Gli USA accusano Huawei di spionaggio commerciale ai danni di T-Mobile

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Le autorità federali USA indagano su Huawei in merito al furto di proprietà intellettuali di T-Mobile che potrebbero aver messo a rischio la sicurezza nazionale

Nuovo episodio nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che vede protagonista Huawei. Stando a quanto riporta il Wall Street Journal, le autorità federali statunitensi avrebbero avviato un’indagine sul produttore di Shenzhen per verificare eventuali pericoli per la sicurezza nazionale attraverso pratiche di spionaggio industriale. Il quotidiano afferma che le operazioni da parte dell’Fbi sono già in fase avanzata e che presto potrebbe essere formalizzato un procedimento penale. Nel frattempo, l’amministrazione Trump continua la linea dura nei confronti della Cina in merito a presunti furti di proprietà intellettuale da parte delle aziende del Paese del Dragone.

Le indagini partono in realtà da una vicenda iniziata nel 2014, quando T-Mobile ha accusato Huawei di aver sottratto alcune informazioni sensibili in merito a Tappy, un robot utilizzato dall’operatore telefonico per testare gli smartphone. Il produttore cinese aveva confermato che alcuni suoi dipendenti avevano agito in modo inappropriato ma secondo il colosso delle telecomunicazioni statunitense il loro comportamento è andato ben oltre il lecito. Nello specifico, questi soggetti avrebbero tentato di infiltrarsi nei suoi laboratori per scattare foto non autorizzate del robot e cercarne di sottrarne alcune componenti allo scopo di realizzarne uno simile. Huawei si era difesa sottolineando che “Tappy non era affatto un segreto” e che le sue caratteristiche erano pubblicate all’interno di brevetti e video di YouTube. Un tribunale comunque nel 2017 ha imposto al produttore di smartphone una multa da 4,8 milioni di dollari. In attesa di sapere cosa emergerà dalle indagini delle autorità USA, la società cinese ha dovuto affrontare l’arresto in Polonia di un suo dipendente, da cui si è subito dissociata, e nuove indiscrezioni in merito ai suoi rapporti con Iran e Siria, Paesi colpiti da sanzioni internazionali.

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