Open hybrid cloud: la scommessa di Red Hat

alessandro Perilli_red hat

Le opportunità dell’open hybrid cloud per le aziende. Alessandro Perilli guida l’evoluzione cloud del fornitore di software infrastrutturale open source

Perché un’azienda che da sempre ha fatto di Linux il proprio core business mirando alle enterprise, oggi punta pesantemente sull’open hybrid cloud? Cosa l’ha spinta a significativi investimenti tanto in termini di acquisizioni quanto in risorse umane e sviluppo di un canale? Tante volte abbiamo avuto occasione di parlare dell’azienda Red Hat, una realtà che con la sua crescita di fatturato a due cifre, oggi non può lasciare indifferenti. Ma nonostante l’indiscutibile successo sancito dai numeri, l’azienda si è voluta lanciare in una sfida importante e sicuramente complessa che riguarda il passaggio al cloud, sempre cavalcando l’immancabile cavallo di battaglia dell’open source. Per farlo, ha investito in diverse direzioni: varie acquisizioni, risorse umane e lo sviluppo di un canale particolarmente skillato. Molto significativa la figura che ha deciso di mettere alla guida del proprio Open Hybrid Cloud Program. Si tratta di Alessandro Perilli, sicuramente un esperto di cloud computing, oltre che uno dei primi osservatori del fenomeno della virtualizzazione. Nella sua esperienza professionale, ha aiutato molte realtà industriali a fare chiarezza sulla complessità che circonda il cloud. È stato analista di Gartner e ha fondato e diretto Virtualization.info e Cloudcomputing.info. A lui, abbiamo rivolto alcune domande per cercare di capire meglio la strategia intrapresa da Red Hat.

Data Manager: La precedente esperienza di analista come può essere d’aiuto nell’affrontare il suo nuovo compito in Red Hat?

Alessandro Perilli: I tre anni trascorsi in Gartner mi hanno permesso di avere numerosissime interazioni con clienti di vario tipo e di poter seguire centinaia di progetti tra i più grandi e interessanti del mondo. In precedenza, avevo fatto lo stesso lavoro come indipendente. Tutto questo si traduce in un patrimonio di esperienze su prodotti, vendor, aziende, progetti e le relative problematiche.

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Una visione veramente ampia su un grande mercato, ancora adesso in fase di sviluppo. Ma cosa l’ha spinta a cambiare ruolo e perché proprio Red Hat?

Ho deciso di fare un salto di prospettiva, passando dalla fase della “valutazione” delle scelte compiute da altri, a quella del “fare” direttamente sul campo, mettendo a frutto la mia esperienza in ambito consulenziale.

E per quale ragione la scelta è caduta proprio su Red Hat?

Nell’ultimo anno, l’azienda Red Hat ha registrato una forte crescita, riuscendo a mettere insieme un portafoglio completo di competenze in grado di soddisfare il cliente, indipendentemente dalla dimensione e dal suo approccio di mercato. Quando ho deciso di fare questo salto di campo, volevo mettere il mio bagaglio di esperienza al servizio di un’azienda dinamica, innovativa e capace di essere leader e non follower.

Una soluzione cloud rispetto a una tradizionale quali vantaggi può offrire?

Il cloud permette di eseguire una serie di compiti critici per il business a una velocità, che fino a dieci anni fa era impensabile. Tradotto in termini pratici, in un anno invece di due versioni di un prodotto sono in grado di rilasciarne anche cinque, se non dieci. E questo mi permette di essere più competitivo rispetto anche alle sfide del futuro.

E quali sono i vantaggi di adottare una soluzione open?

Occorre far maggior chiarezza sul concetto di open. Open non significa solo basato su open source, ma anche aperto e adattabile alle esigenze. Vuol dire inoltre modulare, aperto all’ambiente del cliente per evitare enormi costi di una soluzione cloud con architettura interna. Ma, soprattutto, open significa open collaboration. Tutte le grandi aziende che innovano a livello mondiale vanno dritte sull’open source. Non lo fanno perché è gratis, ma perché è meglio.

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L’evoluzione verso il cloud è un grande cambiamento per un’azienda come Red Hat?

Red Hat sta cambiando in maniera significativa non solo a livello di offerta ma anche – e forse soprattutto – a livello strategico: da product oriented verso un approccio alla soluzione. Cito solo due esempi che considero fortemente significativi: 10 anni di supporto su Red Hat Enterprise Linux 7 ed entro 24 ore il 95% dei fixing di sicurezza.