Il disaster recovery come vantaggio dei processi di business

Il disaster recovery come vantaggio dei processi di business

Si può ancora oggi non avere un piano di recupero ottimale e funzionale? Secondo Seeweb no, con il rischio di mandare in fumo l’intera azienda

Business continuity e disaster recovery sono due concetti che spesso vengono confusi. Capita non di rado che clienti, grandi o piccoli che siano, quando devono mettere in piedi un nuovo progetto cloud, richiedano una piattaforma sicura che abbia una continuità tale da non arrecare mai un “fermo” e basata su server dislocati verso più data center. Vogliono replicabilità del dato, presenza online, affidabilità 24/7. Cosa c’entra questo con il vero e proprio recovery? Quasi nulla.

Adottare una strategia di “disaster recovery” vuol dire poter contare su un luogo secondario presso il quale salvare tutti i dati, potendo quindi recuperare i database in caso di catastrofi naturali o problemi dovuti all’azione di terzi. Peraltro, i momenti di inattività possono essere dannosi senza un corretto piano di recupero. Secondo alcuni studi, solo una piccola percentuale delle imprese sprovviste di recovery plan riescono a sopravvivere a lungo termine. Senza un adeguato sistema di protezione le conseguenze possono essere davvero spiacevoli. In tale ottica, risulta fondamentale pianificare un’azione mirata, partendo dal progettare un disaster recovery che consenta di capire quali sono i dati più cruciali ma anche il tempo di disservizio che possiamo tollerare in caso di imprevisti.

Il tutto a vantaggio dell’intera produttività visto che se l’infrastruttura è stata ben progettata a livello di affidabilità̀ e scalabilità̀, ci saranno anche migliori opportunità̀ di far fronte con successo alle criticità. Se invece il progetto di recovery è più̀ debole, allora in caso di disastro verrà penalizzata anche la continuità̀ del business.

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Secondo Seeweb, cloud computing provider che si occupa anche di servizi di backup e ripristino, un piano funzionale di disaster recovery dovrebbe includere la pianificazione di come reagire al malfunzionamento/rottura dei servizi ICT rispetto al recupero di dati e servizi; prevedere di analizzare il tipo di rischio; valutare RTO ed RPO ossia, rispettivamente, l’obiettivo temporale di recupero del business e la massima finestra temporale entro la quale il sistema deve essere riattivato. Inoltre, essenziale è comprendere se i suoi costi sono direttamente proporzionali a quanto saranno ambiziosi RTO ed RPO; implicare l’allocazione dei servizi ICT su due (o anche più̀) data center distanti geograficamente; stilare una serie di “best practice”, tra cui il considerare come distanza migliore delle repliche asincrone i 50 e i 100 km, oppure oltre i 100 km per repliche batch (RPO più̀ alti).

Come provider presente in diverse aree d’Italia, Seeweb è in grado di fornire soluzioni di disaster recovery ai vertici del mercato. Avere data center sia a breve distanza l’uno dall’altro che più lontani, permette di progettare soluzioni altamente affidabili e capaci di garantire il mantenimento dei dati, così come la possibilità̀ di continuare a lavorare online con i servizi. Già̀ su tutti i suoi prodotti, Seeweb fornisce una tipologia di backup che effettua la copia dei file e delle cartelle a livello incrementale, dalle offerte di fascia entry a quelle superiori. Con i data center a Frosinone, Milano, Sesto San Giovanni, Lugano e Zagabria, il gruppo riesce a supportare qualsiasi esigenza anche di recovery geografico, per assicurare in maniera funzionale la business continuity.