi cloud – quali messaging, big data, analytics ed altri – all’hybrid cloud e di rispondere a un set più ampio di modelli di implementazione enterprise, evitando contemporaneamente il cloud lock-in. L’attuale programma di certificazione ISV di Red Hat verrà inoltre esteso a comprendere le funzionalità di automazione fornire da Operator Framework. Il risultato è un’esperienza comune e coerente per questi servizi su Red Hat OpenShift, che consente agli ISV di portare la propria offerta sul mercato in modo più veloce e su ogni infrastruttura cloud su cui opera Red Hat OpenShift.

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Container Linux su Red Hat OpenShift

Container Linux offre diversi elementi chiave di questo sistema operativo moderno e container-native, in particolare un host Linus assolutamente immutabile e ottimizzato per i container, che include la distribuzione automatica di update “over the air”, per mantenere più facilmente aggiornate estese installazioni. Creato a partire da una solida community esistente, Container Linux ne conferma la visione di un container host gratuito, dinamico e automatizzato, offrendo anche opzioni di contenuto dall’ecosistema Red Hat Enterprise Linux e Fedora, con una versione supportata offerta sotto il nome di Red Hat CoreOS. Red Hat CoreOS integrerà concetti, tecnologia e la user experience di Container Linux. Questa offerta andrà nella sostanza a sostituire Atomic Host e prenderà il ruolo di sistema operativo Red Hat, immutabile e incentrato sui container.

Red Hat CoreOS rappresenterà la base per Red Hat OpenShift Container Platform, Red Hat OpenShift Online e Red Hat OpenShift Dedicated, per i clienti che preferiscono una piattaforma infrastrutturale Kubernetes immutabile con aggiornamenti automatici. Red Hat OpenShift Container Platform continuerà inoltre a supportare Red Hat Enterprise Linux, per i clienti che preferiscono packaging e lifecycle tradizionali come base delle loro implementazioni Kubernetes.

Red Hat Quay e OpenShift

Nel corso degli ultimi anni, molti clienti di Red Hat OpenShift hanno utilizzato CoreOS Quay come soluzione di enterprise registry. Se OpenShift offre comunque un container registry integrato, i clienti che richiedono funzionalità di registry più estese e di livello enterprise hanno ora la possibilità di ottenere Quay Enterprise e Quay.io direttamente da Red Hat. Quay comprende replica geografica automatica, security scan integrato con Clair, image time machine per lo storico, consente rollback e pruning automatizzato, ed altro ancora. Quay viene ora aggiunto all’offerta Red Hat, disponibile sia come soluzione software enterprise che come servizio hosted presso Quay.io, e vedrà sviluppi futuri e una continua integrazione con OpenShift anche nelle prossime release.

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“Crediamo fermamente che l’integrazione tra le tecnologie di automazione di CoreOS e le solide soluzioni infrastrutturali di Red Hat andrà a ridefinire il concetto di hybrid cloud, abbinando la semplicità delle implementazioni nel public cloud con la sicurezza marcata del private cloud”, spiega Ashesh Badani, vice president e general manager, OpenShift, Red Hat. “In precedenza, le aziende dovevano scegliere tra la facilità di utilizzo e il lock-in del public cloud, oppure la gestione della complessità di un’ambiente IT ibrido, per mantenere il pieno controllo su workload e dati. Ora, Red Hat OpenShift Container Platform risolve la questione, portando l’automazione all’intero stack dei container, dal sistema operativo sottostante ai servizi applicativi, per rendere l’IT ibrida più semplice da utilizzare mantenendo livelli elevati di sicurezza, promuovendo così un nuovo modello di percezione dell’open hybrid cloud da parte delle imprese.”