Twitter rimuoverà i contenuti che negano l’Olocausto

Twitter rimuoverà i contenuti che negano l'Olocausto
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Dopo Facebook, anche il microblog rimuoverà i post che negano o glorificano atti violenti storici

Twitter ha seguito l’esempio di Facebook nel confermare che rimuoverà qualsiasi post sul sito che nega o distorce la verità in merito all’Olocausto. In particolare, bannerà i “tentativi di negare o diminuire” qualsiasi evento violento sulla piattaforma. A differenza di Facebook, il microblog non ha apportato alcun cambiamento di politica specifico per la negazione dell’Olocausto. In effetti, un portavoce ha riferito a Bloomberg che la mossa è implicito nella politica, sin dalla nascita del progetto.

Nello specifico, ecco una spiegazione valida: “Condanniamo fermamente l’antisemitismo e qualsiasi condotta odiosa, che non ha assolutamente posto alcuno nel nostro servizio. Abbiamo anche in atto una solida politica contro la glorificazione della violenza e agiamo contro i contenuti che lodano atti storici come il genocidio, incluso l’Olocausto”.

Ci sono voluti anni

Dando uno sguardo alla politica di comportamento di Twitter, si legge che il team può “vietare le attività di persone che fanno riferimento a forme di violenza o eventi violenti in cui una categoria protetta era l’obiettivo principale e dove l’intento è molestare”. Include come esempio l’invio a qualcuno di immagini raffiguranti l’Olocausto e. sebbene non ci sia da nessuna parte un riferimento esplicito alla rimozione dei post che negano il genocidio storico,  Twitter afferma come, da sempre “ci impegniamo a combattere gli abusi motivati ​​da odio, pregiudizio o intolleranza, in particolare l’abuso che cerca di mettere a tacere le voci di coloro che sono stati storicamente emarginati”.

Come avevamo già scritto all’inizio di questa settimana, anche Facebook ha vietato esplicitamente i contenuti di negazione dell’Olocausto, con la mossa che ha lo scopo di controbilanciare un’ondata crescente di antisemitismo e ignoranza sul tema stesso. Il CEO di Twitter, Jack Dorsey, potrebbe non aver difeso in precedenza il diritto dei negazionisti dell’Olocausto, a detta loro, così come Zuckerberg nel 2018, quando il tema principale era la libertà di espressione in ogni sua forma. E come nel caso di Facebook, adesso anche Twitter potrebbe subire giuste pressioni per seguire una policy simile di oscuramento nel riguardo di altri massacri ancora poco discussi, come i genocidi armeni o ruandesi.

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