Enterprise Mobility. Facing Diversity

In quei processi di business dove velocità e precisione nello scambio di informazioni sono fondamentali per la competizione, l’adozione di una strategia mobile coinvolge tutta l’organizzazione dai sistemi informativi alle LOB, sino ai clienti

di Daniela Rao, TLC Research & Consulting director – IDC Italia

Lavorare in mobilità e da luoghi diversi dalle sedi di lavoro assegnate, utilizzando device e servizi che permettono di accedere a Internet e di trasmettere dati attraverso la rete mobile, è parte dell’esperienza quotidiana di un numero sempre più importante di persone e aziende. È ormai evidente che questo fenomeno è destinato ad avere grandi impatti sui sistemi informativi aziendali. Anche in Italia, l’incremento del livello di mobilità degli addetti, del numero di device e delle applicazioni obbliga infatti le imprese ad affrontare nuove sfide e gestire questa entropia.

Tutto è iniziato, per così dire, a casa e nelle mani dei consumatori, in un momento in cui le aziende, sebbene avessero iniziato da qualche anno ad adottare gli smartphone per l’utilizzo dell’e-mail in mobilità, con device e sistemi dedicati, non sembravano ancora aperte all’uso dei terminali più intelligenti per una vera trasformazione del modo di lavorare. Con il passare del tempo, tablet e smartphone si sono ulteriormente diffusi tra i consumatori, hanno cambiato il nostro approccio individuale alla comunicazione e alla fruizione dei contenuti, partendo dal divano di casa e mescolandosi ben presto con l’attività lavorativa, dando luogo alla cosiddetta consumerization.

Le aziende italiane hanno avuto inizialmente un approccio passivo, volto principalmente a difendere i sistemi aziendali da potenziali attacchi e a gestire il fenomeno con manovre tattiche o, spesso, vietando l’uso di device personali per scopi aziendali. Tuttavia, i CIO hanno presto capito che la consumerization è un fenomeno inarrestabile e non riguarda soltanto la sicurezza, ma comporta un cambiamento radicale nella gestione delle risorse ICT: l’ingresso di sempre più device, anche personali, e la necessità di lavorare con più flessibilità hanno iniziato a cambiare la “filosofia” e la vita quotidiana anche dei dipartimenti IT.

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L’attenzione e il focus dell’attività si stanno quindi spostando dalla gestione e controllo delle infrastrutture ICT all’identificazione di soluzioni per gestire le risorse ICT necessarie a supportare un nuovo modo di lavorare, in un contesto competitivo in cui flessibilità e velocità sono strumenti indispensabili per competere.

Solo recentemente le imprese italiane hanno iniziato a comprendere che è fondamentale avere strategie di enterprise mobility per dominare questo fenomeno inarrestabile. Non esiste però una strategia univoca, adatta a tutte le imprese, poiché gli aspetti su cui la mobilità impatta sono numerosi e molto diversificati: in quei processi di business dove velocità e precisione nello scambio di comunicazioni sono fondamentali per la competizione, l’adozione di una strategia di trasformazione ha impatti direttamente proporzionali ai benefici e coinvolge tutta l’organizzazione, dai sistemi informativi agli addetti, sino ai clienti. Per questo motivo IDC parla ora di Multi-dimensional Enterprise Mobility.

Se è ormai chiaro che l’adozione di soluzioni di Enterprise Mobility presentano importanti benefici nella trasformazione del modo di lavorare, le sfide si riconducono invece agli impatti in termini di scelte tecnologiche e cambiamenti organizzativi, oltre che alla pianificazione degli investimenti necessari per attuare la trasformazione.

Nelle più recenti indagini di IDC emerge che le aziende italiane, nell’ultimo anno, hanno abbandonato l’approccio passivo e, nonostante la complessità, hanno adottato un approccio progettuale, dove costi, scelte su BYOD e consumerization, nonché manovre di adattamento, sono pianificati sul lungo periodo.

In Italia, oltre il 40% delle grandi aziende ha già adottato soluzioni di Mobile Enterprise Management e Mobile Device Management, mentre un altro 30% pensa di adottarle nel corso dei prossimi 12 mesi. Emerge inoltre che i modelli di BYOD, adottati in una fase iniziale ma poco adatti alla gestione delle molteplici problematiche che terminali e sistemi operativi diversi possono introdurre, stanno lasciando il campo a modelli di Choose-YOD, in cui l’azienda consente a una definita lista di device la possibilità di accesso ai sistemi aziendali, a seconda delle loro caratteristiche. L’obiettivo è quello di ottenere una maggiore governabilità dei sistemi ICT, svincolandosi dai paradigmi Corporate-owned e Employee-owned, e orientandosi a gestire il grado di libertà dell’utente finale con soluzioni di Containerization e Virtualization, che ne definiscono le aree operative e i livelli di accesso.

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Ma sul fronte delle applicazioni che entreranno in azienda siamo solo all’inizio. Oggi, oltre l’80% delle aziende italiane supporta la posta elettronica in mobilità, ma sono solo le grandi imprese quelle che prevedono di sviluppare applicazioni per la condivisione delle informazioni e la produttività. Le applicazioni che vedranno presto una maggiore diffusione sono quelle “industry specific”, a testimonianza che abilitare il lavoro da remoto e in mobilità va oltre la semplice comunicazione fra gli addetti, ma impatta direttamente sugli specifici processi di business.

Un approccio strategico all’Enterprise Mobility consente di sviluppare meglio i benefici, ma non ne elimina le complessità. Le sfide maggiormente sentite dalle aziende che affrontano questi progetti rimangono legate alla sicurezza: la protezione dei dati e delle reti aziendali, insieme alla gestione del parco dei device. Segue l’integrazione nelle infrastrutture IT esistenti. Infine la predisposizione di policy per l’utilizzo dei device. Ma è proprio su quest’ultimo tema, inizialmente sottovalutato, che ora si focalizza l’attenzione delle aziende più evolute: queste, avendo percepito la vastità degli impatti della mobilità, hanno anche capito l’importanza di identificare regole a tutela dell’azienda ma condivisibili dagli addetti.

Nel breve termine continueranno a crescere le sfide del lavoro in mobilità. I Dipartimenti IT dovranno fornire servizi di mobilità a un sempre maggiore numero di lavoratori interni e, in alcuni casi, esterni all’azienda. Questi individui, con nuovi device e richieste sempre più sofisticate, continueranno inevitabilmente a essere da una parte la fonte di possibili problematiche di sicurezza, ma anche i più importanti precursori delle innovazioni destinate a impattare sui sistemi aziendali.

Emergerà la necessità di tracciare roadmap per l’implementazione di applicazioni mobili. Lo sviluppo sia interno, sia di terze parti, di specifiche applicazioni per la mobilità è stato sinora considerato da molte imprese come complicato e molto oneroso in termini di tempo e risorse. Ma le imprese più avanzate hanno iniziato a sviluppare una nuova “mobility culture” e sono passate dalla “mobilizzazione” di applicazioni e processi “fissi” alla progettazione di nuovi processi in un contesto mobile, migliorando l’esperienza utente e abilitando nuovi processi e nuovi servizi.

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La sicurezza e la protezione dei device aziendali evolveranno verso soluzioni di Digital Life Protection. I principali obiettivi saranno la gestione di diversi terminali in un ecosistema connesso ad applicazioni sviluppate da terze parti o a servizi cloud e la riduzione del rischio di perdita d’informazioni e di attacchi malware, anche a fronte di un aumento di navigazione e download da parte del personale, anche per scopi privati. Ma in futuro le imprese saranno sempre più preoccupate di proteggere il loro patrimonio informativo e l’attenzione si focalizzerà sull’organizzazione e sull’accesso ai contenuti, sulla gestione della privacy e sul controllo di quali contenuti possono essere scambiati, con chi e con quali modalità. Proprio perché il focus si sposterà sui contenuti, la capacità di affrontare la diversificazione sarà la caratteristica più importante di una strategia di Enterprise Mobility di successo.