IT e sostenibilità? Videointervista a Stefano Cucca – Rumundu

Abbiamo intervistato a Napoli, durante una visita al Progetto Rione della Sanità, Stefano Cucca che armato solo della sua bici e di tanta forza di volontà sta facendo il giro del mondo con il suo progetto Rumundu in cerca di storie sostenibili da raccontare. Con lui abbiamo indagato il rapporto tra tecnologia e sostenibilità.

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“Il nome “Rumundu” è opera di mia nonna, che al rientro da un viaggio mi chiese in dialetto, con la sua novantenne serenità “ma tu sei sempri in giru pà ru mundu?”, che vuol dire “ma tu sei sempre in giro per il mondo?”. E Rumundu è stato!

Questo nome, con le sue vocali, richiama concetti profondamente legati alla terra, evoca suoni ancestrali, fluidi e rotondi, capaci di condurre visivamente a spazi che solo la natura è in grado di darci.

Rumundu nasce per dare voce a una comunità di persone, con le loro storie, micro mondi, momenti e stili di vita sostenibili, che si muovono in controtendenza rispetto all’imperante modello consumistico. Ascolterò il punto di vista di chi ha scelto, ad esempio, di vivere in un ecovillaggio, fino a quello dell’amministratore delegato di una multinazionale che “dovrebbe” fare i conti con la responsabilità sociale d’impresa.”

 

“Girare per viaggiare”, è un’espressione che riporta subito al senso della scoperta e del ritorno. Viaggerò solo, per riuscire a dialogare al meglio con le persone, condividendone storie, pensieri, suoni, abitudini e “rumori”.

Parlare di giro del mondo fa subito sognare.

I luoghi del mondo si rifletteranno nei volti di chi li abita, nei gesti, nella cultura, nelle tradizioni, nell’abbigliamento e nei modi di fare. Spazi sconosciuti alla mia esperienza vestiranno Rumundu di colori, forme e consistenze nuove, profumi, suoni e sapori inaspettati.

Girare il mondo su due ruote aprirà le porte di una dimensione in cui il dilatarsi del tempo, i paesaggi, i silenzi e le sensazioni si fondono tra loro strada facendo, dando vita ad un’esperienza unica e irripetibile. Ma non è solo questo.

Nella mia vita ho percorso in bicicletta molti più chilometri che in automobile. Credo di amarla perché mi somiglia: ha poche necessità, si confonde con il paesaggio senza disturbare, le piace sentire la consistenza dei diversi selciati e non dipende da elementi esterni se non dalla strada che ha davanti.